Finanza Notizie Mondo Banca centrale russa cerca di scongiurare disastro. Ma per UK crollo Pil più forte da collasso Urss

Banca centrale russa cerca di scongiurare disastro. Ma per UK crollo Pil più forte da collasso Urss

Mentre non si ferma l’orrore in Ucraina, con la stampa internazionale che riporta la notizia di 30 persone uccise e più di 100 feriti nell’attacco russo contro la stazione di Kramatorsk, est dell’Ucraina, mentre il mondo, dopo le terribili immagini delle fosse comuni di Bucha sferra e si prepara a sferrare nuove sanzioni contro Mosca, la banca centrale russa cerca di scongiurare il disastro. Disastro per l’economia che tuttavia, secondo gli economisti, è inevitabile, visto l’isolamento in cui il paese di Vladimir Putin è sprofondato.

Una stima è arrivata oggi dal governo britannico di Boris Johnson, che ha avvertito che la Russia si appresta a scivolare nella recessione più forte dal collasso dell’Unione Sovietica.

Gli economisti britannici prevedono per il Pil della Russia un crollo, quest’anno tra l’8,5% e il 15%.

Oggi, dopo il maxi rialzo di fine febbraio, con cui i tassi principali di riferimento erano stati alzati dal 9,5% al 20% nel tentativo di arginare la caduta del rublo (e in questo l’istituzione guidata da Elvira Nabiullina ha avuto successo, se si considera la forte ripresa della moneta), oggi la Banca centrale russa (CRB) ha tagliato i tassi di 300 punti base, portandoli al 17%.

UK su Russia: sarà il crollo del Pil più forte da collasso Urss

Nell’annunciare le sanzioni contro le due figlie di Putin, Downing Street ha nel frattempo reso noto anche che 275 miliardi di sterline, il 60% delle riserve valutarie straniere di Mosca, sono al momento congelate.

Il Pil russo, prevede il governo UK, rimarrà probabilmente depresso anche in un arco temporale più lungo, a causa dell’impossibilità del paese di accedere alla tecnologia occidentale, necessaria per la sua crescita.

Così la segretaria agli Esteri del Regno Unito Liz Truss:

“Il nostro pacchetto di sanzioni (contro la Russia) senza precedenti sta colpendo le elite e le loro famiglie, affossando l’economia russa a un ritmo a cui la Russia non assiste dai tempi della caduta dell’Unione sovietica. Ma dobbiamo fare di più. Attraverso il G7, stiamo lavorando con gli alleati per porre fine all’utilizzo dell’energia russa e per colpire ulteriormente la capacità di Putin di finanziare la sua illegale e ingiustificata invasione dell’Ucraina. Insieme, stiamo cercando di stritolare la macchina da guerra della Russia, impedendo a Putin di accedere ai finanziamenti”.

Diverse le stime che gli economisti di tutto il mondo stanno snocciolando sul tonfo del Pil della Russia. Il Guardian riporta che il mese scorso l’Institute of International Finance aveva previsto per quest’anno una contrazione del 15%, per il 2022, aggiungendo che qualsiasi altro boicottaggio dell’energia russa avrebbe drasticamente zavorrato la capacità di Mosca di acquistare beni e servizi.

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Sempre il quotidiano britannico segnala come il congelamento delle riserve valutarie straniere abbia impedito a Mosca, questa settimana, di pagare i detentori dei titoli di stato Usa per un valore superiore a 600 milioni di dollari.

Default Russia più probabile dopo mossa Washington

Il Tesoro Usa  ha infatti preso la decisione di bloccare quei conti in dollari presenti nelle banche americane a cui Mosca aveva attinto nelle ultime settimane per onorare i suoi obblighi finanziari, riuscendo così a evitare il default sul debito pubblico.

L’obiettivo di Washington è costringere Mosca a scegliere se accedere alle riserve in dollari presenti in Russia per evitare il default o se utilizzare i fondi per continuare a finanziare la guerra, in sintesi quello di costringere Mosca a ridurre le spese per il finanziamento della guerra in Ucraina.

Il divieto di accesso stabilito dal Tesoro ha costretto il ministero delle Finanze russo ad annunciare l’altro ieri di essere stato costretto a pagare in rubli le cedole spettanti ai detentori di due eurobond con scadenza nel 2022 e nel 2042 denominati in dollari , in quanto, riporta Reuters, “una banca straniera si è rifiutata di procedere all’ordine di versare 649 milioni di dollari ai titolari del debito sovrano”. Il mancato pagamento della somma dovuta in dollari potrebbe portare a questo punto Mosca al default, passato un periodo di grazia di 30 giorni”.

Così ha commentato intanto al Guardian la decisione della Banca centrale russa di tagliare i tassi Craig Erlam, senior market analyst di OANDA:

“La banca centrale della Russia sembra essere stata rinfrancata dai recenti interventi del Cremlino, nonostante le forti sanzioni lanciate dall’Occidente continua a varare. I controlli sui capitali che sono stati imposti hanno aiutato a risollevare le quotazioni del rublo, fattore che sembra aver dato alla CRB fiducia nel fatto che non ci sia più bisogno di tenere così alti i tassi di interesse. L’istituzione ha così tagliato i tassi di riferimento del 3%, lasciando la porta aperta ad ulteriori tagli, che dipenderanno dalle condizioni economiche e finanziarie. Al 17%, i tassi rimangono estremamente elevati in un contesto in cui si prevede ancora l’impennata dell’inflazione e la grave contrazione dell’economia. Quando la guerra contro l’Ucraina è iniziata (il 24 febbraio scorso) il rublo è precipitato da sotto la soglia di 80 nei confronti del dollaro Usa fino a 135 rubli per 1 dollaro. Ma ora ha recuperato terreno vicino ai livelli precedenti l’invasione di febbraio, sostenuto dai controlli sui capitali”.

Detto questo, l’outlook sul Pil della Russia è decisamente negativo, con Institute of International Finance che ha avvertito nelle ultime settimane che “la crisi attuale cancellerà 15 anni di crescita economica”.