Finanza Notizie Mondo Coronavirus, Trump: l’America potrebbe riaprire presto. Fosse per i medici mondo rimarrebbe chiuso per anni’

Coronavirus, Trump: l’America potrebbe riaprire presto. Fosse per i medici mondo rimarrebbe chiuso per anni’

Il presidente americano Donald Trump si è già stufato delle restrizioni che la sua amministrazione è stata costretta a varare per contenere la diffusione del coronavirus negli States. Misure come distanziamento sociale, come #iorestoacasa e come sospensione di alcune attività economiche da parte di colossi del mondo corporate Usa ben noti (come Apple).

E così, in un briefing tenuto alla Casa Bianca, Trump tuona: “Non possiamo permetterci che la cura sia peggio della malattia“, ripetendo quanto aveva scritto in un messaggio postato su Twitter qualche ora prima:

“We cannot let the cure be worse than the problem itself”. Nello stesso post Trump lo aveva detto: “alla fine del periodo di 15 giorni, prenderemo una decisione sulla strada che vorremo prendere!

Il riferimento è a quella campagna “15 Days to Slow The Spread” lanciata dalla sua amministrazione per frenare i contagi del virus, che si sostanzia in alcune regole, operative per 15 giorni, tra cui: lavorare a casa il più possibile, praticare il distanziamento sociale, evitare assembramenti di più di 10 persone.

Si tratta di disposizioni che rimarranno attive fino alla fine del mese di marzo e che, evidentemente, hanno già messo a dura prova la pazienza del tycoon.

E così eri il presidente americano è tornato sulla questione, non risparmiando stoccate alla comunità dei medici che, a suo avviso, richiederebbero per la lotta contro il coronavirus misure troppo estreme e soprattutto troppo dannose per l’economia.

L’America non è stata costruita per rimanere chiusa – ha detto -che “se fosse per i medici il mondo intero rimarrebbe chiuso”.

“Non dimenticate i dottori -ha insistito . Se fosse per loro, potrebbero dire”:

Manteniamo tutto chiuso, chiudiamo il mondo intero. Una volta chiuso, sarebbe stupendo, tanto che direbbero: ‘Teniamolo chiuso per un paio di anni. Ma voi sapete che non possiamo farlo. E non possiamo farlo soprattutto con un paese che è il numero uno dell’economia mondiale”.

Anche perché “a quel punto si affaccerebbero problemi maggiori rispetto a quelli originali, ed è questo che intendo dire quando affermo che la cura può essere peggio della malattia!”

Il presidente Usa ha aggiunto poi che altri eventi, come l’influenza e gli incidenti mortali, fanno salire ogni anno il tasso di mortalità senza per questo far deragliare la società.

“Guardate agli incidenti automobilistici, che sono ben più frequenti di quello di cui stiamo parlando. Questo non significa che dovremmo dire alle persone di smettere di guidare“.

Trump è sembrato insomma minimizzare la minaccia del coronavirus, dopo che lunedì il numero di persone infettate dal virus negli Stati Uniti ha sorpassato i 43.000 casi e il bilancio delle vittime della malattia COVID-19 è salito a più di 500 decessi.

Peccato che sempre nella giornata di ieri Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore della World Health Organization – Organizzazione mondiale della Sanità – abbia avvertito che “la pandemia sta accelerando”.

Ma certo Trump, che ha sempre presentato il rally di Wall Street come uno dei punti di forza della sua presidenza, deve aver reagito piuttosto male alla notizia che, per colpa di un virus, il Dow Jones e lo S&P hanno azzerato ormai tutti i guadagni messi a segno dall’Election Day del 2016 che lo ha portato alla Casa Bianca. Proprio nell’anno in cui si gioca la presidenza, viste le elezioni presidenziali di novembre; motivo per cui Trump vuole riaprire l’America “presto”. E, alla domanda se per presto intenda “settimane o mesi”, ha risposto: “Non mesi”.

