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Coronavirus: segnali nefasti per l’economia, crescita vista al tasso più basso da crisi finanziaria

Il coronavirus sta dominando le notizie e spargendo il panico sui mercati. In poco più di una settimana, l’epidemia si è trasformata da un problema principalmente asiatico a un pericolo chiaro per l’intera economia globale. Purtroppo, il virus sta causando sempre più decessi e la sua diffusione un forte subbuglio nei mercati azionari globali, spingendo i rendimenti obbligazionari a nuovi minimi e la Federal Reserve a operare il suo primo taglio dei tassi di emergenza dalla grande crisi finanziaria. Interventi straordinari sono attesi anche dalla Banca centrale europea, che si riunirà proprio questo giovedì. Intanto i governi dei principali paesi dell’Eurozona, dall’Italia, alla Francia, fino alla Germania, si armano di piani per sostenere le imprese e l’economia nazionale. Ma quale impatto potrà avere tutto questo? Se lo chiedono tutti. Darren Williams, director global economic research di AllianceBernstein, prova a dare una risposta. La riportiamo di seguito:

 

Valutare la minaccia da coronavirus
Molto di quello che riguarda il coronavirus rimane incerto quindi dobbiamo prestare particolare attenzione quando proviamo a stimarne l’impatto sull’economia. Non solo abbiamo una visibilità limitata su quello che può essere il percorso del virus, ma anche la lista dei casi comparabili è alquanto corta. Quello che sappiamo è che l’economia globale rimane fragile e che molte aree del mondo sviluppato stanno raggiungendo i limiti delle possibilità della politica monetaria. La combinazione di questi fattori rende l’economia globale insolitamente vulnerabile a shock negativi come il coronavirus.

 

Le implicazioni economiche delle misure di contenimento
Fino a una settimana fa o poco più, i principali canali attraverso i quali il coronavirus era atteso colpire l’economia globale erano limitati all’impatto diretto sulla crescita della Cina e sui cambiamenti alla catena di produzione internazionale. Considerate le attese di una risposta aggressiva da parte delle autorità cinesi, pronte a fornire un forte stimolo all’economia, ci si attendeva che il “contagio” per l’economia globale rimanesse contenuto. Ora che il virus ha attecchito anche oltre i confini della Cina, questa visione relativamente ottimista è scemata. Il rischio principale è che le misure di contenimento adottate dai governi catapultino il mondo in uno stato di recessione. E’ troppo presto per trarre conclusioni, ma ci sono segnali nefasti. In Europa, ad esempio, l’attenzione sta iniziando a spostarsi su come ritardare la diffusione del virus piuttosto che su come prevenirlo o contenerlo. Sembra solo una questione di tempo prima che i governi inizino a imporre restrizioni di vario tipo all’attività economica.

Recentemente abbiamo abbassato le nostre stime di crescita mondiale dal 2,4% al 2,1%, al di sotto del consenso, dunque al tasso più basso dalla grande crisi finanziaria. E’ probabile si riveli una previsione troppo ottimista tuttavia se la diffusione in Europa e Stati Uniti sarà accompagnata da azioni di contenimento draconiane. In quel caso la crescita potrebbe navigare, anche solo temporaneamente, in territorio negativo – scenario che potrebbe peggiorare se ciò esponesse le fragilità associate al rapido aumento del debito.

 

Le opzioni di politica fiscale e monetaria
In questo scenario, ci si interroga su cosa possono effettivamente ottenere le banche centrali allo stato attuale. Possiamo avere un’alta convinzione nella capacità delle banche centrali di impedire che le perturbazioni economiche si trasformino in una crisi di liquidità, ma possiamo anche avere molta meno fiducia nella capacità delle banche centrali di affrontare o compensare il danno economico. Ciò sarebbe stato vero in tempi migliori, ma oggi la politica monetaria ha raggiunto i limiti della sua efficacia in molte parti del mondo sviluppato (cioè in Europa e Giappone). Inoltre, la politica monetaria è uno strumento poco utile ad affrontare i problemi di flusso di cassa delle imprese e delle famiglie nelle aree colpite.

È qui che entra in gioco la politica fiscale. Quando i governi iniziano a imporre restrizioni sull’attività economica, è fondamentale che siano accompagnati da misure per ridurre al minimo l’impatto sulle famiglie e sulle imprese. La buona notizia è che sembra che i politici lo stiano capendo. Ma è importante che le parole siano seguite da un’azione efficace. In caso contrario, lo stimolo monetario può rivelarsi inutile, insufficiente da solo per prevenire una recessione più profonda nel caso in cui la crisi del coronavirus continui a intensificarsi.