Finanza Notizie Italia Riforma pensioni: troppo caro il passaggio da quota 100 a 41. Priorità Ape social e precoci

Riforma pensioni: troppo caro il passaggio da quota 100 a 41. Priorità Ape social e precoci

Passare da Quota 100 a Quota 41, ovvero la possibilità di uscita anticipata al raggiungimento del quarantunesimo anno di contribuzione e senza vincoli anagrafici, servirebbero 4,3 miliardi nel 2022 e fino a 9,2 miliardi a fine decennio. La stima emerge dalla Relazione annuale dell’Inps, presentata ieri al Parlamento dal presidente Pasquale Tridico.

Pensioni: le proposte per il dopo Quota 100

Nel corposo documento, Tridico fa il punto sulla situazione previdenziale in Italia e in particolare sul dopo quota 100 che terminerà senza se e senza ma a fine 2021. Due le ipotesi più accreditate per la riforma pensioni: la prima è quella che prevede la possibilità di uscita per tutti con 64 anni d’età e 36 di contribuzione e un assegno tutto “contributivo” o, in alternativa, con 64 anni d’età, 20 di contributi e un importo minimo del trattamento di almeno 2,8 volte l’assegno sociale (e sempre in configurazione contributiva). L‘altra opzione è quella di un anticipo pensionistico per la sola quota di pensione contributiva maturata al raggiungimento dei 63 anni di età e con almeno 20 anni di versamenti e un importo minimo pari a 1,2 volte l’assegno sociale.

Quest’ultima ipotesi è quella che presenta i costi più bassi per il sistema pensionistico: si partirebbe con non più di 443 milioni il primo anno per arrivare a poco più di 2 miliardi nell’ultima annualità su un arco decennale. Altra priorità, già indicata più volte dallo stesso presidente dell’Inps, è quella della tutela dei lavoratori “fragili” o impegnati in attività gravose per i quali andrebbero rafforzati alcuni strumenti esistenti come l’Ape sociale e i canali di uscita agevolati previsti per i lavori usuranti e i lavoratori cosiddetti ”precoci”.

Nella relazione Inps non si prospetta una vera e propria riforma per il dopo-Quota 100, ma si sottolinea che la scelta che sarà fatta dal legislatore dovrà tenere conto del crescente livello di spesa pensionistica rispetto al Pil a normativa vigente