Notiziario Notizie Italia No di M5S e Lega a governo neutrale. Ipotesi voto il 22 luglio con spettro aumento Iva

No di M5S e Lega a governo neutrale. Ipotesi voto il 22 luglio con spettro aumento Iva

A questo punto, l’ipotesi più probabile è quella del ritorno alle urne, ergo elezioni anticipate, a luglio: oltre alla data dell’8 luglio, su cui si sono trovati d’accordo M5S e Lega, fonti parlamentari indicano quella del 22 luglio, che sarebbe in realtà la più fattibile.

Per gli italiani, si tratterebbe della prima volta di un voto dato in estate inoltrata. Un altro record sarebbe rappresentato dal fatto che ci sarebbero due elezioni politiche nello stesso anno. Ancora, per la prima volta in assoluto, lo scioglimento delle Camere avverrebbe dopo appena qualche mese dalla loro formazione, stracciando i record precedenti del 1994 e del 1996, quando le Camere vennero sciolte dopo due anni. 

Il no secco di Lega, M5S e Fratelli di Italia svuota di fatto la proposta del governo neutrale avanzata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: un esecutivo del genere non avrebbe infatti la maggioranza.

Come fa notare l’Ansa, il M5S conta alla Camera 222 deputati, ai quali vanno aggiunti i 125 esponenti della Lega e i 32 di Fdi per un totale di 379 deputati, ovvero 61 in più della maggioranza richiesta alla fiducia. A Palazzo Madama il Movimento conta su 109 senatori, laddove la Lega detiene 58 scranni in Aula e Fdi 18 voti, per un totale di 185 unità, ovvero 24 in più della maggioranza. 

DISCORSO MATTARELLA: GOVERNO NEUTRALE O VOTO

Dopo l’ultimo giro di consultazioni al Quirinale, in tarda serata, è arrivato il discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha dovuto certificare la situazione di totale impasse che si è venuta a creare nella politica italiana, a seguito delle elezioni dello scorso 4 marzo. 

Non esiste una maggioranza con la sola Lega e i Cinque Stelle,  si è rivelata impraticabile una maggioranza M5s con Pd ed è stata sempre affermata da entrambe le parti, l’impossibilità di un’intesa tra il centrodestra e Partito democratico. Tutte queste indisponibilità mi sono state confermate questa mattina – ha detto il presidente – Il governo presieduto dall’onorevole Gentiloni, che ringrazio per il lavoro che ha svolto e sta svolgendo in questa situazione anomala, ha esaurito la sua funzione e non può essere ulteriormente prorogato in quanto espresso da una maggioranza parlamentare che non c’è più“. 

Di conseguenza, “ritengo che sia più rispettoso” della dinamica democratica che a “portare alle elezioni sia un governo non di parte”.  

“L’ipotesi alternativa è indire nuove elezioni subito ma non vi sono tempi per il voto entro giugno, si potrebbero svolgere in piena estate ma finora è stato evitato perché per gli italiani è difficile esercitare il voto, si potrebbe fissare in autunno”.

Sarebbe la prima volta che il voto popolare non viene utilizzato e non produce alcun effetto. Scelgano i partiti con il loro libero comportamento e nella sede propria parlamentare. Cerchino una maggioranza politica per un governo neutrale entro l’anno oppure nuove elezioni subito, in autunno o nel mese di luglio“. 

“Mi compete far presente alcune preoccupazioni: che non vi sia tempo per approvare dopo il voto la legge di bilancio entro fine anno con l’aumento dell’Iva e con gli effetti recessivi che questa tassa comporterebbe e il rischio di esporre la nostra situazione economica a manovre e a offensive della speculazione finanziaria sui mercati internazionali”.

RISCHIO AUMENTO IVA

Mattarella non fa dunque tanti giri di parole: senza un governo, diventa sempre più reale il rischio che gli italiani si trovino a fare i conti con l’incubo dell’aumento dell’Iva.

Confesercenti ha già lanciato l’alert, avvertendo che gli aumenti Iva imposti dalle clausole di salvaguardia porterebbero l’Italia a perdere nel corso del prossimo triennio 23 miliardi di euro di spesa, circa 885 euro a famiglia”, visto il naturale e forte impatto sulla domanda interna e dunque sui consumi.

Tale fattore potrebbe frenare il Pil, con una flessione di 1,2 punti della crescita stimata tra il 2019 ed il 2021.

Di fatto, senza un esecutivo in autunno in grado di approvare la manovra, si dovrebbe ricorrere all’esercizio provvisorio, che di per sé, farebbe scattare le clausole di salvaguardia

In un tale scenario, a partire dal primo gennaio 2019 l’aliquota ordinaria passerebbe dal 22 al 24,2%, mentre quella ridotta salirebbe dal 10 all’11,5%. Negli anni successivi la situazione potrebbe peggiorare, fino a portare l’Iva ordinaria al 25% nel 2021 e quella agevolata al 13% nel 2020.

Lo spettro dell’Iva potrebbe rientrare nel caso in cui ci fosse proprio quel governo di tregua, o neutrale, che Mattarella auspica: un governo che riuscisse ad approvare una manovra capace di limitare il danno-Iva o comunque compensarne in qualche modo le conseguenze negative.

In generale, per evitare l’aumento della tassa, Il prossimo governo dovrebbe trovare 12,5 miliardi di euro per il 2019 e 19,1 miliardi di euro per il 2020.

Lo spauracchio Iva è stato però rintuzzato dal leader del M5S, Luigi Di Maio che, nel rilanciare sul ritorno alle urne ha detto che “sull’aumento dell’Iva secondo me non dobbiamo aspettare neanche la formazione del governo. Va scongiurato già nella discussione sul Def e fissato poi con un provvedimento. Ieri ho detto anche un decreto se dovesse servire”.

M5S E LEGA CONTRO GOVERNO NEUTRALE

Rimane il fatto che l’ipotesi del governo neutrale è stata bocciata già da M5S e Lega. Così il leader della Lega Matteo Salvini su Twitter dopo la proposta del presidente della Repubblica:

“Mattarella vuole un ‘governo neutrale’? Per carità, serve un governo coraggioso, determinato e libero, che difenda in Europa il principio ‘prima gli italiani, che difenda lavoro e confini, altro che governino per tirare a campare. Per me, o si cambia o si vota! Conto su di voi”.

Posizione simile quella di Luigi Di Maio:

“Governo neutrale=governo tecnico. Nessuna fiducia a un governo ‘neutrale’, sinonimo di governo tecnico. Si vada al voto a luglio!”.

Idem Fratelli di Italia, con il presidente Giorgia Meloni, che si è così espressa:

“Non serve un governo neutrale ma uno capace di schierarsi con gli italiani. E Mattarella sa bene che nessun governo è neutrale. Non ci è chiaro perchè voglia verificare se un governo di sua emanazione abbia o meno la fiducia ma non abbia voluto verificare se chi ha vinto le elezioni riuscisse a trovare quella stessa fiducia. Il tabù di dare l’incarico al c.destra è incomprensibile e non condivisibile. Non ci saranno i voti di FdI per un altro governo nato nei laboratori del Quirinale”.

Forza Italia ha invece teso a sottolineare in una nota che “l’estate non aiuta la partecipazione”, sottolineando che “non ci spaventa il voto ma l’estate non aiuta, meglio l’autunno”.

Mentre l’unico sì arriva dal Partito democratico, con Maurizio Martina che afferma che “il PD è pronto a sostenere l’iniziativa di Mattarella”.