Legge 104, non dimenticare questa comunicazione: la scadenza è al 31 marzo
C’è una data che, negli uffici della pubblica amministrazione, sta già segnando le agende: il 31 marzo 2026.
Entro questo termine tutte le PA dovranno trasmettere i dati relativi ai permessi concessi ai dipendenti ai sensi della Legge 104, un passaggio che non è solo formale ma incide direttamente sulla trasparenza e sul controllo di uno degli strumenti più delicati del welfare pubblico.
Il richiamo arriva dal Dipartimento della Funzione pubblica, che nelle ultime settimane ha ribadito l’obbligo di comunicazione attraverso la banca dati dedicata. Una piattaforma centrale che consente allo Stato di monitorare come vengono utilizzati i permessi retribuiti destinati all’assistenza delle persone con disabilità.
Dietro quella che può sembrare una semplice trasmissione di dati c’è in realtà un meccanismo di controllo strutturato. La banca dati raccoglie le informazioni sui dipendenti pubblici che usufruiscono dei permessi previsti dall’articolo 33 della Legge 104 del 1992, cioè fino a tre giorni al mese, anche frazionabili in ore.
Si tratta di uno strumento che serve a garantire due esigenze che spesso devono convivere: da un lato il diritto all’assistenza e alla tutela delle persone con disabilità, dall’altro la necessità di evitare abusi o utilizzi distorti delle agevolazioni.
L’obbligo di comunicazione, introdotto nel 2010, ha proprio questo obiettivo: creare un monitoraggio centralizzato che permetta di leggere i dati su scala nazionale e intervenire dove emergono anomalie.
Chi è coinvolto e cosa deve fare
L’adempimento riguarda l’intero universo delle pubbliche amministrazioni: ministeri, enti locali, università, enti pubblici non economici. In pratica, qualsiasi struttura rientri nella definizione prevista dal decreto legislativo 165 del 2001.
Per tutte queste realtà, la procedura passa attraverso una piattaforma online accessibile tramite il Punto Unico di Accesso (PUA). L’ingresso al sistema può avvenire con credenziali digitali ormai diffuse: SPID, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi.
Chi non è ancora registrato deve completare la procedura online, mentre chi ha già un account deve verificare che i dati siano aggiornati, a partire dall’indirizzo email utilizzato per ricevere notifiche e comunicazioni.

Uno degli aspetti più delicati riguarda l’organizzazione interna degli enti. Ogni amministrazione deve individuare un Responsabile della rilevazione e uno o più operatori incaricati dell’inserimento dei dati.
Il Responsabile è la figura chiave: supervisiona l’intero processo, valida le operazioni, approva le candidature degli Inseritori e invia la dichiarazione finale. Non si tratta quindi di un ruolo meramente formale, ma di un vero punto di controllo interno.
La sua nomina segue una procedura articolata, che include verifiche tramite email istituzionale, codici temporanei e comunicazioni via PEC. Solo al termine di questi passaggi, con firma digitale dell’atto, il ruolo diventa operativo.
Gli Inseritori, invece, sono gli operatori che materialmente caricano i dati. La loro operatività varia in base alla struttura di appartenenza: chi lavora a livello centrale ha un raggio d’azione più ampio, mentre chi è assegnato a una singola unità organizzativa interviene solo sui dati della propria area.
Quali dati vanno trasmessi (e quali no)
Il cuore dell’adempimento riguarda i permessi effettivamente utilizzati. Devono essere registrate le ore o le giornate di assenza fruite dai dipendenti per assistenza a familiari con disabilità o per esigenze personali legate alla propria condizione.
Un dettaglio tecnico che spesso crea criticità riguarda le modalità di inserimento: nello stesso mese non si possono mescolare permessi giornalieri e orari, e i dati devono essere uniformati secondo criteri precisi. Ad esempio, i giorni vanno convertiti in ore (considerando sei ore standard), non sono ammesse frazioni e il limite massimo resta quello di 18 ore mensili.
La scadenza del 31 marzo non è solo un termine burocratico. Per molte amministrazioni rappresenta un vero banco di prova organizzativo. Serve coordinamento tra uffici, controllo dei dati e attenzione nella fase di caricamento.
Anche perché eventuali discrepanze tra i sistemi interni e la banca dati centrale non vengono considerate rilevanti: ciò che conta è il dato complessivo trasmesso.