Finanza Notizie Mondo Libia, Haftar blocca export petrolio, WTI e Brent reagiscono. Accordo debole a Conferenza Berlino

Libia, Haftar blocca export petrolio, WTI e Brent reagiscono. Accordo debole a Conferenza Berlino

Focus sui prezzi del petrolio, dopo che il generale Khalifa Haftar ha fatto scattare il blocco della produzione e delle esportazioni del petrolio libico, venerdì scorso, prima della conferenza di Berlino che si è tenuta nella giornata di ieri. La mossa si tradurrà in un blocco del petrolio libico di 800.000 barili al giorno.

I prezzi del WTI scambiato a New York salgono dell’1,06%, a $59,16 al barile, mentre il Brent fa +1,26% a $65,67.

In particolare, l’Esercito Nazionale Libico (Lna) fedele ad Haftar, le cui forze controllano la parte orientale e gran parte del sud della Libia, ha sequestrato lo scorso venerdì diversi terminali dei porti da cui partono le esportazioni, come atto di sfida nei confronti del governo di Tripoli, le cui sono entrate sono finanziate dal ricavato delle vendite di petrolio.

La società National Oil Company (NOC) – compagnia petrolifera unica della Libia – ha riferito che il blocco porterà la produzione giornaliera di petrolio libico a scivolare da 1,3 milioni a 500.000 barili, provocando perdite di $55 milioni al giorno.

Il NOC ha condannato l’atto, ricordando che il petrolio rappresenta “il sangue dell’economia libica” e che è l’unica fonte capace di finanziare le casse dello stato.

“Gli impianti petroliferi appartengono al popolo libico e non dovrebbero essere usati come mezzo per trattative politiche”, ha ammonito il presidente del NOC, Mustafa Sanalla.

Il gruppo ha anche ammesso che la sospensione delle esportazioni impedirà il pieno rispetto dei contratti per l’erogazione di petrolio che sono stati firmati con le compagnie petrolifere di tutto il mondo. Le forze vicine ad Haftar hanno dal canto loro accusato il governo di Tripoli guidato da Fayez al-Sarraj – che controlla, tra le altre cose, anche la Banca centrale del paese – di aver utilizzato i proventi delle vendite di petrolio per pagare i mercenari siriani e turchi.

I gruppi tribali fedeli ad Haftar hanno lanciato un appello ai paesi arabi, affinché prendano “una chiara e forte posizione” per sostenere il governo del generale contro i “terroristi” delle milizie. Stando a quanto ha ricordato Al Jazeera Haftar ha il sostegno degli Emirati Arabi Uniti, dell’Egitto, della Giordania e, più di recente, dei mercenari russi. Anche la Francia è stata accusata di aver dato sostegno al generale. La Turchia sostiene invece il governo di Tripoli, e il suo Parlamento ha approvato questo mese una mozione per inviare militari in Libia.

Ieri si è svolta la Conferenza di Berlino sulla Libia, che ha riunito paesi Ue ed extra Ue. Così la cancelliera tedesca Angela Merkel alla fine della conferenza:

“Tutti gli Stati sono d’accordo che abbiamo bisogno di una soluzione politica e che non ci sia alcuna chance per una soluzione militare. Abbiamo messo a punto un piano molto ampio, tutti hanno collaborato in modo molto costruttivo, tutti sono d’accordo sul fatto che vogliamo rispettare l’embargo delle armi con maggiori controlli rispetto al passato”. A Berlino “non abbiamo risolto tutti i problemi, ma abbiamo creato lo spirito, la base per poter procedere sul percorso Onu designato da Salamé”. Peccato che i due diretti interessati, Fayez al-Sarraj e Khalifa Haftar, non abbiano firmato l’accordo finale, che dovrebbe preludere a un cessate il fuoco duraturo, a un embargo sulle armi e alla fine delle ingerenze straniere.

I due leader libici hanno accettato il monitoraggio della tregua e nominato i membri della commissione militare ‘5+5’ che, secondo il piano di azione Unsmil, dovrebbe avere il compito di monitorare il cessate il fuoco e stabilire la linea degli schieramenti. I due hanno detto sì anche alla conferenza intra-libica, che avrà luogo probabilmente a Ginevra. Ma la Conferenza di Berlino non è riuscita a indurre Sarraj e Haftar a incontrarsi “per un dialogo serio” (i due si sono invece evitati), o a persuadere entrambe le controparti ad accettare una tregua permanente.