Bonus da 100 euro in busta paga nel 2026: chi lo riceve davvero e perché a volte sparisce
Cento euro in più nello stipendio ogni mese. Molti lavoratori lo vedono comparire in busta paga, altri invece lo trovano solo alcuni mesi oppure lo recuperano con il modello 730. Il motivo è legato al funzionamento del cosiddetto bonus Renzi, oggi chiamato ufficialmente trattamento integrativo.
Nel 2026 questa misura continua ad essere attiva e può arrivare fino a 1.200 euro all’anno. Non tutti però la ricevono automaticamente e spesso il meccanismo crea confusione tra i lavoratori, soprattutto tra chi è stato assunto da poco o ha redditi variabili.
Capire come funziona davvero il trattamento integrativo è importante, perché in alcuni casi si può ricevere ogni mese, mentre in altri viene riconosciuto solo a fine anno con il conguaglio fiscale.
Da dove nasce il bonus da 100 euro
Il trattamento integrativo nasce nel 2014 durante il governo guidato da Matteo Renzi. All’epoca l’importo era pari a 80 euro al mese e l’obiettivo era aumentare il reddito disponibile dei lavoratori dipendenti con stipendi medio-bassi.
Negli anni la misura è stata modificata più volte fino ad arrivare all’attuale importo di 100 euro mensili. Oggi il riferimento normativo principale resta il Decreto Legge n. 3 del 2020, che ha ridisegnato le regole del bonus e stabilito i nuovi criteri di accesso.
Non si tratta di un premio o di una scelta del datore di lavoro. L’azienda agisce semplicemente come sostituto d’imposta, cioè anticipa la somma in busta paga e poi recupera l’importo nei propri conguagli fiscali.
Come funziona il trattamento integrativo nel 2026
Il bonus da 100 euro è collegato direttamente alle imposte sul reddito. In pratica rappresenta una restituzione parziale dell’IRPEF che il lavoratore dovrebbe pagare in base al proprio reddito.
Per verificare se spetta davvero bisogna guardare due elementi fondamentali:
- il reddito complessivo annuale
- il rapporto tra imposta lorda e detrazioni da lavoro dipendente
Esiste infatti una condizione precisa: l’imposta lorda deve essere superiore alle detrazioni da lavoro. Se le detrazioni azzerano completamente l’imposta, il trattamento integrativo non viene riconosciuto.
Questo è uno dei motivi per cui alcuni lavoratori non lo vedono sempre in busta paga, soprattutto quando il reddito annuo è basso o quando si verificano variazioni durante l’anno.
L’importo del trattamento integrativo dipende dal livello di reddito del lavoratore. Le regole previste per il 2026 restano sostanzialmente queste.
| Reddito annuale | Importo del bonus |
|---|---|
| Fino a 15.000 euro | Bonus pieno: 1.200 euro l’anno (100 euro al mese) |
| Tra 15.000 e 28.000 euro | Importo variabile calcolato in base alla differenza tra imposta lorda e detrazioni |
| Oltre 28.000 euro | Il trattamento integrativo non spetta |
Nella prima fascia il beneficio è garantito per intero. Nella seconda fascia invece l’importo può ridursi perché dipende dal calcolo tra imposte dovute e detrazioni spettanti.
<h2Perché a volte il bonus compare e poi sparisce
Molti lavoratori si accorgono che il bonus compare in alcuni mesi e in altri no. Questo accade perché il datore di lavoro effettua dei calcoli basati sul reddito stimato durante l’anno.
Se nel corso dell’anno cambiano le condizioni – ad esempio aumentano le ore lavorate o arrivano premi e straordinari – il reddito complessivo può superare i limiti previsti. In questi casi il bonus può essere sospeso oppure ricalcolato.
Proprio per evitare restituzioni a fine anno alcuni lavoratori scelgono di non riceverlo mese per mese.
Il trattamento integrativo può infatti essere riconosciuto anche:
- con il conguaglio fiscale del datore di lavoro a fine anno
- con la dichiarazione dei redditi tramite modello 730
Questa soluzione consente di verificare il reddito complessivo definitivo e riduce il rischio di dover restituire somme ricevute durante l’anno.
Il trattamento integrativo è uno degli strumenti più diffusi per aumentare il netto dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi, ma il suo funzionamento non è sempre intuitivo.
Per chi ha cambiato lavoro, ha iniziato un nuovo contratto o ha avuto variazioni di reddito durante l’anno, controllare la busta paga e il conguaglio fiscale può aiutare a capire se i 100 euro mensili spettano davvero oppure se verranno riconosciuti solo con la dichiarazione dei redditi.