Finanza Notizie Mondo Facebook, Zuckerberg a Congresso Usa su Libra: ‘progetto rischioso, potrebbe anche non funzionare’

Facebook, Zuckerberg a Congresso Usa su Libra: ‘progetto rischioso, potrebbe anche non funzionare’

Per caso, è lo stesso Mark Zuckerberg a vacillare sul progetto della criptovalita Libra? Interrogativi di questo genere hanno assillato il cripto-universo dopo la testimonianza, al Congresso Usa, del numero uno di Facebook. Che, oltre a definire Libra un progetto rischioso, ha detto che il piano potrebbe pure non funzionare.

Giacca e cravatta, Zuckerberg si è presentato alla Commissione di servizi finanziari della Camera dei Rappresentanti, assicurando che Libra sarà lanciata solo dopo l’approvazione piena delle autorità americane. A conferma del suo impegno ad allinearsi alla regolamentazione made in Usa, il giovane manager tra i più potenti al mondo ha aggiunto che Facebook sarebbe anche disposta a lasciare la Libra Association se altre società aderenti al progetto dovessero decidere di proseguire con il lancio della criptovaluta senza aver ricevuto prima il via libera dagli States.

L’audizione di Zuckerberg, al Congresso, è stata tutto fuorché semplice. Così gli si è rivolto il deputato democratico della California Maxine Waters, presidente della Commissione:

“Forse lei crede di essere al di sopra della legge, e tra l’altro è evidente che sta puntando a far crescere in modo aggressivo la dimensione della sua compagnia, disposto a mettere i piedi in testa a chiunque, inclusi i suoi rivali, le donne, la gente di colore, i suoi stessi clienti, e anche la democrazia, pur di ottenere ciò che desidera….Infatti, ha anche dato il via a un serio dibattito sulla necessità di Facebook di essere oggetto di break up”.

Il numero uno di Facebook si è trovato costretto a dare una risposta anche sul motivo per cui, a suo avviso, diversi soci finanziari che in precedenza si erano mostrati entusiasti guardando a Libra, come Mastercard, Visa, PayPal e Ebay, abbiano abbandonato il progetto.

Libra è stata d’altronde oggetto di diverse critiche non solo in Usa ma anche di diverse autorità di mercato a livello globale, per il rischio di riciclaggio di denaro sporco associato alla sua circolazione.

Libra in sostanza è una moneta digitale concepita per il pagamento di prodotti e servizi online in maniera semplice e veloce, dalla corsa su Uber all’abbonamento di Spotify, fino alla possibilità di comprare su Instagram o inviare soldi ad un parente.

Il tutto, basato “sulla tecnologia blockchain: una tecnologia decentrata – che è gestita da molte organizzazioni diverse invece di una sola – rendendo il sistema più equo in generale” con una crittografia “che aiuta a mantenere al sicuro i tuoi soldi”, così come annunciato lo scorso giugno. Un altro rischio messo in evidenza è  quello che la sua introduzione possa generare instabilità nel sistema finanziario globale.

Zuckerberg ha dovuto tentare, dunque, di convincere i membri del Congresso dellla necessità di lanciare il progetto.

Tra le sue argomentazioni, quella secondo cui la Cina comunque avrà una propria criptovaluta. Di conseguenza, questo è un motivo che dovrebbe indurre le autorità Usa a non bloccare Libra; l’AD di Facebook si è mostrato inoltre disponibile verso la richiesta di alcuni membri del Congresso di fare in modo che la moneta digitale venga garantita dal dollaro Usa; tra le sue dichiarazioni, quella secondo cui diversi soci hanno lasciato il piano Libra in quanto – ha ammesso – si “tratta di un progetto rischioso, oggetto di diversi controlli”.

Il progetto Libra è stato annunciato a giugno da Facebook, che ha reso nota l’intenzione di varare il lancio nel giugno del 2020:

“Aspiriamo a rendere facile per tutti inviare e ricevere soldi proprio come si usano le nostre app per condividere istantaneamente messaggi e foto – aveva spiegato Zuckerberg, sottolineando come attualmente “circa un miliardo di persone non ha un conto in banca ma ha a disposizione un cellulare”. E sarebbe questa la fascia di popolazione mondiale su cui il 35enne ceo punterebbe con Libra.