Finanza Notizie Italia Sicurezza online: italiani diffidenti, 6 su 10 pensano di essere controllati

Sicurezza online: italiani diffidenti, 6 su 10 pensano di essere controllati

E’ alta la paura digitale degli italiani. 5 su 10 considerano non sicure le informazioni memorizzate sul proprio smartphone o computer e 6 su 10 pensano che la propria attività in rete possa essere controllata dalle autorità, ma anche dalle imprese pubblicitarie, con tanto di rischio per la privacy. E’ il quadro che emerge dal “Focus sulle paure digitali” dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza Demos&Pi – Fondazione Unipolis, presentato nel corso dell’evento online “Data Vision & Data Value” organizzato dal Gruppo Unipol.

 

Le paure digitali degli italiani
Gli italiani temono per la sicurezza delle informazioni memorizzate sui propri dispositivi digitali: un intervistato su due (48%) le considera non al sicuro, una percezione negativa maggiormente radicata al Sud e tra coloro che si affidano al web per ragioni di lavoro. La percezione cambia molto se si fa riferimento agli acquisti online: il 68% degli utenti, infatti, si dice convinto che utilizzare la propria carta di credito o il proprio account di home-banking per fare acquisti in rete sia al riparo da brutte sorprese.

In tema di controllo sociale, il 62% degli intervistati, vale a dire 6 su 10, ritiene che organizzazioni legate al governo e alle forze dell’ordine controllino almeno una parte delle proprie attività sul web. Si tratta di una forma di sorveglianza abbastanza tollerata in nome della sicurezza, personale e pubblica (solo il 28% denuncia i rischi per la privacy). Più invasiva viene ritenuta l’azione di soggetti per interessi personali e commerciali: quasi tre persone su quattro (74%) pensano che almeno una parte del traffico di dati digitali sia monitorata da imprese pubblicitarie, compagnie tecnologiche o aziende di altro tipo. Il 43% pensa che tutti i contenuti veicolati attraverso il proprio dispositivo in rete, o quantomeno la maggior parte, siano controllati da questi attori. A cambiare radicalmente è la valutazione di tale controllo: per il 59% si tratta di un rischio per la privacy.