Lo yuan prenderà il posto del dollaro? Il fattore Brasile di Lula

Lo yuan prenderà il posto del dollaro? L'appello di Lula da Shanghai e il ruolo del Brasile nei BRICS aprono una nuova sfida alla supremazia monetaria del dollaro. Analisi e FAQ.

Pubblicato 18 Aprile 2023 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:28

Lo yuan prenderà il posto del dollaro? Il fattore Brasile di Lula è una delle domande più discusse nel dibattito geopolitico ed economico globale. L’appello lanciato da Luiz Inácio Lula da Silva da Shanghai ha riacceso il confronto sulla supremazia monetaria del dollaro e sul ruolo crescente della valuta cinese negli scambi internazionali. Ecco cosa sta succedendo davvero e perché il Brasile è al centro di questa partita.

Lo yuan al posto del dollaro: la sfida aperta

Lo yuan potrebbe diventare la nuova moneta attraverso la quale effettuare gli scambi internazionali. Se per il momento questa non è una certezza, l’appello lanciato da Luiz Inácio Lula da Silva, presidente brasiliano, da Shanghai, inizia ad aprire qualche porta. Ed è, sicuramente, un vero e proprio affondo alla supremazia monetaria del dollaro.

Il leader brasiliano, tornato alla guida del proprio paese, ha intenzione di scrollarsi di dosso la politica isolazionista del predecessore Jair Bolsonaro. La partita che sta giocando risulta essere dura, perché deve districarsi tra due superpotenze in rotta di collisione: Stati Uniti e Cina.

La strategia di Lula: tra Washington e Pechino

Lula si è posto un obiettivo molto chiaro: riattivare la cooperazione politica ed economica con la Cina. Non ha, però, intenzione di rinunciare al proprio rapporto con gli Stati Uniti.

Prima di sbarcare a Shanghai, Lula è stato a Washington, dove è riuscito a ottenere da Joe Biden un pacchetto di investimenti nella catena di semiconduttori brasiliana. L’assegno staccato dal presidente statunitense, però, non è stato in bianco: il provvedimento Usa, che porta in dote qualcosa come 52 miliardi di dollari per ridurre la dipendenza americana dai chip cinesi, impone una serie di restrizioni all’esportazione di chip e apparecchiature per la loro produzione in Cina.

Questo significa, in estrema sintesi, che le imprese brasiliane che beneficeranno del fondo statunitense non avranno la possibilità di siglare accordi commerciali con Pechino nel corso dei prossimi dieci anni.

Al Brasile, che in questa guerra fredda tecnologica non propende per nessuno dei due schieramenti, interessa rimanere al centro della competizione tra le due diverse potenze. Se da un lato ha necessità della spinta statunitense per sviluppare la propria produzione di semiconduttori, dall’altra parte non può fare a meno del gigante asiatico.

I BRICS senza il dollaro: il progetto multipolare

Lula ha acceso nuovamente i riflettori sui BRICS – costituiti da Brasile, India, Cina, Russia e Sudafrica – dopo una parentesi nella quale sembrava tramontato il progetto di un nuovo sistema globale multipolare.

È proprio in questo contesto che si spiega la trasferta del presidente brasiliano a Shanghai, dove ha incontrato il suo omologo cinese, con il quale ha siglato 15 accordi bilaterali. I rapporti tra Cina e Brasile sono solidi: il commercio bilaterale è cresciuto a dismisura nel corso dell’ultimo decennio, fino ad arrivare a 150,4 miliardi di dollari.

La Cina acquista materie prime agricole e minerarie dal Brasile e ha investito nel mercato di consumo e nel settore delle infrastrutture del paese sudamericano.

La domanda di Lula è molto chiara:

Ogni sera mi chiedo perché tutti i paesi debbano basare il loro commercio sul dollaro. Perché non possiamo commerciare in base alle nostre valute? Chi è stato a decidere che il dollaro fosse la valuta dopo la scomparsa dello standard aureo?

Lo yuan avanza: i segnali concreti

Da parte sua la Cina ha già iniziato a pagare in yuan e in rubli, e non più in dollari, le forniture che arrivano dalla Russia. Ma non ci sono solo in ballo gli affari con Mosca.

