Tasse Partite IVA più basse col concordato: cosa cambia e per chi

Tasse Partite IVA più basse col concordato biennale: come funziona, chi può aderire, le aliquote ridotte al 10-15% e cosa cambia per professionisti e piccole imprese.

Pubblicato 9 Giugno 2025 Aggiornato 18 Ottobre 2026 10:41

Le tasse per le Partite IVA possono essere più basse grazie al concordato biennale preventivo: uno strumento che consente a professionisti e piccole imprese di concordare in anticipo il reddito imponibile con l’Agenzia delle Entrate, beneficiando di aliquote ridotte e maggiore certezza fiscale. Ma cosa cambia concretamente, e per chi vale davvero la pena aderire?

In un sistema fiscale dove l’incertezza pesa quanto le imposte stesse, queste misure rappresentano una svolta concreta per chi opera con Partita IVA: dal libero professionista al piccolo imprenditore, passando per artigiani e commercianti. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

Cos’è il concordato biennale e come funziona per le Partite IVA

Il concordato biennale preventivo è un accordo tra il contribuente e l’Agenzia delle Entrate sul reddito imponibile da dichiarare nei due anni successivi. In pratica, il Fisco elabora una proposta basata sullo storico dell’attività e sulle proiezioni future: il contribuente può accettarla, e da quel momento sa già quanto pagherà — senza sorprese.

Si tratta di uno strumento rivolto principalmente ai soggetti che applicano gli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA), ovvero la grande maggioranza delle Partite IVA ordinarie. I contribuenti in regime forfettario possono accedere a una versione semplificata dello strumento.

Chi può aderire al concordato biennale

  • Professionisti e lavoratori autonomi con Partita IVA soggetti agli ISA
  • Piccole imprese individuali e società di persone in contabilità semplificata
  • Contribuenti forfettari (con accesso a condizioni specifiche)
  • Soggetti con attività avviata da almeno due periodi d’imposta

Sono invece esclusi coloro che hanno debiti tributari o previdenziali non regolarizzati superiori a 5.000 euro, chi ha omesso dichiarazioni nei periodi precedenti, e chi esercita attività per le quali non sono previsti ISA.

Tasse più basse col concordato: le aliquote ridotte per chi aderisce

Il vantaggio fiscale principale del concordato riguarda la tassazione del reddito eccedente rispetto a quello dichiarato nell’ultimo anno. Se il reddito concordato supera quello dell’anno base, la differenza viene tassata con aliquote sostitutive ridotte, che variano in base al punteggio ISA del contribuente:

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  • 10% per chi ha un punteggio ISA pari o superiore a 8
  • 12% per chi ha un punteggio ISA compreso tra 6 e 8
  • 15% per chi ha un punteggio ISA inferiore a 6

Per i contribuenti forfettari, l’aliquota sostitutiva sulla quota eccedente è fissata al 10% (o al 3% per le nuove attività). Si tratta di aliquote significativamente inferiori rispetto alle ordinarie IRPEF, che arrivano fino al 43% per i redditi più elevati.

Cosa succede se si supera il reddito concordato

Chi aderisce al concordato e rispetta i termini dell’accordo beneficia di protezione in caso di accertamenti fiscali. Tuttavia, esistono limiti precisi:

  • Se il reddito effettivo supera di oltre il 30% quello concordato, i vantaggi decadono
  • Se il reddito eccede di oltre 85.000 euro il valore pattuito, si applicano le aliquote ordinarie sull’intera differenza
  • In caso di decadenza, si torna al regime ordinario con possibilità di accertamento pieno

Fisco più leggero per le Partite IVA: cosa cambia col concordato biennale

La vera novità, su cui molti avevano puntato gli occhi, è proprio il concordato biennale: una formula che si propone di mettere d’accordo contribuenti e Agenzia delle Entrate su quello che sarà il reddito imponibile per i due anni successivi. Una sorta di patto chiaro e trasparente, dove non si lascia nulla al caso: l’Agenzia delle Entrate elabora una proposta basata sia sullo storico che sulle proiezioni dell’attività, offrendo così la possibilità di pianificare in anticipo le proprie uscite fiscali.

Chi aderisce, e rispetta i patti, può dormire sonni più tranquilli: in caso di controlli, le sanzioni fiscali vengono ridotte sensibilmente, a patto però di non superare di oltre il 30% il reddito concordato. In caso contrario, i vantaggi svaniscono come neve al sole, e si rischia di dover pagare il conto pieno, con aliquote che arrivano fino al 43% per le persone fisiche e al 24% per le imprese, se il reddito effettivo eccede di oltre 85mila euro quanto pattuito.

