Finanza Pensioni, slitta l’età di uscita fino al 2030 per questi lavoratori

Pensioni, slitta l’età di uscita fino al 2030 per questi lavoratori

20 Marzo 2026 19:00

La stretta sulle pensioni nel comparto sicurezza e difesa è ormai nero su bianco. Con la Legge di Bilancio 2026 e la circolare INPS del 16 marzo.

Un cambiamento che arriva senza clamore mediatico, ma che nella pratica incide su migliaia di carriere già segnate da turni pesanti, operatività continua e livelli di stress elevati.

La novità principale riguarda l’introduzione di incrementi aggiuntivi rispetto a quelli già previsti per la generalità dei lavoratori. In altre parole, chi indossa una divisa dovrà fare i conti con un doppio scatto legato alla speranza di vita.

Il percorso sarà progressivo: un mese in più nel 2028, un altro nel 2029 e un ulteriore incremento nel 2030. A questi si sommano gli adeguamenti ordinari, già previsti dal sistema previdenziale.

La circolare INPS chiarisce anche le prime tappe operative. Dal 1° gennaio 2027, l’età per la pensione di vecchiaia sale di un mese, mentre nel 2028 l’aumento complessivo arriva a tre mesi. Tradotto in termini concreti, si passa a 67 anni e 2 mesi nel 2027 e a 67 anni e 6 mesi nel 2028.

Sul fronte della pensione anticipata, cambiano i requisiti contributivi. Serviranno 41 anni e 1 mese di versamenti nel 2027 e 41 anni e 3 mesi nel 2028, indipendentemente dall’età anagrafica. Restano poi in vigore le cosiddette finestre mobili, che continuano a ritardare l’effettiva uscita dal servizio di alcuni mesi.

Le incognite su lavori gravosi e incarichi operativi

Un punto ancora aperto riguarda le possibili deroghe per le mansioni più usuranti. La stessa circolare rinvia infatti a un futuro DPCM la definizione delle categorie che potranno beneficiare di attenuazioni o esclusioni dagli aumenti.

Si tratta di un passaggio cruciale, perché dentro il comparto sicurezza convivono realtà molto diverse: chi opera su strada, chi è impiegato in contesti ad alto rischio, chi svolge attività amministrative. La sensazione, tra gli addetti ai lavori, è che proprio su questo punto si giocherà una partita decisiva nei prossimi mesi.

Cosa cambia davvero per chi è vicino alla pensione

Gli effetti più immediati si vedranno già tra il 2027 e il 2028. Chi maturerà i requisiti in quel periodo dovrà mettere in conto uno slittamento, anche se contenuto, rispetto alle previsioni attuali.

Parliamo di uno o pochi mesi, ma in un sistema già rigido come quello previdenziale italiano anche piccoli spostamenti possono cambiare la pianificazione personale, soprattutto per chi ha costruito negli anni un equilibrio tra lavoro e vita privata.

Per alcune figure operative, inoltre, il prolungamento dell’attività potrebbe tradursi in una permanenza più lunga in servizi fisicamente impegnativi.

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Le reazioni non si sono fatte attendere. Le organizzazioni sindacali del comparto difesa e sicurezza parlano apertamente di un intervento che rischia di penalizzare chi ha già affrontato anni di servizio in condizioni complesse.

Nel mirino c’è soprattutto l’effetto cumulativo degli aumenti. Il timore è quello di vedere personale sempre più anziano restare in servizio più a lungo, con un impatto diretto sia sull’efficienza operativa sia sul ricambio generazionale. C’è poi il nodo del disallineamento rispetto ad altri settori pubblici e privati, dove gli incrementi risultano più contenuti.

Il ruolo del DPCM e il monitoraggio annunciato

A intervenire è anche ASPMI, il sindacato dei militari, che annuncia un controllo attento sull’adozione del decreto attuativo. L’obiettivo dichiarato è evitare che le specificità del servizio militare vengano trascurate.

Il punto centrale resta il riconoscimento delle condizioni reali di impiego. Non tutte le carriere in divisa sono uguali, e il rischio, secondo le rappresentanze, è quello di applicare criteri uniformi a situazioni profondamente diverse.

Nei prossimi mesi sarà proprio il DPCM a chiarire se e quanto il sistema saprà distinguere tra chi svolge funzioni logoranti e chi opera in contesti meno esposti.

Intanto, per chi oggi è in servizio, il quadro è più definito ma non ancora completo. Le regole stanno cambiando, lentamente ma in modo concreto, e il confine tra uscita dal lavoro e permanenza in servizio si sposta un po’ più avanti. Non di anni, ma abbastanza da riaprire un dibattito che, nel comparto sicurezza, non si è mai davvero chiuso.