Pechino ha finalizzato l’acquisto di 65.000 tonnellate di gas dagli Emirati Arabi Uniti, pagate in yuan. Brasile e Cina hanno raggiunto un accordo per effettuare gli acquisti con le rispettive monete nazionali.

I dati più recenti mostrano una tendenza in accelerazione:

  • I pagamenti in yuan hanno rappresentato il 2,19% delle transazioni globali in un mese recente, in aumento rispetto all’1,91% del mese precedente.
  • Lo yuan è attualmente al quinto posto tra le principali valute in termini di accordi internazionali.
  • L’internazionalizzazione dello yuan procede man mano che la Cina intensifica la propria diplomazia, soprattutto con i paesi del Sud globale.

Lo yuan può davvero sostituire il dollaro? I limiti da superare

Nonostante i progressi, la strada verso una vera alternativa al dollaro è ancora lunga. Per capire se lo yuan prenderà il posto del dollaro occorre considerare alcuni ostacoli strutturali che la Cina deve ancora affrontare:

  • Convertibilità limitata: lo yuan non è liberamente convertibile sui mercati internazionali. Pechino mantiene controlli sui capitali che frenano l’adozione globale della valuta.
  • Profondità dei mercati finanziari: i mercati obbligazionari e azionari cinesi, pur in crescita, non raggiungono ancora la liquidità e la trasparenza di quelli statunitensi.
  • Fiducia istituzionale: il dollaro beneficia di decenni di credibilità istituzionale e di un sistema legale internazionale consolidato. Lo yuan deve ancora costruire un livello equivalente di fiducia globale.
  • Rete di alleanze: gli Stati Uniti possono contare su una rete di alleati che utilizzano e detengono dollari nelle proprie riserve. La Cina sta ampliando la propria sfera di influenza, ma il processo richiede tempo.

Il ruolo del Brasile nel riequilibrio monetario globale

Il fattore Brasile di Lula è cruciale per comprendere la portata reale di questa sfida al dollaro. Il Brasile è la più grande economia dell’America Latina e la sua scelta di commerciare in yuan con la Cina rappresenta un segnale politico forte, non solo una decisione economica.

Se altri paesi del Sud globale seguissero l’esempio brasiliano — e alcuni lo stanno già facendo — la quota di transazioni internazionali regolate in dollari potrebbe ridursi progressivamente. Non si tratterebbe di una sostituzione immediata, ma di un lento riequilibrio del sistema monetario internazionale verso un assetto multipolare.

Adesso bisogna capire se lo yuan riuscirà realmente a diventare una moneta internazionale in grado di competere con il dollaro, o se rimarrà uno strumento regionale con ambizioni globali ancora da realizzare.

FAQ: Lo yuan sostituirà il dollaro?

Lo yuan prenderà il posto del dollaro nel breve periodo?

No. Nel breve periodo è molto improbabile. Il dollaro resta la valuta di riserva dominante a livello globale, con una quota superiore al 58% delle riserve valutarie mondiali. Lo yuan, pur in crescita, è ancora al quinto posto tra le valute più usate negli scambi internazionali.

Perché Lula ha chiesto di abbandonare il dollaro?

Lula ha sollevato la questione per ridurre la dipendenza del Brasile — e dei paesi BRICS in generale — dalla valuta statunitense, che espone le economie emergenti alle fluttuazioni della politica monetaria della Federal Reserve e alle sanzioni finanziarie americane.

Cosa cambia concretamente con l’accordo Brasile-Cina?

Brasile e Cina hanno concordato di regolare parte degli scambi commerciali bilaterali nelle rispettive valute nazionali (real brasiliano e yuan), riducendo la necessità di convertire in dollari. Si tratta di un passo simbolico e pratico verso la de-dollarizzazione degli scambi tra i due paesi.

Quali altri paesi stanno abbandonando il dollaro?

Russia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e diversi paesi africani hanno avviato o stanno valutando accordi commerciali in valute diverse dal dollaro, spesso in yuan. Il processo è graduale ma in accelerazione, soprattutto dopo le sanzioni occidentali alla Russia.

Il dollaro è davvero a rischio?

Nel lungo periodo, la posizione del dollaro potrebbe indebolirsi se la tendenza alla de-dollarizzazione continuasse. Tuttavia, la sua sostituzione completa richiederebbe decenni e dipende da fattori politici, economici e istituzionali ancora molto incerti.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.