La carenza di gas spinge le centrali elettriche a passare al petrolio

La carenza di gas spinge le centrali elettriche a passare al petrolio: l'AIE rivede al rialzo le stime sulla domanda di greggio e avverte sui rischi inflazionistici per l'economia globale.

Pubblicato 14 Ottobre 2021 Aggiornato 18 Ottobre 2026 13:16

La carenza di gas spinge le centrali elettriche a passare al petrolio: è questo il segnale d’allarme lanciato dall’Agenzia internazionale per l’energia (AIE), che ha documentato come le gravi carenze di gas naturale in Europa e Asia stiano alimentando una domanda straordinaria di prodotti petroliferi, aggravando un deficit di fornitura già consistente sui mercati del greggio.

Carenza di gas: perché le centrali elettriche si rivolgono al petrolio

Le carenze di gas naturale in Europa e Asia stanno aumentando la domanda di petrolio, rimarcando quello che era già un considerevole deficit di fornitura nei mercati del greggio. Così l’AIE, l’Agenzia internazionale per l’energia. «Una grave carenza di forniture di gas naturale, GNL e carbone derivante dalla ripresa economica globale in corso ha scatenato un’impennata dei prezzi delle forniture energetiche e sta innescando un massiccio passaggio ai prodotti petroliferi», ha dichiarato l’Agenzia.

«I dati provvisori di agosto indicano già che c’è un’alta domanda fuori stagione di olio combustibile, greggio e distillati medi per le centrali elettriche in un certo numero di paesi, compresa la Cina». L’ultima analisi dell’Agenzia mostra come l’acuta carenza di gas naturale si stia riversando su altri mercati e sull’economia in generale. La crisi sta approfondendo l’attuale deficit di fornitura di petrolio.

👉 Leggi anche: Energia elettrica e gas: prezzi in rialzo a ottobre 2026 (PUN 0,376 €/kWh, PSV 0,788 €/Smc)

L’impatto sul mercato del petrolio: le stime AIE riviste al rialzo

Di fronte a questo scenario, l’AIE ha rivisto significativamente le proprie previsioni sulla domanda di greggio:

  • La stima per la crescita della domanda è stata aumentata di 300.000 barili al giorno, portandola a 5,5 milioni di barili al giorno.
  • La previsione per l’anno successivo è stata alzata leggermente a 3,3 milioni di barili al giorno.
  • L’effetto del passaggio dal gas al petrolio si sentirà soprattutto nel trimestre in corso e in quello successivo, secondo l’Agenzia.

La crisi del gas non è del tutto positiva per il consumo di petrolio

Ma la crisi del gas non è del tutto positiva per il consumo di petrolio. L’aumento delle stime della domanda dell’AIE è stato temperato da una prospettiva più debole per il PIL, derivante principalmente da problemi della catena di approvvigionamento e dall’aumento dei costi dell’energia.

«L’impennata dei prezzi ha attraversato l’intera catena energetica globale», ha sottolineato l’Agenzia. «I prezzi più alti dell’energia stanno anche aggiungendo pressioni inflazionistiche che, insieme alle interruzioni di corrente, potrebbero portare a un calo dell’attività industriale e a un rallentamento della ripresa economica».

👉 Leggi anche: Energia elettrica e gas: PUN a 0,192 €/kWh e prezzo tutelato ARERA a 0,84 €/Smc a settembre 2026

La risposta dell’OPEC+ e il deficit di fornitura

L’AIE ha notato che l’OPEC ha mantenuto il piano di aumento della produzione di 400.000 barili al giorno «nonostante gli appelli dei principali paesi consumatori per un aumento più sostanziale». La produzione globale di petrolio aumenterà di circa 2,7 milioni di barili al giorno da settembre alla fine dell’anno, mentre l’OPEC+ continua a sciogliere i propri tagli e la produzione degli Stati Uniti si riprende dai danni causati dall’uragano Ida.

Anche con queste aggiunte, il mercato rimarrà in un deficit di fornitura di circa 700.000 barili al giorno per il resto dell’anno in corso, prima di tornare in eccedenza all’inizio del periodo successivo, ha concluso l’Agenzia.

Cosa significa per i prezzi dell’energia

Il passaggio dal gas al petrolio da parte delle centrali elettriche ha conseguenze dirette sui prezzi dell’energia per famiglie e imprese:

  • Pressione al rialzo sui prezzi del greggio: la domanda aggiuntiva proveniente dal settore elettrico si somma a quella industriale e dei trasporti, riducendo le scorte disponibili.
  • Effetto inflattivo a cascata: il rincaro dell’energia si trasmette ai costi di produzione in tutti i settori, alimentando l’inflazione generale.
  • Rischio di interruzioni industriali: le aziende energivore potrebbero ridurre la produzione se i costi diventano insostenibili, con ricadute sull’occupazione e sulla crescita economica.

FAQ: carenza di gas e passaggio al petrolio

Perché la carenza di gas spinge le centrali elettriche a usare il petrolio?
Quando il gas naturale scarseggia o diventa troppo costoso, gli operatori delle centrali elettriche cercano combustibili alternativi. Il petrolio — sotto forma di olio combustibile o distillati medi — è spesso la soluzione più rapida per garantire la continuità della produzione di elettricità.
Quali paesi sono più colpiti dal passaggio gas-petrolio nelle centrali?
Secondo l’AIE, tra i paesi che hanno già registrato un’alta domanda fuori stagione di prodotti petroliferi per le centrali elettriche figura la Cina, insieme a diversi paesi europei e asiatici alle prese con la carenza di gas naturale e GNL.
Il passaggio al petrolio risolve il problema energetico?
No. Il passaggio al petrolio è una soluzione di emergenza che aggrava il deficit di fornitura di greggio già esistente, fa salire i prezzi e genera pressioni inflazionistiche. Non risolve la carenza strutturale di gas, ma la trasferisce su un altro mercato delle materie prime.
Cosa sta facendo l’OPEC per rispondere all’aumento della domanda?
L’OPEC ha mantenuto il piano di aumento graduale della produzione di 400.000 barili al giorno, ritenuto insufficiente dai principali paesi consumatori. Il risultato è un mercato che rimane in deficit di fornitura nonostante gli incrementi produttivi programmati.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.