Irpef, il governo valuta taglio dell’aliquota intermedia e nuovi scaglioni

Il governo valuta il taglio dell'aliquota intermedia IRPEF e nuovi scaglioni tra 28.000 e 60.000 euro: chi risparmia, quanto e come viene finanziata la riforma fiscale.

Pubblicato 3 Settembre 2025 Aggiornato 18 Ottobre 2026 08:00

Il governo valuta un taglio dell’aliquota intermedia IRPEF e una revisione degli scaglioni di reddito: l’obiettivo è alleggerire la pressione fiscale sul ceto medio, quella fascia di contribuenti che guadagna abbastanza da non beneficiare delle agevolazioni per i redditi bassi, ma non abbastanza da assorbire senza difficoltà il peso dell’attuale tassazione. Ecco cosa prevede il piano, chi ne beneficerebbe e come verrebbe finanziato.

IRPEF: perché il governo valuta il taglio dell’aliquota intermedia

L’IRPEF rappresenta uno snodo cruciale per milioni di contribuenti italiani. La volontà di ridurre la pressione fiscale ha spinto l’esecutivo a rimettere mano ai parametri di tassazione, con un’attenzione particolare ai redditi medi. L’idea di alleggerire il carico sul ceto medio risponde all’esigenza di colmare un vuoto che penalizza da sempre chi non è benestante ma neppure in grave difficoltà economica.

Il sistema attuale, con le sue aliquote progressive, comprime i margini di spesa disponibile proprio nella fascia centrale dei redditi. Da qui la spinta verso una riforma che intervenga in modo mirato sugli scaglioni intermedi.

La proposta: nuovi scaglioni e aliquota ridotta tra 28.000 e 60.000 euro

La proposta concreta prevede l’introduzione di un’aliquota intermedia più bassa per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro, con l’ipotesi di estendere questa fascia agevolata fino a 60.000 euro. Si tratta di un cambio di passo significativo nella distribuzione degli scaglioni di reddito, che diventerebbero più graduali e meno penalizzanti per chi si colloca nel cuore del sistema retributivo.

In concreto, il risparmio potenziale stimato è di circa mille euro annui per chi si colloca appena sopra i 50.000 euro di reddito: un beneficio reale e tangibile per migliaia di lavoratori dipendenti, professionisti e autonomi.

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Come cambierebbero gli scaglioni IRPEF

Attualmente il sistema IRPEF si articola su quattro aliquote principali. La revisione allo studio punterebbe a:

  • Ridurre l’aliquota applicata alla fascia intermedia (28.000–50.000/60.000 euro);
  • Rendere più morbida la progressione tra uno scaglione e l’altro;
  • Evitare i cosiddetti «salti» di aliquota che oggi penalizzano chi supera di poco determinate soglie di reddito.

Il nodo delle detrazioni fiscali

Una delle partite più delicate riguarda le detrazioni fiscali, da sempre terreno di confronto tra chi sostiene una riduzione delle soglie di decalage e chi auspica un sistema più lineare. Il governo starebbe valutando di abbassare la soglia di riduzione delle detrazioni dagli attuali 120.000 euro a 80.000 euro, lasciando inalterate le agevolazioni per chi si ferma a 75.000 euro.

Per chi supera questa soglia, potrebbe entrare in gioco un tetto massimo di 8.000 euro alle spese detraibili, una misura pensata per distinguere le reali necessità dai redditi più elevati. Questo intervento tocca gli equilibri dell’intera riforma fiscale: ridefinire le detrazioni significa inevitabilmente ridefinire anche il sistema delle aliquote.

Come si finanzierebbe il taglio IRPEF: il ruolo del concordato preventivo biennale

Ogni riforma ha bisogno di copertura finanziaria. Il governo conta di ricavare una parte dei fondi necessari dal concordato preventivo biennale, che dovrebbe fruttare circa 1,3 miliardi di euro. Tuttavia, se queste risorse coprono appena un punto di taglio fiscale, sarà necessario reperire capitali aggiuntivi per garantire una riduzione dalle ricadute davvero significative.

In sostanza, la riforma fiscale IRPEF dovrà trovare un equilibrio delicato: aiutare i redditi medi senza compromettere i conti pubblici. Il dibattito è ancora aperto, ma la direzione intrapresa punta con fermezza verso un fisco più equo e meno opprimente per chi lavora nella fascia centrale dei redditi.

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Chi beneficerebbe del taglio dell’aliquota intermedia IRPEF

La platea dei potenziali beneficiari è ampia. Rientrano nella fascia interessata dalla riforma:

  • Lavoratori dipendenti con redditi tra 28.000 e 60.000 euro;
  • Professionisti e autonomi che si collocano nella stessa fascia di reddito imponibile;
  • Piccoli imprenditori che dichiarano redditi personali nell’intervallo considerato.

Per tutti questi contribuenti, il risparmio stimato potrebbe tradursi in centinaia di euro in più in busta paga o nel saldo della dichiarazione dei redditi annuale.

FAQ: domande frequenti sul taglio IRPEF e i nuovi scaglioni

Il taglio dell’aliquota IRPEF è già legge?

No. Al momento si tratta di una proposta in fase di valutazione da parte del governo. Non è ancora stata inserita in un provvedimento legislativo definitivo.

Quando potrebbe entrare in vigore la riforma degli scaglioni IRPEF?

I tempi dipendono dall’iter parlamentare e dalla disponibilità delle coperture finanziarie. L’ipotesi più accreditata punta a un’applicazione graduale nell’ambito della più ampia riforma fiscale in corso.

Chi rischia di perdere detrazioni con la nuova soglia a 80.000 euro?

I contribuenti con reddito superiore a 80.000 euro potrebbero vedere ridotte le proprie detrazioni fiscali, con un tetto massimo di 8.000 euro sulle spese detraibili. Chi resta sotto i 75.000 euro non subirebbe modifiche alle agevolazioni attuali.

Il concordato preventivo biennale è sufficiente a finanziare il taglio IRPEF?

No, da solo non basta. I 1,3 miliardi stimati dal concordato preventivo biennale coprono solo una parte del costo della riforma. Saranno necessarie ulteriori coperture per rendere il taglio strutturale e significativo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.