News Finanza Indici e quotazioni Borse Asia miste, Wall Street futures giù: delusione per mancato taglio tassi Cina

Borse Asia miste, Wall Street futures giù: delusione per mancato taglio tassi Cina

Futures sugli indici azionari Usa e borse asiatiche in ribasso, dopo il forte recupero riportato venerdì scorso dalla borsa Usa. Il Dow Jones è balzato di 466,36 punti (+ 1.47%), mentre lo S&P 500 ha messo a segno un progresso del 2,39%. Il Nasdaq Composite è volato del 3,82%, riportando il miglior trend in una sessione dal novembre del 2020.

Tuttavia, tutti e tre gli indici hanno concluso la settimana in ribasso. Questa settimana a Wall Street il focus sarà sugli utili che arriveranno dai grandi nomi del settore retail, come Walmart, Target e Home Depot, che mostreranno l’impatto dell’inflazione Usa sulle spese per consumi negli States. Sempre questa settimana, verrà diffuso il dato relativo alle vendite al dettglio in Usa.

Alle 7.30 ora italiana, i futures sul Dow Jones arretrano di oltre 100 punti (-0,42%), quelli sul Nasdaq perdono lo 0,53%, quelli sullo S&P 500 scendono dello 0,55%.

Sotto pressione anche le borse cinesi, che pagano il mancato taglio dei tassi da parte della banca centrale della Cina e i dati macro, sempre cinesi, in rallentamento.

In realtà l’indice Hang Seng Tech – sottoindice dei titoli tecnologici – di Hong Kong era partito in solido progresso, in rally di oltre +2% nei massimi intraday, sulla scia dei buy sui titoli hi-tech, per poi fare dietrofront.

La borsa di Hong Kong ora è poco mossa, la borsa di Shanghai cede lo 0,35%, Sidney positiva con +0,30%, Seoul +0,30%.

L’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo avanza di mezzo punto percentuale circa, a 26.557,86 punti.

Forte dietrofront ad aprile per il dato cinese relativo alle vendite al dettaglio, che sono capitolate su base annua dell’11,1% su base annua, rispetto al -6,1% atteso e al precedente calo del 3,5%.

Male anche la produzione industriale della Cina, scesa del 2,9% su base annua, decisamente peggio della crescita pari a +0,4% attesa dal consensus e in forte decelerazione rispetto al rialzo di marzo, pari a +5%.

Il trend si spiega con le misure severe di lockdown che la Cina ha imposto nell’ambito della sua zero Covid policy, per arginare i casi di infezione scatenati dall’ondata Covid più forte dal 2020.

Diverse fabbriche hanno sospeso la produzione per motivi di sicurezza. Gli investimenti fissi, esclusi quelli nel settore agricolo, sono aumentati del 6,8% su base annua, rispetto al +7% atteso e in rallentamento rispetto alla crescita precedente, pari a +9,3%.

Tornando alla People’s Bank of China, la banca centrale della Cina ha lasciato di nuovo invariati al 2,85% i tassi di riferimento sui prestiti a medio termine (MLF) a un anno che eroga ad alcune banche, dopo averli tagliati alla metà di gennaio, per la prima volta dall’aprile del 2020 (dal precedente 2,95%).

Mossa inaspettata, come ha spiegato Julian Evans-Pritchard, economista senior della divisione sulla Cina di Capital Economics, “se si considerano il forte rallentamento economico e i recenti appelli dei funzionari cinesi, a favore di ulteriori misure espansive di politica monetaria”.

E’ molto probabile che la People’s Bank of China non abbia tagliato i tassi a causa dell’aumento dell’inflazione nel paese, che limita il suo raggio di azione.

In una nota pubblicata oggi segnalata dal sito della CNBC, il capo economista della divisione Cina di Nomura, Ting Lu, ha fatto notare infatti che “l’aumento dell’inflazione dei prezzi energetici e alimentari limita il margine della PBOC per un taglio dei tassi di interesse, nonostante il veloce peggioramento dell’economia”.

La scorsa settimana si è appreso che, nel mese di aprile, l’inflazione della Cina misurata dall’indice dei prezzi al consumo è salita su base annua del 2,1%, più del rialzo pari a +1,8% atteso dal consensus degli analisti, e in accelerazione rispetto al precedente aumento dell’1,5%.

Su base mensile, il trend è stato di una crescita pari a +0,4%, oltre il +0,2% stimato e dopo il dato invariato di marzo.

Resa nota anche l’inflazione misurata dall’indice dei prezzi alla produzione, balzata dell’8% su base annua, più del +7,7% previsto e dopo il +8,3% di marzo. Su base mensile, il trend è stato di un rialzo dello 0,6%.