Finanza Notizie Italia Reddito di cittadinanza, si rischia crisi di governo. E ora torna anche spettro aumento Iva: altolà di Cgia Mestre

Reddito di cittadinanza, si rischia crisi di governo. E ora torna anche spettro aumento Iva: altolà di Cgia Mestre

Affrontando la questione del reddito di cittadinanza, sempre più pomo della discordia tra il ministro dell’Economia Giovanni Tria e il M5S, Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento, afferma deciso ad Agorà: “Siamo il governo del cambiamento e se non possiamo cambiare le cose meglio andare a casa“.

L’alleanza M5S-Lega si schianterà sulla legge di bilancio? Il rischio c’è, tanto che è lo stesso quotidiano Il Messaggero, oggi, a parlare di come il vicepremier Luigi Di Maio stia perdendo sempre di più la pazienza, e stia ricorrendo, ormai, alle minacce:

“Non senza sforzo, facendo capire che se non arriva il reddito di cittadinanza rischia la pelle perfino il governo, il capo 5stelle ha convinto il premier Giuseppe Conte a schierarsi. A rompere la linea della neutralità fin qui seguita. E a dichiarare urbi et orbi che il ‘reddito’ va fatto e deve avere “un impatto significativo”.

Il punto, però, è che l’ultima parola spetta ai tecnici del Tesoro e al ministro Tria, che si sta scervellando per trovare le coperture che possano rendere realtà i pilastri del contratto di governo, allo stesso tempo senza sforare i  vincoli di bilancio europei.

Un’apertura da parte sua ci sarebbe anche stata. Stando al quotidiano romano il titolare del Tesoro sarebbe disposto ad alzare l’asticella del deficit-Pil dall’1,6% di cui si è parlato negli ultimi giorni all’1,8%. Ma lo stesso Messaggero indica che il ministro starebbe pensando anche di aumentare l’Iva. E delle stesse indiscrezioni parla il Corriere nell’articolo in cui si afferma come Tria non abbia mai alla fine rinunciato all’idea di arrivare al primo iniziale target del deficit-Pil all’1,6% “spostando certi prodotti e servizi verso fasce di aliquote più alte dell’Iva, dunque aumentando il gettito”.

Di Maio smentisce subito le indiscrezioni e in un intervento a Radio 24, afferma che “questa cosa che  aumentiamo l’Iva è una fake news. Il Governo non permetterà ai soldi di entrare dalla porta e uscire dalla finestra. Questo non è un gioco delle tre carte che vogliamo fare con i cittadini”. Dunque, non scatteranno le clausole di salvaguardia, almeno stando a quanto insiste Di Maio: “Lo abbiamo promesso e lo dobbiamo fare”.

Ma i rumor sono bastati per scatenare i timori delle varie associazioni. Sotto i riflettori l’avvertimento-altolà della Cgia di Mestre che ricorda che nell’ipotesi peggiore, se non verranno recuperati entro la fine di quest’anno 12,4 miliardi di euro, l’aliquota ordinaria passerà dal 22 al 24,2 per cento, mentre quella ridotta dal 10 salirà all’11,5 per cento”.

Allarme dal coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, che afferma che “bisogna assolutamente evitare l’aumento dell’Iva, anche in forma selettiva. E non è nemmeno accettabile il baratto meno Iva più Irpef. Ricordo che da un eventuale scambio di questo genere, i 10 milioni di contribuenti Irpef che rientrano nella no tax area, che sono costituiti in particolar modo da pensionati al minimo, non avrebbero alcun vantaggio. Così come i disoccupati e le persone in gravi difficoltà economiche. Non pagando l’Irpef non beneficerebbero di alcuna riduzione di imposta, per contro, invece, si ritroverebbero pagare più Iva”.

Ma quali prodotti sarebbero colpiti dall’aumento dell’imposta? La lista è piuttosto lunga:

“L’Iva potrebbe passare dal 10 al 11,5% per carne, pesce, spezie, cacao, prodotti della pasticceria e biscotteria, cioccolato, salse, condimenti composti, preparati per zuppe e minestroni, acqua minerale, aceto; legna da ardere in tondelli, ceppi; energia elettrica per uso domestico; gas metano uso domestico (limitatamente al consumo dei primi 480 metri cubi annui); prestazioni alberghiere; ristrutturazioni edilizie; acquisto o costruzione abitazione non di lusso (che non sia utilizzata come prima casa); spettacoli teatrali, attività circensi; somministrazione alimenti e bevande; piante e fiori”

“L’Iva potrebbe, poi, salire dal 22 al 24,2% per vino; abbigliamento; calzature; riparazione di abbigliamento e calzature; elettrodomestici; mobili; articoli di arredamento; biancheria per la casa; servizi domestici; riparazione di mobili, elettrodomestici e biancheria; detersivi; pentole, posate e stoviglie; tovaglioli e piatti di carte e contenitori di alluminio; lavanderia e tintoria; auto e mezzi di trasporto; pezzi di ricambio, olio e lubrificanti; manutenzioni e riparazioni; giochi e giocattoli; radio, televisori, hi-fi, video-registratori; computer, macchine da scrivere e calcolatrici; cancelleria; prodotti per cura personale; barbiere, parrucchiere, istituti di bellezza; argenteria, gioielleria, bigiotteria e orologi; borse, valige ed altri effetti personali; onorari liberi professionisti”.