Great Place to Work 2025: le aziende italiane che valorizzano la diversità

Scopri le aziende italiane premiate dal Great Place to Work 2026 per la valorizzazione della diversità: classifica, dati, settori e come ottenere la certificazione.

Pubblicato 11 Luglio 2025 Aggiornato 18 Ottobre 2026 09:57

Quali sono le aziende italiane che valorizzano la diversità secondo il Great Place to Work 2026? La risposta arriva direttamente dalla classifica internazionale che ogni anno certifica le organizzazioni capaci di trasformare inclusione ed equità in vantaggi competitivi concreti. A guidare il ranking troviamo i giganti dell’ospitalità e della tecnologia: Hilton, Cisco Systems e Bending Spoons conquistano il podio, seguiti da realtà di spicco come American Express, Storeis, GalileoLife, Teleperformance Italia, Salesforce, Biogen Italia e Vianova SpA.

Questa selezione dimostra che investire nel benessere del capitale umano si traduce in risultati di eccellenza, confermando un trend in cui le diverse prospettive e background culturali conferiscono un vantaggio tangibile. Gli analisti del settore sottolineano come tali risultati siano la sintesi di strategie lungimiranti, votate alla soddisfazione di dipendenti e stakeholder, senza perdere di vista la competitività globale.

Cos’è il Great Place to Work e perché conta per la diversità

Great Place to Work è l’istituto di ricerca e consulenza più autorevole al mondo nella misurazione della cultura aziendale. La certificazione si basa su un questionario anonimo somministrato ai dipendenti — il Trust Index — che misura fiducia, rispetto, equità, orgoglio e spirito di squadra. Le aziende che ottengono il punteggio più alto entrano nelle classifiche nazionali e internazionali, tra cui il Best Workplaces Italia e il Best Workplaces Europe.

Il tema della diversità, equità e inclusione (DEI) è diventato uno degli assi portanti della valutazione: non basta dichiarare politiche inclusive, occorre che i dipendenti le percepiscano come reali nella loro esperienza quotidiana. È proprio su questo terreno che le aziende italiane in classifica si distinguono dalla media di mercato.

Le aziende italiane premiate: il ranking Great Place to Work 2026

Ecco le principali realtà che nel ciclo di certificazione attuale si sono distinte per la valorizzazione della diversità:

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  • Hilton – primo posto assoluto, con programmi strutturati di mentoring cross-culturale e politiche di parità retributiva certificate.
  • Cisco Systems – secondo posto, leader nell’inclusione digitale e nella formazione su bias inconsci per tutti i livelli manageriali.
  • Bending Spoons – terzo posto, esempio di startup italiana che ha fatto della meritocrazia trasparente il proprio marchio distintivo.
  • American Express – riconosciuta per le politiche di flessibilità e per i gruppi di risorse interne dedicati a genere, etnia e orientamento.
  • Storeis – premiata per l’approccio innovativo alla comunicazione interna inclusiva.
  • GalileoLife – in evidenza per i programmi di welfare dedicati alla genitorialità e alla conciliazione vita-lavoro.
  • Teleperformance Italia – riconosciuta per la gestione di team multilingue e multiculturali su larga scala.
  • Salesforce – da anni punto di riferimento globale sulle politiche DEI, con obiettivi di parità salariale verificati annualmente.
  • Biogen Italia – premiata per l’inclusione delle persone con disabilità e per i programmi di accessibilità in azienda.
  • Vianova SpA – riconosciuta per la valorizzazione delle differenze generazionali e per il reverse mentoring tra senior e junior.

Un panorama variegato per settori e nazioni

La classifica, che premia un quarto di imprese appartenenti al settore tecnologico, riflette l’importanza di sistemi all’avanguardia e soluzioni digitali dove l’equità si sposa con l’inclusione. Tra i restanti comparti figurano i servizi professionali (20%) e l’ambito finanziario-assicurativo (15%), testimoniando una crescita uniforme in direzioni apparentemente distanti.

Metà delle organizzazioni certificate ha sede in Italia, mentre il 35% ha radici negli Stati Uniti e il 15% in paesi europei quali Germania, Francia e Svizzera. Al di là dei numeri, ciò che accomuna le realtà di punta è la costante attenzione alle persone, elemento chiave per generare un clima aziendale in cui il principio di meritocrazia risulta tangibile e in cui il riconoscimento del valore individuale regala nuove opportunità.

