Finanza Notizie Italia Upb boccia legge di bilancio, Savona: ‘se spread ci sfugge è da cambiare’. Intanto Europa aumenta controlli su depositi correntisti

Upb boccia legge di bilancio, Savona: ‘se spread ci sfugge è da cambiare’. Intanto Europa aumenta controlli su depositi correntisti

Com’era stato anticipato da alcune indiscrezioni stampa, l’Ufficio parlamentare di bilancio ha annunciato la decisione di non validare le previsioni macroeconomiche 2019 contenute nel quadro programmatico della Nota al Def.

L’ufficio ha spiegato la sua bocciatura con le stime troppo ottimistiche che il governo M5S-Lega ha formulato nel NaDef sulla crescita del Pil. L’altra notizia – si tratta in realtà piuttosto di indiscrezioni – che interessa oggi gli italiani è quella riportata da Reuters, che conferma l’attenzione che l’Europa sta riservando all’Italia in questo momento di alta tensione e di incognite sul futuro della legge di bilancio.

Una fonte di alto livello interpellata dall’agenzia ha reso noto di fatto che “le autorità di vigilanza bancaria europee hanno intensificato il monitoraggio dei livelli di liquidità delle banche italiane”.

La buona notizia è che per ora non c’è nessun allarme, “non vi è motivo di preoccupazione”.

Detto questo, i controlli delle autorità di vigilanza sono avvenuti “più intensamente del solito” e proprio a causa del balzo dei tassi sui BTP alimentato dalle preoccupazioni per l’Italia, concentrandosi sui depositi dei clienti e sulla liquidità delle banche italiane.

Ma il balzo dei tassi e dello spread preoccupa alla fine anche il ministro degli Affari europei Paolo Savona che, in base a quanto trapela dalla registrazione del suo intervento a Porta a Porta, ammette che “se ci sfugge lo spread deve cambiare la manovra“.

Ancora, Savona chiede l’intervento della Bce di Mario Draghi:

“La Bce deve convincersi che il debito italiano è solvibile” e portare lo spread a zero. Draghi capisce e dimostra di saper reagire. Prima o poi darà una risposta”.

Secondo il ministro, “lo spread deve scomparire attivando strumenti monetari appropriati e consentendo al Paese di sviluppare. Noi abbiamo bisogno adesso del 2,4%”, sottolinea, facendo riferimento alla scelta del governo di lasciare inchiodato al 2,4% il target deficit-Pil per il 2019 (corretti invece al ribasso i target per il 2020 e 2021, che sono passati dal 2,4% iniziale al 2,1% e all’1,8%).

Anzi, per Savona “c’è bisogno di ben oltre il 2,4%” di rapporto deficit-Pil ha precisato, visto che il Def presentato dal governo è, a suo avviso, “corretto, cauto e moderato”.

Tornando alla decisione dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio di stroncare la nota di aggiornamento al Def e sostanzialmente la manovra, il presidente dell’organismo Giuseppe Tesauro si è così espresso:

“I significativi e diffusi disallineamenti relativi alle principali variabili del quadro programmatico rispetto alle stime elaborate dal panel dei previsori rendono eccessivamente ottimistica la previsione di crescita sia del Pil reale (1,5%) sia di quello nominale (3,1%), variabile quest’ultima cruciale per la dinamica degli aggregati di finanza pubblica”.

Ancora:

“Nel caso lo sforzo di bilancio per il 2019 venisse confermato nel Documento programmatico di bilancio (DPB) e se tale sforzo fosse giudicato dalla Commissione Ue chiaramente al di sotto di quanto raccomandato dal Consiglio a luglio (aggiustamento strutturale di 0,6 punti), essa potrebbe considerare come “particolarmente grave” il mancato rispetto delle regole del Patto”.

A questo punto, la decisione del governo sul da farsi con il NADef potrebbe essere comunicata già in mattinata dallo stesso ministro dell’economia Giovanni Tria che, in una nuova audizione attesa per le 10 di stamattina, potrebbe rendere nota la volontà di recepire le indicazioni dell’Upb oppure quella di snobbarle e spiegare di nuovo il contenuto della NADef, di fronte alle Commissioni di bilancio di Camera e Senato.

Intanto, su Facebook si mette in evidenza un post del M5S:

“Ricordiamo bene chi ha nominato Giuseppe Pisauro, Alberto Zanardi e Chiara Goretti, rispettivamente Presidente e consiglieri dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, organismo teoricamente indipendente che valuta le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica del governo. Furono Pietro Grasso e Laura Boldrini nell’aprile 2014, durante il governo Renzi. Cosa potevamo aspettarci da un organismo che risponde ancora ad una ex maggioranza oggi ridotta a rabbiosa opposizione?”.