Notiziario Notizie Italia UniCredit: scontro con la Bce su dividendi e Russia. Orcel convinto, sbandiera solidità capitale

UniCredit: scontro con la Bce su dividendi e Russia. Orcel convinto, sbandiera solidità capitale

Scontro tra UniCredit e la Vigilanza Bce su dividendi e Russia: è quanto ha riportato un articolo del Financial Times interpellando alcune fonti vicine al dossier. La tensione tra la banca guidata da Andrea Orcel e Francoforte sarebbe piuttosto alta, e vedrebbe come pomo della discordia, oltre alle cedole promesse agli azionisti e alla continua presenza in Russia, anche il caso infinito di Monte dei Paschi di Siena, che ha appena concluso il suo settimo aumento di capitale degli ultimi 14 anni, raccogliendo 2,5 miliardi di euro.

I funzionari della Bce – si legge nell’articolo dell’FT – sono rimasti delusi anche dall’assenza di informazioni da parte di Orcel nel corso delle iniziali trattative con il governo italiano (Mef, maggiore azionista di Mps con una quota del 64%) riguardo alla potenziale acquisizione di Banca Monte dei Paschi di Siena”. Potenziale acquisizione che, ricorda il quotidiano britannico, si tradusse poi in un nulla di fatto.

Orcel – scrive il Financial Times – è meno proattivo nel tenere aggiornata la Bce sulle decisioni della banca rispetto al suo predecessore Jean Pierre Mustier, stando a diverse persone vicine al dossier. Ma UniCredit ritiene di aver fornito alla vigilianza le stesse informazioni di quante venivano fornite prima che Orcel prendesse il comando, soltanto attraverso diversi canali”.

Il titolo UniCredit soffre in Borsa, confermandosi il peggiore dell’indice Ftse Mib di Piazza Affari.

Il conflitto tra UniCredit e la Vigilanza Bce, spiega il quotidiano, è nato “fin dai primi giorni in cui il ceo Andrea Orcel ha preso il comando, nell’aprile del 2021, lanciando una strategia aggressiva per rivedere le operazioni di UniCredit e per pagare più dividendi agli azionisti“. La tensione sarebbe rimasta e si sarebbe anche acuìta, visto che le due controparti hanno espresso le loro view opposte in alcune lettere, secondo una fonte interpellata, che ha riferito che i rapporti tra la Bce e UniCredit “sono più che soltanto un po’ tesi”.

Dividendi nel mirino della Bce: focus su regalo UniCredit di 16 mld

Un Pomo della discordia è sicuramente l’erogazione dei dividendi, di ben 16 miliardi di euro agli azionisti, che Piazza Gae Aulenti ha promesso di erogare entro il 2024.

Non è un mistero che la Bce abbia già invitato le banche dell’area euro a rivedere i loro piani strategici, in primis l’impatto che potrebbero avere sui loro livelli di capitale.

Stiamo spingendo le banche a focalizzarsi molto sulla concentrazione delle esposizioni verso settori particolarmente dipendenti dall’energia e sensibili agli shock energetici”, aveva detto Andrea Enria, numero uno della Vigilanza della Bce, verso la metà di settembre – Di conseguenza, chiediamo alle banche di rivedere le loro proiezioni sul capitale in scenari gravi e avversi.

“L’invasione russa dell’Ucraina si sta trasformando in un vero e proprio shock macroeconomico”, aveva avvertito Enria, chiedendo alle banche di non proiettare in avanti in modo miope i tassi di default eccezionalmente bassi sperimentati negli ultimi due anni” .

Tre settimane fa circa, in un’intervista rilasciata a Bloomberg, Steven Maijoor, che siede nel board della vigilanza della Bce, aveva detto che la Banca centrale europea e altre autorità avrebbero valutato i piani delle banche “caso per caso”, a causa dei diversi livelli di vulnerabilità degli istituti verso il pericolo di una recessione. “Le banche hanno cuscinetti significativi di capitale, al di sopra dei livelli minimi richiesti e noi siamo favorevoli a mantenere questi cuscinetti – aveva puntualizzato Maijoor – Ciò significa che, nel guardare ai dividendi, prendiamo in considerazione le loro traiettorie”. “Ciò che chiediamo – aveva continuato il banchiere – è di essere prudenti con i dividendi e le operazioni di buyback azionario”.

Bce, scontro con UniCredit su cedole. Orcel ribatte così

Tornando al caso della banca guidata da Orcel, l’FT ha ricordato nell’articolo che “l’Italia e la Germania che sono i due mercati principali di UniCredit – dovrebbero essere i paesi più colpiti dalla crisi energetica che ha colpito l’Europa, vista la loro precedente forte dipendenza dal gas russo”.

Quei 16 miliardi di euro che UniCredit ha promesso agli azionisti entro il 2024 non saranno andati dunque giù a Enria & Co. anche perch’è, hanno riportato alcune fonti, si tratta di una mossa “che va contro la guidance ufficiale, che è quella secondo cui le banche non dovrebbero fissare le loro politiche di dividendi in termini di somme assolute”. Un’altra fonte ha riferito inoltre al Financial Times che, di solito, “quando le autorità di regolamentazione inviano una lista di domande, si può arrivare a un compromesso sulle risposte’ ma che invece lo stile di Orcel è il seguente: ‘Ho ragione perchè abbiamo tutto questo capitale”.