Dati concreti a sostegno del valore culturale

Le organizzazioni premiate mostrano risultati misurabili che vanno ben oltre le dichiarazioni di principio:

  • +31% in retribuzioni eque rispetto ai competitor non certificati
  • +28% in benefit extra (welfare, flessibilità, supporto psicologico)
  • +26% di promozioni basate sulle competenze, indipendentemente da genere o provenienza
  • +25% nell’equilibrio tra lavoro e vita privata percepito dai dipendenti

Tali risultati sottolineano come l’innovazione nasca spesso dall’ambiente giusto, dove ascolto attivo, rispetto reciproco e integrazione delle differenze alimentano la creatività e, di conseguenza, la produttività.

L’insieme di questi fattori si traduce in un notevole vantaggio competitivo, poiché le aziende capaci di interpretare e anticipare le tendenze del mercato hanno maggiori probabilità di crescere e consolidare la propria reputazione, generando un impatto ancora più solido sui mercati nazionali e internazionali.

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Perché la diversità migliora le performance economiche

Tante voci autorevoli concordano sul fatto che costruire un contesto lavorativo aperto e sostenibile incrementi le performance economiche delle imprese. I team multiculturali, inclini a sperimentare e a integrare idee eterogenee, dimostrano di eccellere nell’individuare soluzioni inedite, rafforzando così la capacità di attrarre e trattenere talenti di ogni provenienza.

Secondo le ricerche di Great Place to Work, le aziende con culture inclusive registrano tassi di turnover fino al 50% inferiori rispetto alla media di settore. Questo si traduce in un risparmio diretto sui costi di selezione e formazione, oltre che in una maggiore continuità dei progetti strategici.

Questo spirito propositivo rappresenta la vera avanguardia della trasformazione aziendale contemporanea, in cui l’ascolto dei dipendenti e il reciproco sostegno diventano pilastri imprescindibili. In definitiva, il successo di queste imprese non è un fenomeno isolato, ma un modello replicabile che conferma come la giusta combinazione di responsabilità sociale, politiche meritocratiche e sensibilità verso le persone possa tradursi in risultati tanto gratificanti quanto duraturi.

Come ottenere la certificazione Great Place to Work in Italia

Le aziende italiane che vogliono candidarsi alla certificazione devono seguire un percorso strutturato:

  1. Registrazione sulla piattaforma Great Place to Work Italia e definizione del perimetro di analisi (numero di dipendenti coinvolti).
  2. Somministrazione del Trust Index: un sondaggio anonimo inviato a tutti i dipendenti, con domande su fiducia, equità, rispetto e inclusione.
  3. Compilazione della Culture Brief: un questionario rivolto all’azienda per descrivere programmi, politiche e iniziative DEI in atto.
  4. Analisi e benchmark: i risultati vengono confrontati con il database nazionale e internazionale di Great Place to Work.
  5. Certificazione e classifica: le aziende che superano la soglia minima ricevono la certificazione; quelle con i punteggi più alti entrano nelle classifiche Best Workplaces.

La certificazione ha durata annuale e deve essere rinnovata, garantendo così che le politiche inclusive rimangano concrete e aggiornate nel tempo.

FAQ: Great Place to Work 2026 e diversità nelle aziende italiane

Cosa misura esattamente Great Place to Work sulla diversità?
Il Trust Index include domande specifiche su equità di trattamento indipendentemente da genere, età, etnia, orientamento sessuale e disabilità. Le risposte dei dipendenti determinano il punteggio DEI dell’azienda.
Quali settori sono più rappresentati nella classifica italiana?
Il settore tecnologico guida con circa il 25% delle aziende certificate, seguito dai servizi professionali (20%) e dal comparto finanziario-assicurativo (15%).
La certificazione Great Place to Work è riconosciuta anche ai fini fiscali o normativi?
Non direttamente. Tuttavia, alcune gare d’appalto pubbliche e bandi di finanziamento europei assegnano punteggi aggiuntivi alle aziende con certificazioni di qualità del lavoro, tra cui Great Place to Work.
Quanto costa ottenere la certificazione?
Il costo varia in base alla dimensione aziendale e al pacchetto scelto. Great Place to Work Italia fornisce preventivi personalizzati sul proprio sito ufficiale.
Le PMI italiane possono partecipare al ranking?
Sì. Esistono classifiche dedicate alle piccole (10-49 dipendenti) e medie imprese (50-499 dipendenti), oltre a quella per le grandi organizzazioni con oltre 500 dipendenti.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.