Finanza Notizie Italia Intesa-Ubi: arriva anche l’ok dell’Antitrust, la condizione è che vengano ceduti oltre 500 sportelli

Intesa-Ubi: arriva anche l’ok dell’Antitrust, la condizione è che vengano ceduti oltre 500 sportelli

La fusione tra Intesa Sanpaolo e Ubi Banca riceve il via libera anche dall’Antitrust, purché la banca guidata da Carlo Messica ceda oltre 500 sportelli rinvenienti dall’operazione. L’ok dell’Authority si aggiunge a quelli già arrivati da Bce, Bankitalia, Ivass e Consob. Sbloccato anche questo punto, ora si guarda al mercato e alle adesioni che riceverà l’Ops.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha imposto che Intesa ceda oltre 500 sportelli bancari, così da risolvere le preoccupazioni emerse in corso d’istruttoria riguardo ai possibili effetti anticoncorrenziali. “Le cessioni – precisa l’Autorità – si dovranno realizzare nelle aree geografiche in cui si registrano le maggiori criticità concorrenziali e saranno rivolte a uno o più operatori indipendenti in grado di disciplinare la nuova entità post merger”.

Nessuna preoccupazione da Intesa che ha sottolineato come la condizione imposta dall’Antitrust sia in linea con quanto previsto nel documento dell’Ops e nell’accordo con Bper. Nell’accordo rivisto a giugno infatti il numero di filiali da cedere a Bper è stato aumentato a 532 contro le 400-500 previste inizialmente, con oltre il 70% delle masse relativo a clientela nel Nord Italia. “Tenuto conto di quanto precede e valutate le misure attuative indicate dall’Agcm, Intesa Sanpaolo comunica di fare proprio quanto disposto, di ritenere comunque verificata la condizione Antitrust”, precisa.

Secondo il Sole 24 Ore, la cessione degli sportelli dovrebbe essere ultimata nel giro di un anno. Nel caso in cui non si raggiungesse una quota minima del 67% delle adesioni all’Ops e non si riuscisse a trasferire a Bper anche solo una parte degli sportelli previsti, Intesa dovrà cedere sportelli di sua proprietà.

In merito all’ipotesi di un terzo polo attorno a Ubi, l’Antitrust non esprime giudizi, relegando la faccenda a “mere ipotesi di lavoro”. “Non sono emerse evidenze, né certe né univoche, in merito alla reale possibilità di Ubi di costituire un terzo polo bancario”, avrebbe risposto al quotidiano.

A questo punto, si guarda al mercato. Finora le adesioni all’Ops hanno raggiunto il 3,106% del capitale di Ubi. A questa percentuale si dovrebbe aggiungere la partecipazione di Fondazione CrFirenze (pari allo 0,179%) che ieri si è detta favorevole all’Ops.