Materie prime, chi si rifornisce (ancora) dalla Russia: Italia sul podio globlale
Materie prime, chi si rifornisce ancora dalla Russia: l'Italia è sul podio globale con 7,2 miliardi di dollari spesi, terza dopo Cina e Germania. I dati e le ragioni della dipendenza energetica europea.
Materie prime, chi si rifornisce (ancora) dalla Russia: Italia sul podio globale. Nonostante le sanzioni, i veti e le dichiarazioni di intenti, la dipendenza energetica dall’est non si è interrotta di colpo. I dati lo dimostrano con chiarezza: tra i principali importatori mondiali di combustibili fossili russi, l’Italia occupa ancora una posizione di rilievo, alle spalle di Germania e Cina. Un primato scomodo, che pesa sulla politica estera europea e sui conti energetici nazionali.
Il contesto: materie prime russe e la guerra in Ucraina
L’approvvigionamento di materie prime è uno dei temi strutturali che ha ridisegnato gli equilibri globali a partire dall’invasione russa dell’Ucraina. Dopo il 24 febbraio, gli annunci sui tagli alle forniture di petrolio e gas per colpire l’economia di Mosca si sono moltiplicati. Eppure, i numeri raccontano una storia diversa: sono ancora tanti i Paesi che continuano a rifornirsi dalla Russia, e l’Italia è stabilmente sul podio globale — dietro a Germania e Cina.
I dati di riferimento — elaborati da Visual Capitalist su fonte Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA) — fotografano il periodo compreso tra il 24 febbraio e il 4 giugno, ma le tendenze strutturali che descrivono restano attuali e continuano a orientare il dibattito energetico europeo.
Quanto ha guadagnato la Russia vendendo combustibili fossili
Nonostante veti e sanzioni, la Russia ha esportato combustibili fossili come petrolio e gas per un totale di 97,7 miliardi di dollari nel solo periodo analizzato. Una cifra che dimostra come le entrate energetiche di Mosca abbiano retto l’urto delle misure occidentali.
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Ecco la classifica dei principali acquirenti:
- Cina: oltre 13,2 miliardi di dollari
- Germania: 12,7 miliardi di dollari
- Italia: 7,2 miliardi di dollari
- A seguire: Olanda, Turchia, Polonia, Francia, India
Cifre enormi, che collocano l’Italia tra i principali finanziatori — involontari ma concreti — dell’economia russa in tempo di guerra.

Chi ha davvero ridotto le importazioni dalla Russia
Per capire chi è passato dalle parole ai fatti, bisogna guardare le percentuali di riduzione dell’import dalla Russia rispetto al periodo pre-guerra. Il quadro è impietoso:
- Stati Uniti e Svezia: riduzione del 100% — forniture azzerate
- Italia: riduzione di appena il 13%
- Germania: riduzione dell’8%
- Cina: nessuna riduzione
L’Italia è dunque in fondo alla graduatoria di chi ha effettivamente tagliato gli acquisti. Un dato che riflette la strutturale dipendenza del sistema produttivo italiano — e più in generale europeo — dalle forniture energetiche russe.
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Perché l’Europa fatica a fare a meno delle materie prime russe
Il trend conferma una verità scomoda: tra il dire e il fare c’è di mezzo un continente intero. La Russia continua a incassare miliardi grazie alle sue materie prime, e l’Europa non dispone ancora di una strategia alternativa sufficientemente solida da permettersi di rinunciare a queste risorse in tempi brevi.
Le ragioni sono molteplici:
- Infrastrutture energetiche costruite in decenni di dipendenza dai gasdotti russi
- Assenza di capacità di stoccaggio sufficiente per coprire i picchi di domanda
- Tempi lunghi per diversificare le fonti di approvvigionamento (GNL, rinnovabili, nucleare)
- Costi industriali insostenibili per settori ad alta intensità energetica come chimica, siderurgia e ceramica
Questo è il quadro che Putin conosce benissimo e che continua a sfruttare come leva geopolitica. Finché l’Europa non completerà la transizione verso fonti alternative, la dipendenza dalle materie prime russe resterà un punto di vulnerabilità strategica — per l’Italia in particolare, che si trova sul podio globale degli importatori.
La posizione dell’Italia: terza al mondo per import di fossili russi
Con 7,2 miliardi di dollari spesi in combustibili fossili russi nel periodo analizzato, l’Italia è la terza nazione al mondo per volumi di acquisto da Mosca. Un dato che stride con le dichiarazioni ufficiali di sostegno all’Ucraina e con gli obiettivi di diversificazione energetica annunciati dal governo.
La strada verso l’indipendenza energetica è tracciata — accordi con Algeria, Azerbaijan e nuovi terminali GNL lo dimostrano — ma i tempi di realizzazione si misurano in anni, non in mesi. Nel frattempo, le materie prime russe continuano ad alimentare fabbriche, riscaldamenti e centrali elettriche italiane.
FAQ: Materie prime russe e dipendenza energetica
- Quali materie prime importa l’Italia dalla Russia?
- Principalmente gas naturale, petrolio greggio e prodotti petroliferi raffinati. In misura minore, carbone e alcune materie prime industriali come nichel e palladio.
- L’Italia ha ridotto le importazioni di gas russo?
- Sì, ma in misura limitata: la riduzione registrata nel periodo analizzato è stata solo del 13%, una delle più basse tra i Paesi occidentali.
- Chi ha smesso completamente di comprare dalla Russia?
- Stati Uniti e Svezia hanno azzerato le importazioni di combustibili fossili russi, raggiungendo una riduzione del 100% rispetto al periodo pre-guerra.
- Perché la Germania importa più dell’Italia dalla Russia?
- La Germania ha storicamente costruito la propria industria su una dipendenza strutturale dal gas russo, con contratti a lungo termine e infrastrutture dedicate come il gasdotto Nord Stream. Il processo di diversificazione è costoso e richiede tempo.
- Quando l’Europa potrà fare a meno delle materie prime russe?
- Gli analisti stimano che una diversificazione sostanziale richieda ancora diversi anni, con il completamento di nuovi terminali GNL, l’espansione delle rinnovabili e nuovi accordi di fornitura con paesi terzi.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.