Notiziario Notizie Asia Coronavirus, McDonald’s chiude ristoranti a Wuhan e altre città. Stop Starbucks a 2000 caffetterie Cina

Coronavirus, McDonald’s chiude ristoranti a Wuhan e altre città. Stop Starbucks a 2000 caffetterie Cina

Imperativo: evitare contatti e situazioni che possano fomentare ulteriormente la diffusione del coronavirus. Non per niente diversi eventi pianificati per le celebrazioni del Capodanno lunare sono stati cancellati, non per niente, in Cina. il diktat è evitare occasioni in cui si sta in gruppo. La psicosi del contagio è già in atto – basti pensare a quante città sono state messe in quarantena – mentre nel paese, di fatto, aumentano i casi accertati e i decessi. E così anche le multinazionali si adeguano, decidendo in alcuni casi di chiudere i battenti dei negozi retail con cui operano nel paese.

McDonald’s e Starbucks sono state tra le prime ad annunciare di aver chiuso alcune location selezionate, in Cina, al fine di prevenire il diffondersi del virus tra dipendenti e clienti.

In particolare, McDonald’s ha riferito a Business Insider di aver sospeso il proprio business in cinque città della Cina, particolarmente esposte al coronavirus. In un’email inviata a Business Insider, un portavoce di McDonald’s Asia ha riferito lo scorso venerdì, dopo che le indiscrezioni su queste chiusure erano state riportate inizialmente dall’agenzia di stampa Reuters, che il colosso americano del fast food avrebbe chiuso tutti i ristoranti situati a Wuhan (focolaio del virus), Ezhou, Huanggang, Qianjiang e Xiantao.

Riguardo alle altre location che rimarranno aperte, McDonald’s ha dato chiare disposizioni: i dipendenti di tutti i ristoranti di McDonald’s in Cina dovranno misurarsi la febbre quando arrivano al lavoro. Chiunque lamenti sintomi di raffreddore o febbre verrà rimandato a casa immediatamente. “Stiamo distribuendo le maschere con urgenza, in modo che molto presto tutto il nostro staff presente nel paese le indossi. Stiamo rafforzando le comunicazioni interne al fine di convincere tutti a lavarsi le mani frequentemente, così come aiutiamo i dipendenti ad avere una comprensione generale più approfondita per prevenire l’epidemia”.

La stessa cosa ha fatto la catena americana Starbucks, che ha annunciato la chiusura di più della metà dei punti vendita che ha in Cina: si tratta di 2.000 caffetterie, che saranno chiuse in via temporanea. Così il direttore finanziario Pat Grismer agli analisti:

“L’intensità dell’impatto dipenderà dalla durata della chiusura dei negozi, mentre lavoriamo insieme alle autorità locali per gestire la situazione, e proteggere i nostri partner e clienti”.  Il gruppo, che proprio ieri ha diffuso i risultati di bilancio del quarto trimestre, aveva intenzione di rivedere al rialzo alcune poste di bilancio, ma ha evitato di farlo nel momento in cui il virus ha iniziato a diffondersi, costringendo i negozi a chiudere i battenti.

In ogni caso, la compagnia “aggiornerà la sua guidance per l’anno fiscale 2020, quando potrà stimare in modo ragionevole le conseguenze del coronavirus”, si legge nel comunicato relativo al bilancio. Detto questo, Starbucks ha ammesso di prevedere che il virus “colpirà in modo significativo” i risultati del secondo trimestre fiscale e dell’anno fiscale 2020.

La Cina ha inciso per il 10% sul fatturato di Starbucks nel corso del primo trimestre. Da segnalare che la catena ha riportato nel suo primo trimestre fiscale utili netti per $885,7 milioni, o 74 centesimi per azione, in crescita rispetto ai $760,6 milioni, o 61 centesimi per azione, dello stesso periodo dello scorso anno. Escluse le voci di bilancio straordinarie, Starbucks ha riportato un utile per azione di 79 centesimi, meglio dei 76 centesimi attesi dagli analisti intervistati da Refinitiv.

Starbucks e McDonald’s non sono sicuramente le uniche multinazionali costrette a ricorrere a misure tanto drastiche. Bloomberg ha riportato che a chiudere sono state anche alcune attrazioni turistiche, come Shanghai Disney Resort e InterContinental Hotels Group. Anche in questo caso, la chiusura dovrebbe essere temporanea.

Altre società a prendere provvedimenti contro il coronavirus sono state WeWork -che ha chiuso temporaneamente 55 uffici, incoraggiando i propri dipendenti a lavorare da casa -e Facebook. In quest’ultimo caso, ai dipendenti che lavorano in Cina e che di recente hanno viaggiato, stando ad alcune indiscrezioni, è stato chiesto di lavorare da casa. Per ora, rimarrà aperta invece Wal-Mart. Il colosso retail Usa ha comunque confermato di avere tutta l’intenzione di continuare a monitorare la situazione.