Finanza Notizie Italia Italia: incertezza su concreta implementazione misure nuovo Governo ‘costa’ 3,2 miliardi

Italia: incertezza su concreta implementazione misure nuovo Governo ‘costa’ 3,2 miliardi

Lo scenario internazionale e l’incertezza politica spingono Prometeia a tagliare le stime di crescita per l’Italia. Presentando le previsioni del Rapporto di luglio 2018, la società bolognese di consulenza indica per l’anno in corso un Pil tricolore in crescita al ritmo dell’1,2% rispetto al +1,4% ipotizzato a marzo, “complici un minor contributo dell’export e l’incertezza sulla concreta implementazione delle misure economiche indicate nel programma di governo”. Un’incertezza che “costa” su base annua 3,2 miliardi di euro, ovvero lo 0,2% del Pil.

Nel rapporto  si mette in evidenza che l’Italia ha superato la fase acuta di incertezza politica ma la sua posizione rimane precaria. “Dal punto di vista economico il mutamento della fase ciclica e delle condizioni internazionali porta a chiedersi se si sia di fronte a un punto di svolta dopo 15 trimestri di crescita – sottolineano gli esperti -. Nel primo trimestre il Pil ha segnato un rallentamento (da +0,4% del quarto trimestre 2017 a +0,3%), che sarebbe stato decisamente più intenso senza un significativo accumulo di scorte. Sono cadute le esportazioni (-2,1%), come negli altri grandi Paesi dell’area euro, ma sono caduti anche gli investimenti (-2.4%), fenomeno che al contrario non si è verificato ovunque.

Il costo dell’incertezza politica
Per l’Italia è stato un inizio d’anno in salita per i risvolti della lunga fase di gestazione del nuovo esecutivo giallo-verde che è nato ufficialmente solo a inizio giugno (quasi tre mesi dopo le elezioni del 4 marzo). In attesa della prima scadenza rilevante per le politiche economiche, i mercati finanziari proveranno a decifrare dalle dichiarazioni dei diversi membri l’impostazione che si vorrà seguire. “Difficilmente lo spread ripiegherà sui livelli di inizio anno e, anzi, tenderà a risalire nei mesi autunnali, durante la definizione delle politiche di bilancio per i prossimi anni e in corrispondenza alla riduzione dell’ammontare aggiuntivo di titoli acquistati dalla Bce (il previsto BTp-Bund decennale a 280 punti base a fine 2018)”, si legge nel rapporto di Prometeia. In particolare, rispetto alla situazione meno tesa descritta nel Rapporto di previsione di marzo, si può stimare che l’incertezza sull’effettiva implementazione del programma di governo comporti una maggiore spesa per interessi di 2 miliardi di euro l’anno prossimo e di 3 miliardi nel 2020, e una perdita di Pil su base annua pari a 3,2 miliardi, lo 0,2%. Consumi, investimenti, ricchezza delle famiglie sarebbero ugualmente colpite. Inoltre, il rischio di una ancora più elevata volatilità, dello spread come delle borse, non va escluso.

Capitolo flat tax
Spazio anche al tema della “flat tax”. “Così come ipotizzata, rischia di essere decisamente regressiva, con oltre il 68% del risparmio fiscale complessivo a vantaggio dei ceti più abbienti”, affermano gli esperti. In particolare, le simulazioni Prometeia, a partire dalle ultime informazioni disponibili, evidenziano che una sua introduzione permetterebbe un risparmio medio di imposta di circa 1.950 euro a famiglia. Tuttavia, la maggior parte del risparmio complessivo andrebbe alle fasce di popolazione con i redditi più elevati (il 68,2% al solo quintile di reddito più alto), rendendo la misura fortemente regressiva.

Sotto la lente i costi del protezionismo: a rimetterci è (soprattutto) Trump
Le tensioni protezionistiche crescono, con leggera revisione al ribasso delle previsioni per il commercio globale, confermato in rallentamento. Tuttavia i danni diretti dovrebbero rimanere limitati solo ad alcuni Paesi e settori e infatti sono state riviste al rialzo le previsioni di Pil mondiale per il 2018 (da 3,7% a 3,9%) e 2019 (da 3,4% a 3,5%). A pagare il “conto dazi” più salato potrebbe essere proprio Washington: secondo i calcoli di Prometeia la somma delle contromisure dei partner renderebbe la guerra commerciale molto più gravosa per l’economia americana (effetto sul Pil reale fino all’1,4% su base annua) che per gli altri Paesi.