Notiziario Notizie Altri paesi Europa Recovery Fund, Ue sforna bazooka anti-Covid. All’Italia 209 MLD, Olanda e Austria esultano con i rebates

Recovery Fund, Ue sforna bazooka anti-Covid. All’Italia 209 MLD, Olanda e Austria esultano con i rebates

E’ fatta: dopo una maratona di trattative a livelli record, durata quattro giorni e quattro notti, i leader Ue, riuniti nel Consiglio europeo a Bruxelles, hanno sfornato il loro bazooka anti-COVID: un Recovery Fund, ergo fondo per la ripresa, del valore di 750 miliardi di euro. Una risposta comune, arrivata dopo momenti anche di alta tensione, che sono culminati nel braccio di ferro tra l’Olanda di Mark Rutte e l’Italia di Giuseppe Conte.

La svolta è stata possibile grazie alla proposta di Charles Michel, numero uno del Consiglio Ue che, giustamente, merita di essere considerato il paciere dei vari litiganti in campo. E’ stato il suo piano, infatti, a mettere d’accordo i Paesi frugali – Olanda, Danimarca, Austria, Svezia – e l’altro blocco dei paesi più colomba: Germania – della virata ‘dovish’ di Angela Merkel si parla ormai da mesi -, Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia.

OLANDA-ITALIA: CHI HA VINTO? QUALI I CONTROLLI SUI SUSSIDI?

E’ la domanda da stadio che diversi italiani si stanno facendo in queste ore. D’altronde, agli occhi degli italiani (ma anche degli olandesi), le trattative sul Recovery Fund sono state interpretate come una partita tra Italia e Olanda. Di primo acchito, si può senz’altro dire che Giuseppe Conte tornerà a casa riportando un risultato di tutto rispetto.

Come scrive anche Bloomberg il paese, “epicentro originale in Europa della pandemia, sarà probabilmente il più grande beneficiario del piano, e prevede di ricevere 82 miliardi di euro in sovvenzioni (o anche grants) e 127 miliardi circa sotto forma di prestiti, stando alle stime iniziali”.

Stime iniziali che sono state confermate dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, dopo la quarta e ultima maratona notturna, in un punto stampa ha annunciato il raggiungimento dell’intesa sul Recovery Fund:

“Abbiamo approvato un piano di rilancio ambizioso”, da 750 miliardi “di cui il 28% all’Italia”, ha precisato Conte, sottolineando che l’intervento a favore dell’Italia “è stato migliorato”. Vale la pena a tal proposito, e a farlo notare è stato lo stesso Conte, che l’ammontare dei prestiti aggiuntivi (+36 miliardi) è  pari alla cifra che l’Italia avrebbe ricevuto con il Mes Fondo salva stati, il che fa sorgere spontanea la domanda: il MES non serve più?

Il Guardian tuttavia lo sottolinea chiaro e tondo:

“Nel momento in cui sorgerà il timore che le riforme non saranno state lanciate dai paesi membri che riceveranno i fondi, qualsiasi leader Ue potrà fermare l’esborso dei finanziamenti, per permettere al Consiglio europeo dei 27 capi di stato e di governo di dibattere sulla questione “in modo esaustivo”.

I controlli su come saranno utilizzate le risorse, insomma, ci saranno: alcune stesse fonti italiane hanno riportato all’Ansa che “la soluzione finale (sulla governance del Recovery Fund) consente l’attivazione del freno di emergenza”. Le stesse fonti hanno però smorzato l’importanza del freno di emergenza affermando che sarà attivato “solo in casi eccezionali”.

Ci sarà – hanno aggiunto – un passaggio in Consiglio europeo senza conferirgli facoltà decisionali. L’intera procedura ricade sotto competenza della Commissione, le cui prerogative sono state esplicitamente richiamate nel testo dietro richiesta del presidente Conte. La delegazione italiana ha altresì acquisito parere legale del servizio giuridico del Consiglio che conferma piena competenza delle prerogative della Commissione. Questo significa nessuna possibilità di veto in nessuna fase della procedura”.

Dal canto suo la  stampa olandese ha sottolineato che il premier Mark Rutte ha incassato una vittoria importante, “visto che i paesi che riceveranno la fetta più grande dei sussidi (Italia in primis) dovranno comunque osservare alcune condizioni e impegnarsi a riformare le loro economie. L’Olanda riceverà però meno fondi per la ricerca e lo sviluppo (R&D).

