Finanza Personale Risparmio BTP 2036, oggi costa meno: quanto puoi guadagnare davvero investendo 5.000 euro

BTP 2036, oggi costa meno: quanto puoi guadagnare davvero investendo 5.000 euro

27 Marzo 2026 00:19

Il nuovo BTP 2036 finito in asta oggi 27 Marzo torna a farsi guardare da vicino da chi ha liquidità da investire e cerca un rendimento superiore a quello visto fino a poche settimane fa.

Il calo dei prezzi sul mercato obbligazionario ha infatti reso più interessante l’ingresso su diversi titoli di Stato e tra questi c’è il BTp 1 febbraio 2036, ISIN IT0005676504, che oggi rappresenta uno dei riferimenti sulla scadenza decennale italiana. La domanda che molti piccoli risparmiatori si fanno è semplice: cosa succede investendo 5.000 euro oggi e quale guadagno reale si può mettere in conto da qui alla scadenza.

Il punto di partenza è uno scenario cambiato nel giro di poco tempo. Nelle ultime settimane i rendimenti sono saliti e i prezzi dei bond sono scesi, per cui chi entra adesso sul mercato si trova condizioni di acquisto più favorevoli rispetto a fine febbraio. Il BTp 2036, che allora si muoveva sopra quota 101,65, è arrivato nelle ultime sedute fino a 96,31 e si acquistava intorno a 97 centesimi sul Mot. Questo significa che oggi il titolo può essere comprato sotto la pari, aspetto che incide in modo diretto sul rendimento finale.

Quanto serve davvero per comprare 5.000 euro di BTp 2036

Se un investitore avesse deciso di comprare questo titolo meno di un mese fa, per ottenere un valore nominale di 5.000 euro avrebbe dovuto spendere circa 5.082,50 euro. Oggi, con i prezzi scesi, ne bastano invece circa 4.850 euro. Il cambiamento è netto e spiega perché molti risparmiatori tornano a osservare il comparto obbligazionario con maggiore attenzione.

Entrare a questi livelli vuol dire acquistare un titolo che, salvo imprevisti e se portato fino alla scadenza, rimborsa comunque 100, cioè l’intero valore nominale. In altre parole si compra sotto il valore di rimborso e questa differenza diventa una componente del guadagno complessivo, oltre alle cedole periodiche.

Cedole, rendimento e guadagno potenziale

Il BTp 2036 paga una cedola annua lorda del 3,45%, corrisposta in due rate semestrali da 1,725%. Su 5.000 euro nominali questo significa incassare 172,50 euro lordi l’anno, che al netto della tassazione agevolata del 12,5% diventano circa 150,94 euro netti.

Da qui alla scadenza, mantenendo il titolo in portafoglio, l’investitore arriverebbe a incassare complessivamente circa 1.509,40 euro netti di cedole. A questa cifra si aggiunge poi il vantaggio legato all’acquisto sotto la pari, perché a rimborso verranno restituiti 5.000 euro, quindi più di quanto speso oggi per acquistare il titolo sul mercato.

Il rendimento lordo a scadenza, proprio grazie al ribasso del prezzo, si è spinto intorno al 3,90%, contro il 3,28% che si osservava a fine febbraio. Per chi ragiona sul medio-lungo periodo, è un dato che cambia parecchio la convenienza dell’operazione.

I costi da non dimenticare nel calcolo finale

Quando si sottoscrive o si acquista un titolo di Stato sul mercato non bisogna però fermarsi al solo prezzo. Nel caso dell’asta regolata al 1° aprile, entra in gioco anche il rateo interessi, cioè la quota di cedola già maturata dalla data dell’ultimo stacco, avvenuto il 1° febbraio. Nel caso specifico si tratta di circa 28,11 euro lordi.

C’è poi l’imposta di bollo, pari allo 0,20% annuo sul valore di mercato del titolo. Per semplificare il calcolo, ipotizzando un valore medio vicino a quello nominale, il costo può essere stimato in circa 10 euro l’anno, quindi 100 euro complessivi lungo l’intero orizzonte dell’investimento.

Facendo i conti in modo pratico, il quadro è questo: 4.850 euro di costo per acquistare il titolo, 28,11 euro di rateo passivo, 100 euro circa di bollo complessivo, 1.509,40 euro di cedole nette incassate nel tempo e 5.000 euro di rimborso finale del capitale. Il risultato è un guadagno netto complessivo nell’area di 1.531 euro, pari a un rendimento annuo netto vicino al 3,15%.

Il vero nodo resta inflazione e durata

Sulla carta il rendimento appare interessante, ma non va letto in modo automatico. Il punto decisivo sarà capire come si muoverà l’inflazione italiana negli anni. Se dovesse restare mediamente sotto il rendimento netto del titolo, allora il rendimento reale sarebbe positivo. Se invece i prezzi dovessero tornare a correre in modo stabile, la convenienza reale dell’investimento si ridurrebbe sensibilmente.

Va poi considerata la lunga durata del BTp 2036, perché un titolo così esposto al tempo può subire oscillazioni di prezzo anche ampie prima della scadenza. Questo non è un problema per chi compra con l’idea di tenerlo fino alla fine, ma diventa un fattore importante per chi pensa di rivenderlo prima sul mercato secondario, dove non esiste alcuna certezza di farlo a un prezzo superiore a quello di carico.

Proprio per questo motivo, un investimento di questo tipo ha più senso per quella parte di risparmio che può restare ferma per anni senza creare problemi di liquidità. Il BTp 2036 può offrire un guadagno interessante, ma resta uno strumento da valutare con equilibrio, senza dimenticare che rendimento più alto e orizzonte più lungo portano sempre con sé anche una quota di incertezza.