Finanza Rc Auto: nell’arco di un anno i rincari sono nell’ordine del 27%. Le regioni dove si spende di più

Rc Auto: nell’arco di un anno i rincari sono nell’ordine del 27%. Le regioni dove si spende di più

9 Febbraio 2024 14:42

La polizza Rc Auto diventa sempre più cara. Sul premio, che gli automobilisti devono pagare periodicamente, incidono vari fattori, tra i quali ci sono l’età del proprietario, la potenza del veicolo e la classe di merito di appartenenza. Ma non solo: il passato del contraente ha un suo peso, soprattutto se è costellato da qualche incidente con colpa.

Ad incidere sul costo della Rc Auto, però, ci sono anche diversi fattori esogeni, che non dipendono direttamente dall’automobilista. E che, almeno nel corso degli ultimi anni, hanno contribuito a far lievitare i prezzi. A fare il punto della situazione sul costo assicurazioni ci ha pensato Altroconsumo. E la foto che ne emerge non è delle migliori. Almeno per il portafoglio dei consumatori.

Rc Auto: rincari fino al 27%

Stando all’analisi effettuata da Altroconsumo, nel corso degli ultimi dodici mesi il costo medio dei premi assicurativi delle automobili, nel nostro paese, ha registrato una brusca impennata, registrando un +27%. Alla fine del 2023 gli automobilisti sono arrivati a pagare oltre 600 euro l’anno.

L’analisi effettuata dall’associazione si basa sullo studio di qualcosa come 516.401 preventivi, dai quali emerge che l’aumento dei premi delle Rc Auto, sostanzialmente, è risultato essere omogeneo in tutto il paese, con la sola eccezione del Sud Italia. I maggiori rincari sono stati registrati al Centro, dove hanno superato il 30%. Seguono il Nord Ovest, il Nord-Est e le Isole con delle percentuali che oscillano tra il 27% e il 29%. Nel Sud gli aumenti medi dei premi assicurativi sono stati intorno al 22%.

Secondo i dati dell’Osservatorio Facile.it, invece, a dicembre 2023 per sottoscrivere un assicurazione per un veicolo a quattro ruote erano necessari, mediamente, 618,55 euro, vale a dire il 35% in più rispetto a dodici mesi prima.

La tendenza al rialzo non sembra mostrare segni di rallentamento – spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it -. L’inflazione, che nel nostro Paese rimane ancora su livelli elevati, gioca un ruolo chiave sia sul costo di riparazione delle auto sia sul costo medio dei sinistri, fattori che inevitabilmente pesano sull’aumento delle tariffe Rc auto. In un contesto caratterizzato da continui incrementi, quindi, confrontare le offerte presenti sul mercato è indispensabile per risparmiare e contrastare futuri rincari.

Le regioni con i costi maggiori

Volendo entrare un po’ più nel dettaglio, è possibile segnalare che – almeno per il periodo compreso tra ottobre 2022 e settembre 2023 – le regioni più care sono state la Calabria e la Campania, dove i costi medi della Rc Auto sono stati rispettivamente pari a 612 euro e 960 euro. Le polizze con le tariffe più convenienti, invece, vengono registrate in Trentino Alto Adige e in Friuli Venezia Giulia.

Napoli si conferma come la provincia più cara in assoluto, con un costo medio delle polizze più alto rispetto a quello nazionale. A Pordenone, al contrario, si registrano i premi più bassi.

Le città più convenienti

Altroconsumo, nella propria indagine, ha poi analizzato quali siano i costi delle Rc Auto nelle sei città italiane con il numero maggiore di abitanti: Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli e Palermo.

Come abbiamo anticipato in precedenza ad indossare la maglia nera è Napoli, dove il premio medio è il doppio rispetto a quello che è stato rilevato a Roma. Ma soprattutto risulta essere molto più alto rispetto a quanto registrato in un’altra città del Sud: Palermo. Torino e Milano, invece, sono le due città più convenienti.

I motivi degli aumenti

A determinare l’aumento dei premi delle Rc Auto, secondo Altroconsumo, sono i costi dei sinistri, che sono arrivati ai livelli prepandemia. Proprio sui sinistri pesa la crescita dell’inflazione, che va ad impattare direttamente sui vari costi che devono sostenere le compagnie assicuratrici, che passano dalla manodopera e arrivano ai pezzi di ricambio. Un ruolo decisivo lo gioca anche la carenza di approvvigionamento dei microchip destinati al settore automotive: un problema che, benché risulti essere in fase di miglioramento, non si è ancora del tutto risolto.