Finanza Notizie Italia Mps: ora qualcuno la vuole, mentre si rafforza ipotesi bond subordinato da 500 milioni. Titolo schizza in Borsa, Draghi una garanzia

Mps: ora qualcuno la vuole, mentre si rafforza ipotesi bond subordinato da 500 milioni. Titolo schizza in Borsa, Draghi una garanzia

Mps osservata speciale e al centro di curiosità e di nuovi rumor, con il titolo che schizza di oltre +14% in Borsa: che cosa deciderà di fare Mario Draghi con la banca senese Monte di Stato, che il Tesoro primo azionista del governo Conte bis ha scelto come promessa sposa di UniCredit?

La nota odierna di Equita riporta le indiscrezioni del Messaggero, che parla di un interesse del fondo Apollo per la banca.Con Draghi salva-Italia gli asset del made in Italy, non c’è dubbio, appaiono di colpo tutti più appetibili, perfino la banca che nessuno voleva fino a qualche giorno fa. Mario Draghi, il solo nome di Mr Whatever It Takes diventa una garanzia per Mps 

Secondo il quotidiano romano, “il fondo Apollo avrebbe espresso il proprio interesse al Cda di Mps ad esaminare i conti della banca, mentre ci sarebbero altri tre fondi (Blackstone, Lonestar, Hellman & Friendman) intenzionati ad avere accesso alla data room. A questi dovrebbero aggiungersi secondo il quotidiano sia UniCredit, a partire da metà aprile dopo la nomina del nuovo CEO Orcel”.

Equita, in realtà, è scettica sull’opzione fondo: “Riteniamo improbabile che l’interesse di un fondo possa sfociare concretamente nell’acquisizione di Mps, dato il profilo d’investitore, caratterizzato da un orizzonte temporale d’investimento di breve periodo e da una strategia di gestione per questo motivo più aggressiva nel taglio dei costi, possa non essere ritenuto adeguato dal MEF”.

La SIM milanese riporta anche le indiscrezioni di La Repubblica, secondo cui Monte dei Paschi “potrebbe procedere, a valle della pubblicazione dei risultati 2020 il prossimo 9 febbraio (domani), con l’emissione di uno strumento subordinato al fine di rafforzare il capitale”.

Nel fine settimana un articolo di La Repubblica ha scritto, di fatto, che “prende corpo l’ipotesi di un prestito subordinato del Monte dei Paschi da 500 milioni di euro, per rimpolpare almeno in parte il capitale entro febbraio e consentire la ‘continuità aziendale’ malgrado la forte perdita dei conti 2020, che il mercato stima in 1,5 miliardi”.

A tal proposito, il giorno del giudizio per Monte Paschi Di Siena arriverà domani, con la pubblicazione dei risultati di bilancio dell’intero anno scorso e del quarto trimestre. Il quotidiano ricorda la situazione di allerta in cui versa la banca senese: che se non riuscirà a rimpolpare il capitale di almeno 300 milioni, nell’arco di 20 giorni, dovrà far fronte alla minaccia dei revisori contabili di Pwc, che “difficilmente sarebbero in grado di certificare la continuità aziendale, incerta da settembre e che diventerà pericolante dopo che i conti 2020 saranno approvati”.

Di questo bond La Repubblica aveva parlato già in precedenza, nel momento in cui aveva illustrato il piano della banca volto a una operazione di ricapitalizzazione da 2,5 miliardi in tre tappe.

Detto questo, c’è anche chi ripone tutta la sua fiducia in Draghi, ormai prossimo a presentare un governo dopo il giro di consultazioni tra i partiti.

Sicuramente, una volta occupato lo scranno più alto di Palazzo Chigi, l’ex numero uno della Bce si troverà più di una gatta da pelare, Mps in primis, che negli ultimi mesi il Tesoro primo azionista con una quota del 64% ha cercato di dare in sposa a UniCredit, per sbolognare a Piazza Gae Aulenti quella partecipazione che, in base all’accordo sulla ricapitalizzazione precauzionale siglato con la Commissione europea nel 2017, prevede la privatizzazione dell’istituto.

Il problema è che finora, nonostante l’apertura di una data room con cui il Mef ha messo ufficialmente in vendita la sua partecipazione, nessuno si sarebbe fatto vivo, almeno fino a pochi giorni fa. UniCredit avrebbe inoltre glissato, anche se la nomina di Andrea Orcel alla sua guida di rumor ne ha scatenati eccome, come quello di un matrimonio a tre UniCredit-Mps-Banco BPM.

Maggiori chiarimenti sono arrivati con l’intervista che il presidente designato di UniCredit Pier Carlo Padoan ha rilasciato qualche giorno fa sempre a Repubblica. L’ex titolare del Tesoro non ha escluso, di fatto, unoperazione di M&A con Siena.  Ed è bastato questo, oltre ovviamente all’effetto spread in caduta libera alla sola prospettiva di un governo Draghi salva-Italia, a innescare venerdì scorso forti buy sul titolo.

Certo, il nuovo bond a cui starebbe lavorando Mps per salvarsi almeno nel breve termine, spiega La Repubblica – che servirebbe anche a formare il cuscinetto a strati detto ‘Mrel’ e richiesto dalla vigilanza, avrebbe lo svantaggio di una cedola salata, che potrebbe superare l’8% annuo”.

Ma Mps ha bisogno di capitale. Subito. E inoltre “proprio la congiuntura favorevole per l’Italia sui mercati legata all’arrivo di Draghi può favorire anche l’emissione di un bond rischioso da parte di una banca che non fa utili da anni e non ne farà per un pezzo”.