Ma non è tutto: il nuovo pacchetto normativo porta una ventata di rateizzazione delle tasse che molti attendevano da tempo. Circa cinque milioni di autonomi con redditi fino a 170.000 euro possono suddividere i versamenti fiscali lungo l’arco dell’anno, senza dover mettere mano al portafoglio tutto in una volta. Il saldo e il primo acconto delle imposte possono essere spalmati su sette mesi, mentre il secondo acconto si può dilazionare in cinque mesi, il tutto senza alcun interesse aggiuntivo. Una soluzione che permette di gestire meglio la liquidità, evitando di dover fare i salti mortali per onorare le scadenze fiscali, spesso in coincidenza con periodi già critici per le casse di chi lavora in proprio.

Meno sanzioni e più flessibilità per le Partite IVA

Altro punto forte delle nuove regole riguarda le sanzioni fiscali, finalmente riviste in chiave più umana e proporzionata. Fino a ieri, chi commetteva errori o dimenticanze rischiava di vedersi recapitare cartelle con sanzioni anche del 240% dell’imposta dovuta: oggi, la soglia scende al 120% per l’omessa dichiarazione dei redditi, mentre per le Partite IVA le sanzioni amministrative non potranno mai superare il 60% dell’importo non versato. Un segnale chiaro di voler distinguere tra chi sbaglia in buona fede e chi invece si sottrae deliberatamente ai propri obblighi.

E non finisce qui: se la mancata puntualità nei versamenti è dovuta a crisi di liquidità o a situazioni di forza maggiore, il legislatore ha previsto che non scattino sanzioni penali per mancati versamenti di ritenute e IVA. Una novità che punta a tutelare chi si trova in difficoltà oggettive, senza infierire ulteriormente.

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Queste riforme, in definitiva, non rappresentano solo un aggiustamento tecnico, ma un vero e proprio cambio di paradigma nel rapporto tra Fisco e contribuenti. L’obiettivo dichiarato è quello di contrastare l’evasione fiscale, che in Italia sfiora ancora cifre impressionanti, superando gli 80 miliardi di euro l’anno. Ma il messaggio è chiaro: si vuole promuovere una collaborazione basata sulla fiducia e sulla trasparenza, piuttosto che sulla paura e sul sospetto. Per i professionisti e le piccole imprese, tutto ciò si traduce in una maggiore possibilità di pianificare i flussi di cassa, riducendo quell’incertezza che spesso ha rappresentato il vero ostacolo a una gestione serena e consapevole delle proprie attività.

Conviene aderire al concordato biennale? I pro e i contro

Il concordato non è vantaggioso per tutti allo stesso modo. Prima di aderire, è utile valutare la propria situazione concreta:

Vantaggi

  • Certezza fiscale per due anni: si sa già quanto si pagherà
  • Aliquote sostitutive ridotte (10%-15%) sul reddito eccedente
  • Protezione dagli accertamenti fiscali per il periodo concordato
  • Riduzione delle sanzioni in caso di irregolarità minori
  • Migliore pianificazione della liquidità aziendale

Svantaggi

  • Se il reddito effettivo è inferiore a quello concordato, si paga comunque sul valore pattuito
  • In caso di eventi straordinari (malattia, crisi di mercato), il concordato può risultare penalizzante
  • Richiede una buona previsione dei ricavi futuri, non sempre facile per i lavoratori autonomi
  • La decadenza comporta il ritorno al regime ordinario con tutti i rischi connessi

Domande frequenti sul concordato biennale e le tasse per Partite IVA

Il concordato biennale riduce davvero le tasse per le Partite IVA?

Sì, ma in modo selettivo. Le tasse risultano più basse soprattutto per chi riesce a produrre un reddito superiore a quello concordato: la differenza viene tassata con aliquote sostitutive del 10%, 12% o 15%, molto inferiori alle aliquote IRPEF ordinarie che arrivano fino al 43%.

Chi non conviene che aderisca al concordato?

Chi ha redditi molto variabili o imprevedibili, chi prevede un calo significativo dell’attività, o chi ha già un punteggio ISA elevato e paga già poco in termini di imposte effettive potrebbe non trarre vantaggio dall’adesione.

Cosa succede se non si rispetta il concordato?

Se il reddito effettivo supera di oltre il 30% quello concordato, o eccede di oltre 85.000 euro il valore pattuito, il concordato decade e si torna al regime ordinario, con possibilità di accertamento fiscale pieno da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Il concordato vale anche per i forfettari?

Sì, i contribuenti in regime forfettario possono accedere a una versione semplificata del concordato biennale, con un’aliquota sostitutiva del 10% (o 3% per le nuove attività) sulla quota di reddito eccedente rispetto all’anno base.

È possibile rateizzare le tasse anche aderendo al concordato?

Sì. La rateizzazione dei versamenti fiscali è una misura separata ma complementare: autonomi con redditi fino a 170.000 euro possono spalmare saldo e primo acconto su sette mesi, e il secondo acconto su cinque mesi, senza interessi aggiuntivi.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.