Notiziario Notizie Inghilterra Brexit, shock Honda: annuncia chiusura impianto Swindon, a rischio fino a 7.000 posti lavoro

Brexit, shock Honda: annuncia chiusura impianto Swindon, a rischio fino a 7.000 posti lavoro

La notizia è rimbalzata sulle prime pagine di tutti i principali quotidiani britannici: a poche settimane dalla data ufficiale della Brexit, fissata al 29 marzo, il colosso giapponese produttore di auto Honda ha annunciato la chiusura dell’impianto di Swindon.

Il Guardian ha messo nero su bianco l’effetto della decisione: fino a 7.000 lavoratori rischiano di rimanere in mezzo alla strada. Inizialmente, la cifra circolata dei posti a rischio era la metà, pari a 3.500 unità. La ragione delle stime riviste al rialzo si spiega con i rapporti che l’impianto di Swindon ha con altre aziende sussidiarie che fanno parte della catena di offerta e che gravitano attorno alla fabbrica.

Honda insiste che la sua decisione non è legata alla Brexit, ma non convince nessuno, tanto meno la comunità degli analisti. Certo, spiega il Guardian, ci sono altri fattori determinanti. L’industria globale dell’auto è obiettivamente in difficoltà, alle prese con il rallentamento economico della Cina e con le nuove normative contro l’inquinamento dei veicoli diesel in Europa.

Ma i timori sulla Brexit hanno frenato indubbiamente gli investimenti del settore, così come di molti altri. “Probabilmente, cercano di essere educati”, ha commentato il professore David Bailey dell’Aston University, facendo riferimento all’ educazione tipica della cultura giapponese.

L’addio di Honda – la chiusura dell’impianto effettiva arriverà nel 2021 – sembra decretare la fine di un’era. Quella in cui non solo Honda ma anche l’altro colosso nipponico Toyota furono attratti nel Regno Unito dall’allora governo di Margaret Thatcher, negli anni ’80, con la promessa di avere un facile accesso ai mercati europei.

Sembrano tempi lontani, ormai, se si considera che la decisione di Honda segue quella di Nissan, che ha ritirato il progetto di costruire il suo X-Trail SUV a Sunderland.

Proprio il Guardian ha parlato qualche giorno fa dei piani di emergenza che i produttori di auto stanno mettendo a punto, per non farsi trovare impreparati dalla Brexit.

Un recente alert è stato lanciato da Nissan che, lo scorso 3 febbraio, ha confermato la decisione di abbandonare il piano per costruire il suo modello all’impianto di Sunderland, motivando la scelta con l’incertezza sullo stesso futuro della Brexit.

A questo punto, visto che la proposta presentata al Parlamento UK dalla premier britannica Theresa May – frutto dei negoziati avviati con Bruxelles – è stata rimandata al mittente e considerate le difficoltà attuali a raggiungere una intesa sulla Brexit, Nissan ha deciso che il modello sarà prodotto direttamente in Giappone.

La decisione è stata accompagnata da un monito ben preciso: “La continua incertezza su quelli che saranno i rapporti futuri tra il Regno Unito e l’Unione europea non sta aiutando aziende come noi a pianificare il proprio futuro”.

Focus tra l’altro sui dati orribili relativi alla produzione di auto nel Regno Unito, crollata nel 2018 del 9,1% su base annua.

Un alert è stato diramato recentemente anche da altri produttori di auto come Jaguan Land Rover che, nei suoi quattro impianti, dispone di una forza lavoro di 18.500 unità.

Il marchio è di proprietà del gruppo indiano Tata Group, che ha avvertito che uno scenario eventuale di “no-deal Brexit” minaccerrebbe la sua competitività di impresa, “l’abilità di continuare a investire nel Regno Unito e di continuare a commerciare liberamente con l’Unione europea”. Lo scorso mese, Tata ha annunciato 4.500 tagli in tutto il mondo, che colpiranno in particolare i ruoli dirigenziali degli Stati Uniti.

 

 

Tra gli altri colossi che hanno formulato piani di emergenza per essere pronti a qualsiasi eventuale scenario di Brexit disordinata vale la pena citare BMW, che nei suoi quattro impianti situati nel Regno Unito dispone di una forza lavoro di 8.600 dipendenti, e che sta già trasferendo la produzione di alcuni motori destinati alla Germania dal Regno Unito all’Ue.

C’è, tra i titani dell’industria che hanno puntato sugli UK; anche Ford (5.580 dipendenti nei suoi tre impianti), il cui numero uno in Europa Steven Armstrong ha avvertito che un “no-deal Brexit si tradurrebbe in ulteriori perdite di lavoro nel Regno Unito!, e che non ha escluso “la chiusura degli impiantiin UK, nel caso in cui non si raggiungesse un accordo”.