RECOVERY FUND: ECCO COME E’ CAMBIATA RIPARTIZIONE TRA SUSSIDI E PRESTITI

C’è da dire che la ripartizione del Fondo in prestiti e sussidi è cambiata in modo significativo rispetto all’impostazione originale della proposta che era stata presentata dalla Commissione europea di Ursula von der Leyen.

L’importo complessivo è sempre pari a 750 miliardi di euro: ma se prima la somma era suddivisa in 500 miliardi in aiuti e 250 miliardi sotto forma di prestiti, ora la ripartizione è di 390 miliardi sotto forma di aiuti e 360 miliardi in prestiti.

In generale, come riporta Bloomberg, “quasi un terzo dei finanziamenti (del fondo) sarà destinato a contrastare i cambiamenti climatici tanto che, insieme alle risorse previste dal bilancio settennale 2021-2027 dell’Ue approvato insieme al Recovery Fund, il pacchetto si confermerà il più grande piano di stimoli ‘green’ della storia. Va detto che tutte le spese dovranno attenersi all’obiettivo del taglio delle emissioni fissato con l’Accordo di Parigi”.

I vari leader europei non hanno nascosto la loro soddisfazione:

“Sono molto sollevata – ha detto la cancelliera Angela Merkel – Abbiamo dato una risposta alla crisi più grande che l’Ue abbia mai dovuto affrontare”.

Il leader del Consiglio Ue Charles Michel ha parlato di una “maratona” che si è conclusa con successo, aggiungendo che “la magia del progetto europeo continua a funzionare“.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito quello di oggi un giorno storico e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha fatto notare che stavolta l’Unione europea non potrà essere accusata di aver fatto “troppo poco, e troppo tardi”.

Questo aspetto è stato messo in evidenza anche dall’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, che ha definito l’esito raggiunto un super Whatever It Takes, sicuramente più tempestivo di quello seguito alla crisi del 2008 (riferimento al bazooka lanciato dall’allora presidente della Bce Mario Draghi nel 2012, ovvero quattro anni dopo la crisi).

Soddisfazione anche da parte del premier olandese Mark Rutte, il Mr No come è stato definito nel migliore dei modi per la sua insistenza a volere un sistema di controlli sulle risorse che saranno erogate dal fondo. Controlli che, come visto sopra, comunque ci saranno.

IL BARATTO: MAXI SCONTI AI PAESI FRUGALI SUI REBATES

Detto questo, se Rutte, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e gli omologhi di Danimarca e Svezia hanno accettato l’accordo è stato soprattutto per la questione dei rebates, ovvero per gli sconti sui contributi al bilancio Ue che sono stati accordati a loro favore.

C’è da dire che il Recovery Fund è legato infatti al bilancio pluriennale dell’Unione europea 2021-2027, approvato anch’esso dai leader Ue, per un ammontare di 1,074 miliardi di euro.

L’Olanda, in base ai termini che sono stati pattuiti, beneficerà di uno sconto più alto che in passato sui suoi contributi annuali, pari a 1,92 miliardi di euro, rispetto al precedente sconto di 1,57 miliardi. Rutte e i suoi potranno inoltre dire la loro sull’utilizzo dei sussidi del Recovery Fund, come sottolinea il NL Times.

All’Austria di Sebastian Kurz è stato accordato un rimborso di 565 milioni di euro, rispetto ai rebates di soli 237 milioni riconosciuti a essa fino a oggi. Aumentati anche gli scontri ai contributi versati dagli altri due paesi frugali, ovvero Svezia e Danimarca.

Riguardo alle somme che saranno erogate a favore di altri paesi, il premier spagnolo Pedro Sanchez ha reso noto che la Spagna riceverà 140 miliardi di euro, di cui 72,2 miliardi sotto forma di sovvenzioni e il resto in prestiti. Sanchez ha definito il fondo un “Piano Marshall per l’Europa”.

Il Portogallo riceverà sussidi per un valore di 15,3 miliardi di euro. La Grecia, stando a quanto ha annunciato lo stesso primo ministro Kyriakos Mitsotakis riceverà una somma di 72 miliardi di euro in sovvenzioni.