Notiziario Notizie Italia Incognita depositi, stress test Bce riportano spettro aumenti capitale, Mersch rimette in riga Italia su NPL

Incognita depositi, stress test Bce riportano spettro aumenti capitale, Mersch rimette in riga Italia su NPL

In apparenza, si tratta di una buona notizia: la maggior parte delle 111 banche dell’Eurozona sottoposte alla vigilanza della Bce riuscirebbe a tenere, nel caso in cui si verificasse uno shock dei tassi di interesse. E’ quanto emerge dalla nota della banca centrale, che include i risultati, su base aggregata, degli stress test effettuati sui principali istituti di credito dell’area euro. 

I titoli bancari tuttavia – sarà che la notizia era stata comunque anticipata – non brindano, anzi, alcuni di essi direttamente coinvolti negli stress test accelerano al ribasso. L’accelerazione per alcuni titoli si intensifica, sulla scia delle dichiarazioni di Yves Mersch, membro del Consiglio direttivo della Bce, e per le precisazioni che arrivano durante la presentazione degli stessi esiti degli stress test da parte di Korbinian Ibel, direttore generale della supervisione macro-prudenziale presso la divisione della Bce.

Ibel comunica che dall’analisi è emerso che il 45% circa delle 111 banche principali dell’Eurozona potrebbe essere costretto a detenere maggiori riserve di capitale, per gestire i rischi associati a un eventuale rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce. In particolare, 12 banche avrebbero i requisiti per fronteggiare un eventuale shock dei tassi molto bene, 48 banche bene, mentre le 51 rimanenti potrebbero trovarsi costrette a intervenire sul capitale.

Il punto, spiega l’esperto, è che lo scenario contemplato negli stress test si basa sulle supposizioni che le banche hanno formulato in merito al comportamento dei loro clienti.

“Per esempio – si legge nel comunicato – in uno scenario di rialzo dei tassi, affinchè si materializzi l’aumento del margine di interesse netto, è cruciale l’assunto che i depositi dei clienti retail rimangano costanti”.

Ma Ibel fa notare che le supposizioni delle banche riguardo al comportamento dei loro clienti si basano soprattutto su quanto avvenuto negli ultimi anni, arco temporale in cui i tassi di interesse sono scesi per quasi un decennio. 

Bisogna considerare che le banche dell’Eurozona hanno 4,5 trilioni di euro di depositi che i clienti potrebbero decidere di ritirare immediatamente, o anche spostare.

Di conseguenza, per Ibel, se le banche hanno iniziato solo ora a capire i rischi associati ai cambiamenti nelle scelte dei clienti, rischiano di incorrere in nuove richieste di capitali aggiuntivi, “in quanto la gestione del rischio non sarebbe appropriata al 100%”.

Le banche italiane che sono state sottoposte agli stress test (che hanno preso come riferimento i dati relativi ai bilanci del 2016) sono Intesa SanPaolo, UniCredit, Ubi Banca, Bper, Mediobanca, Popolare Sondrio, Carige, Credem, Iccrea

I titoli sono sotto pressione – a parte l’eccezione di Mediobanca – sia per la precisazione arrivata durante la presentazione del risultato degli stress test della Bce che a causa delle dichiarazioni di Mersch, che torna a parlare dell’annoso problema dei crediti deteriorati.

Mersch lo dice chiaramente: la Bce è ancora preoccupata per la mole di NPL che zavorrano i bilanci delle banche.

E la sua è una risposta a una domanda che riguarda proprio il caso delle banche italiane e, in particolare, la polemica esplosa la scorsa settimana, che ha visto protagonisti gli alert lanciati dall’Abi e da Confindustria, ma anche dal mondo politico, sull’addendum con cui la Bce ha proposto nuove soluzioni per gestire la questione delle sofferenze.

Soluzioni che richiederebbero nuovi accantonamenti e dunque nuovi rafforzamenti patrimoniali a dispetto dei progressi appena compiuti dagli istituti italiani.

Eppure, nella conferenza stampa a Milano, Mersch ha detto:

“Se abbiamo regole in Europa, non possiamo sempre presentare eccezioni di tipo culturale, specialmente se tali eccezioni culturali sono..state fatte in casa“.

Inoltre, in quello che sembra un altro monito diretto all’Italia, Mersch ha detto che, al fine di velocizzare l’Unione bancaria europea, “è necessario rimettere i conti in ordine in ogni paese”.