Notiziario Notizie Italia Il prezzo del Covid sul lavoro: oltre 1 mln di posti a rischio nelle piccole e medie aziende

Il prezzo del Covid sul lavoro: oltre 1 mln di posti a rischio nelle piccole e medie aziende

L’effetto della crisi insieme al prossimo sblocco dei licenziamenti è destinato a presentare un conto pesante per l’occupazione, che potrebbe ulteriormente aggravarsi se nuovi lockdown anche circoscritti o parziali dovessero verificarsi nelle prossime settimane. Sono circa 1 milione i posti di lavoro a rischio nelle piccole e medie imprese (Pmi) tra inizio 2020 e 2021. Un bilancio pesante per 1,5 milioni di aziende con meno di 250 addetti i cui organici potrebbero contrarsi di circa il 10%. É quanto emerge dall’indagine “Crisi, emergenza sanitaria e lavoro nelle Pmi”, condotto dal Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro.

 

 

Tagli più pesanti in alberghi, ristoranti e nel settore del tempo libero
Il possibile bilancio occupazionale a fine anno potrebbe essere drammatico in particolare per gli alberghi e la ristorazione, dove più della metà dei rispondenti (51,6%) prevede una riduzione degli organici superiore al 15%. Ma anche per le aziende che operano nella filiera del tempo libero e della cultura le previsioni sono critiche: il 27,2% dei consulenti si aspetta una riduzione della base occupazionale tra il 10 e 15% e ben il 30% di loro una superiore al 15%. Per entrambi i settori pesa e peseranno, infatti, ancora di più nei prossimi mesi, il crollo dei flussi turistici, e altresì le restrizioni indotte dall’emergenza sanitaria. Per i settori del credito e assicurazioni e dell’informazione e comunicazione, invece, le previsioni di riduzione a fine anno risultano molto più contenute. Rispettivamente il 29,3% e 24,5% pensa che l’impatto della crisi sarà nullo, mentre per la maggioranza (37,9% e 35%) questo si fermerà al massimo al 5%.

Si tratta di una crisi che si presenta pertanto dall’impatto fortemente differenziato a livello settoriale, come ampiamente evidenziato dai primi dati ufficiali e confermato dalle stesse previsioni dei Consulenti del Lavoro, che individuano nel turismo, tempo libero, commercio e terziario avanzato l’area a più elevato rischio, senza trascurare tuttavia l’impatto che lo sblocco del divieto di licenziamento potrebbe avere per il comparto manifatturiero dove la situazione si presenta al momento più incerta. Le previsioni occupazionali risultano coerenti con lo scenario economico che si prospetta per le aziende nei prossimi anni. Secondo il 38,6% dei Consulenti del Lavoro, queste torneranno ai livelli di fatturato pre-Covid non prima di due anni, nel 2022, mentre il 35,7% guarda addirittura al biennio 2023-2024 come tempi per la ripresa. Solo il 12,6% pensa che già dal prossimo anno le aziende saranno in grado di recuperare le perdite.

Chi rischia di più dalle ristrutturazioni
Ma chi rischia di più tra sblocco dei licenziamenti e avvio delle ristrutturazioni aziendali? Tra le tipologie di lavoratori più a rischio, i consulenti del Lavoro non hanno dubbi ad individuare al primo posto (con il 41,1% delle risposte) i dipendenti delle piccole aziende: come confermato da diversi elementi emersi dall’indagine, è in questo segmento produttivo che potrebbero concentrarsi il grosso delle perdite e determinare, per gli addetti che vi lavorano, un rischio molto maggiore rispetto a chi lavora in aziende più strutturate. A seguire, ma ben distanziato, circa un terzo dei rispondenti indica i commercianti come specifica categoria a rischio, molto più di quanto non lo siano gli artigiani, indicati solo al decimo posto tra le figure a rischio di perdere il lavoro. Subito dopo vengono i lavoratori a bassa qualificazione (29,5%), già individuati dalle recenti statistiche ufficiali come un segmento particolarmente critico e gli over 55 (31,4%): l’esigenza di ricambio, legata anche al fabbisogno di nuove competenze per il rilancio delle imprese, rischia di vedere la componente senior dell’occupazione più penalizzata di altre.

2 imprese su 10 a rischio chiusura
Il rischio che l’escalation dei contagi, pur in assenza di un lockdown nazionale, possa essere devastante per imprese e lavoro è molto elevato, potendo portare alla chiusura 2 imprese su 10 di quelle ad oggi aperte: il 31,8% dei Consulenti del Lavoro individua tra il 10 e 20% la quota di imprese che potrebbero interrompere la propria attività a seguito di nuovo picco pandemico e inasprimento delle misure restrittive; il 48,4% formula previsioni ancora peggiori, individuando tra il 20 e 30% (il 26,9%) e superiore al 30% (21,5%).

La situazione appare molto differenziata a livello geografico, pur nell’ambito di previsioni molto negative. Se al Nord, e in particolare al Nord Est, la netta maggioranza degli intervistati reputa che anche nel peggiore dei casi, la quota di aziende che si troverebbe costretta ad interrompere le proprie attività non supererebbe il 20%, al Centro e soprattutto al Sud, la situazione si presenta più critica: la maggioranza degli intervistati prevede il rischio di chiusura per più del 20% delle aziende.