Finanza Notizie Italia Tria, il guardiano dei conti minaccia l’addio per pressioni M5S. Reddito cittadinanza Pomo della discordia

Tria, il guardiano dei conti minaccia l’addio per pressioni M5S. Reddito cittadinanza Pomo della discordia

Tra rumor e smentite circolati nelle ultime ore, una cosa è chiara: il reddito di cittadinanza è diventato Pomo della discordia tra il ministro dell’economia Giovanni Tria e il M5S, che di quel reddito è promotore, e che è pronto a difenderlo strenuamente, visto che si è confermato la carta vincente nelle elezioni dello scorso 4 marzo, e visto dunque che potrebbe essere anche il cavallo di battaglia nelle prossime elezioni europee. Il M5S di Luigi Di Maio non è assolutamente disposto a transigere su questo punto: il reddito di cittadinanza non può essere falciato, come alcuni rumor degli ultimi giorni hanno paventato: non può ridursi a una cifra umiliante di 330 euro, al posto dei 780 euro al mese promessi, e tanto meno può diventare un potenziamento del Rei.

Di qui la rabbia dei cinque stelle, dopo aver appreso che il guardiano dei conti avrebbe intenzione di devolvere alla proposta non 10 miliardi di euro, ma esattamente la metà: cinque miliardi.

Si scatena il pressing sul ministro che però, dopo un po’, stando a quanto riporta La Stampa, le minaccia direttamente lui le dimissioni, senza certo aspettare di venir messo alla porta. Scrive il quotidiano:

“Questa volta è stato Tria, secondo diverse fonti di Palazzo Chigi, a evocare le proprie dimissioni, stufo di essere il bersaglio della crisi di nervi del M5S preoccupato di non riuscire a garantirsi la misura con cui ha conquistato il consenso oceanico del Meridione. Un risultato che vorrebbe sbandierare come un successo nella campagna elettorale per le Europee, per rosicchiare consenso a una Lega mai così forte e in ascesa”.

“E’ il primo pomeriggio – continua il quotidiano – quando in una telefonata al premier Giuseppe Conte, Tria si mostra amareggiato: “Se il problema sono io, ditelo, e assumiamocene tutti le conseguenze”.

Così la Stampa racconta il retroscena di ieri:

“In quei 40 minuti che passano tra il lancio di agenzia e la smentita di Palazzo Chigi, il ministro dell’Economia sente al telefono il premier Conte e il vicepremier Di Maio. Vuole sapere cosa sta succedendo, evoca un passo indietro, in alternativa pretende un chiarimento e una rettifica. Conte lo rassicura, lo stesso fa Di Maio che addossa la responsabilità dello sfogo ai parlamentari del M5S, giustificandoli: ‘Sono preoccupati – è il ragionamento di Di Maio con Tria – Bisogna capirli, abbiamo preso i voti sul reddito di cittadinanza. Devono tenere conto della base e degli elettori che non aspettano altro. Come facciamo a spiegare che non lo abbiamo potuto fare?”.

Poi, sempre stando alla Stampa, Di Maio conferma: “Il reddito lo facciamo. Andiamo avanti determinati assicurandoci di tenere i conti in ordine e senza chiedere le dimissioni di nessuno”. Ma il timore che si consumi lo strappo finale tra M5S e Tria, sui mercati, esiste, anche se, dopo l’articolo de La Stampa, arrivano di nuovo le smentite, per bocca dello stesso vicepremier interessato, Luigi Di Maio.

Così, nel definire la prossima legge di bilancio “coraggiosa” , allo stesso tempo una legge che terrà “i conti in ordine”, ha detto il leader del M5S:

“Smentisco qualsiasi minaccia, qualsiasi ultimatum. Noi stiamo lavorando egregiamente a una legge di bilancio coraggiosa che tenga i conti in ordine. Stiamo lavorando 24 ore su 24 per trovare tutte le soluzioni che servono ai cittadini italiani per portare a casa flat tax, reddito di cittadinanza, il superamento della (legge) Fornero”, ha detto, a margine di un evento a Gualdo Tadino, stando a quanto ha riportato Reuters.