Il COMMENTO DELL’ANALISTA POLITICO: FALLIMENTO DI UNA LEADERSHIP

Arriva intanto la sferzata a Trump da Norbert Tofall, analista politico di Flossbach von Storch Research Institute attraverso l’analisi “Coronavirus? Trump fallisce su tutta la linea”:

“Ai tempi della pandemia del coronavirus, Donald Trump è chiamato ad agire da crisis manager, anche se per il momento non sembrerebbe essere all’altezza della sfida. E nei sondaggi sulle elezioni presidenziali perde punti – scrive Tofall, che mette in evidenza alcuni punti, tra cui il “Sistema sanitario poco preparato all’espandersi della pandemia”.

“Il sistema sanitario è tutt’altro che solido e questo è dovuto anche a Donald Trump. Una delle sue più grandi promesse nella campagna elettorale, ovvero l’attuazione di una riforma sanitaria e farmaci a basso costo per tutti, era già fallita nel 2017. Nel 2010, il presidente Barack Obama era riuscito a introdurre un nuovo sistema sanitario nonostante le massicce resistenze. Nell’ultima campagna elettorale, Trump tuttavia aveva promosso l’abolizione dell’Obamacare, ma senza trovare un’alternativa politica concreta. E Trump ha dimostrato la sua incompetenza e inconsapevolezza in materia di politica sanitaria, durante le concrete negoziazioni nella primavera del 2017, fallendo su tutta la linea con il suo “deal-making”. Da allora, ha portato avanti una strategia che ha, in fin dei conti, messo al muro l’intero sistema sanitario dal punto di vista fiscale”.

Questo flop porta Tofall ad arrivare alle seguenti conclusioni:

“La politica di Trump quindi non è stata altro che la prosecuzione di problemi rimandati e che si sono accumulati. I problemi reali dell’attuale sistema sanitario negli Stati Uniti sono stati utilizzati da Trump come strumento nella lotta contro l’establishment e contro il sistema, che ora potrebbe vendicarsi se la diffusione della crisi del coronavirus si estendesse ulteriormente. Se il sistema sanitario statunitense dovesse essere sconvolto dalla crisi del coronavirus, probabilmente molti sostenitori di Trump si renderanno conto che il ‘deal-making’ di Trump non risolve problemi di sistemi complessi, ma piuttosto li trascina. Trump ha già perso punti nei sondaggi elettorali e la tendenza potrebbe intensificarsi, ma questo resta ancora da vedere”.

Guardando alle elezioni presidenziali, “si tratta di un possibile duello tra Trump e Biden, per la scelta tra un dealmaker e un politico responsabile. Trump vuole “accordi” al posto di regole generali e astratte e inizia gli accordi con insulti e ricatti verso la controparte. La passione per gli affari e la minaccia di ricatto, di generare danni, deriva dal suo desiderio di furore e rivolta. Ma in una società moderna i problemi reali possono essere risolti solo attraverso regole generali e astratte. E questo richiede riforme coerenti e strategie di attuazione di potere politico ben ponderate. Tutto ciò non fa parte di Trump e potrebbe, di conseguenza, favorire Biden”.

Da qualunque angolazione la si veda, con Trump si è di fronte a “un fallimento della leadership”. Tofall così conclude:

“Ogni cittadino americano può essere colpito dal coronavirus. Ecco perché c’è una maggiore attenzione da parte di tutti gli elettori su questo tema. Non ci vuole una profonda competenza politica per riconoscere che c’è un fallimento di leadership. Trump ha affermato davanti alle telecamere che ci sono abbastanza test per il coronavirus. E il suo vicepresidente Mike Pence lo ha contraddetto dopo due minuti. Inoltre il fatto che il divieto di ingresso dall’Europa in USA, adottato da Donald Trump, abbia creato un giovedì nero sui mercati azionari non è stato ben accolto dai cittadini statunitensi, le cui pensioni dipendono dall’andamento dei mercati dei capitali. Resta da vedere se Trump sia ancora in grado di rimediare. Ma è piuttosto improbabile che i suoi atteggiamenti cambino rapidamente”.