La forza del capitale di UniCredit è confermata da un CET1 ratio al 15,41% e Andrea Orcel – spiega l’FT – ha fatto della distribuzione di ghiotti dividendi “il pilastro chiave della sua strategia” , tanto che “UniCredit si appresta a distribuire quest’anno 3,75 miliardi di euro attraverso dividendi e acquisti di proprie azioni”.

Questa strategia “contrasta con quella più cauta di Mustier, che si era concentrato sulla riduzione dei crediti deteriorati, sul taglio dei costi e sul rafforzamento del capitale”.

Vale la pena ricordare il digiuno e la successiva ghigliottina alle cedole che vennero imposti alle banche di tutte l’Eurozona con l’esplosione della pandemia Covid-19, nel marzo del 2020: le restrizioni vennero ritirate soltanto 18 mesi più tardi quando gli azionisti brindarono al ritorno dei dividendi.

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L’Ft sottolinea anche che, visto che le operazioni di buyback azionario dell’area euro devono essere approvate dalla Bce, nel caso di UniCredit la banca centrale europea ha, di fatto, dato il via libera all’acquisto di 2,6 miliardi di proprie azioni, nel corso di quest’anno, in due tranche separate.

A settembre, la Bce ha approvato la seconda tranche, anche se il via libera ha impiegato più tempo ad arrivare ed è stato “tutto fuorché chiaro”, ha precisato una fonte.

Detto questo, il quotidiano UK ricorda anche che il titolo UniCredit ha incassato un rally di oltre +45% dall’arrivo di Orcel, facendo meglio della maggior parte delle rivali europee. UniCredit, dal canto suo,  ha rimarcato all’FT di prevedere un utile netto record di 4,8 miliardi di euro, quest’anno, e di generare più di 6 miliardi di euro di capitale organico, aggiungendo che “entrambi i livelli sono i migliori del settore”.

Ancora, altro punto a favore della banca: Piazza Gae Aulenti  ha quasi dimezzato l’esposizione verso gli asset non performanti – per tanto tempo fonte di preoccupazione per la Bce – dal 5% del suo libro prestiti del 2019 al 2,8% di quest’anno.

UniCredit e Russia: altro Pomo della discordia con la Bce

C’è un’altra spina nel fianco di UniCredit, che evidentemente Orcel non ha fretta di estrarre: si chiama, e il nome dice tutto, Russia. Per la Bce, una innegabile fonte di rischio. 

In realtà, in occasione della pubblicazione dei conti dei primi nove mesi del 2022 e del terzo trimestre- che, indubbiamente, hanno fatto la storia di Piazza Gae Aulenti – la banca ha reso noto che l’esposizione verso la Russia “è stata ridotta a costi minimi, complessivamente del 50 per cento a 3,1 miliardi di euro, attraverso azioni proattive e disciplinate”, nell’ambito di “un progressivo approccio di de-risking”, che UniCredit ha intenzione di continuare a portare avanti. Senza però alcuna fretta di scappare , va detto, visto che Orcel non ha alcuna intenzione di svendere gli asset presenti in Russia.

Già in occasione della presentazione dei conti del secondo trimestre, alla fine di luglio, l’AD aveva fatto notare che di per sé la Russia finanziariamente sta performando bene e questo non si può dimenticare. Dall’altra parte ci sono valutazioni politiche da cui non si può prescindere: serve insomma un disimpegno progressivo, fatto al meglio, salvaguardando chi lavora là e i nostri clienti”.

Così Orcel aveva poi ribadito alla fine di settembre, in un discorso proferito nel corso della 27esima Financials Ceo Conference annuale di Bank of America Merrill Lynch:

Un’uscita affrettata dalla Russia sarebbe stata una reazione emotiva e anche immorale perchè sarebbe stato un regalo alle persone a cui stai cercando di opporti. Stiamo cercando di contenere in modo ordinato quello che abbiamo in Russia ed eventualmente un’uscita, ma non deve essere un regalo”, aveva sottolineato il ceo di Piazza Gae Aulenti, aggiungendo che UniCredit desidera comunque pensare al futuro dei suoi dipendenti in Russia, che sono 4.000, e che“sono stati con noi per più di 15 anni”.

A dispetto della sua strategia, una fonte vicina a Orcel ha riferito però che l’AD sta “ricevendo molte pressioni dalla Bce” riguardo alla sua esposizione verso la Russia.

UniCredit ha riferito al Financial Times di essere “impegnata a uscire dalla Russia in modo ordinato e deciso”.

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All’inizio di giugno l’agenzia Reuters aveva riportato, sulla base di quanto appreso da due fonti vicine al dossier, che UniCredit aveva intavolato trattative con (potenziali) acquirenti locali (dunque russi), ma che l’escalation delle sanzioni imposte dall’Occidente contro la Russia aveva ostacolato i negoziati, portando Piazza Gae Aulenti a estendere la propria ricerca a paesi che includevano Cina e India, dove una delle due fonti aveva riferito che avrebbero potuto esserci società interessate a rilevare gli asset della banca russa.

Si era appreso anche che, all’inizio di marzo, la divisione russa di UniCredit aveva sostituito due esponenti del cda italiani con due cittadini serbi.

Sicuramente, Andrea Orcel terrà il punto, forte anche del sostegno degli azionisti che difficilmente, dopo essere rimasti a bocca asciutta in tempi di Covid, sono favorevoli all’abbuffata di dividendi. Un’abbuffata che tuttavia dipende dall’autorizzazione dell’Eurotower, che sarebbe, in tempi di recessione, più disposta a imbrigliarli che a farli crescere. E in questo caso, si parla di tutte le banche dell’area euro.