Finanza Notizie Italia Esplode caso condono, Di Maio parla di ‘manina’. Consiglio nazionale commercialisti: ecco chi ci guadagnerà

Esplode caso condono, Di Maio parla di ‘manina’. Consiglio nazionale commercialisti: ecco chi ci guadagnerà

Esplode il caso condono: il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio parla praticamente di un complotto, affermando che al Quirinale è arrivato un testo del decreto fiscale che è stato “manipolato” da una “manina”.

L’accusa arriva durante la registrazione della trasmissione di Bruno Vespa ‘Porta a Porta’, e viene riconfermata successivamente con dichiarazioni più o meno infuocate, che vengono però smorzate dopo la nota diramata dall’ufficio stampa del Colle. Il Quirinale, di fatto, non ha ricevuto ancora nessun testo:

Di Maio cerca di mantenere il controllo:

“Ai miei uffici è stato riferito che il testo era giunto al Quirinale. Se il testo non è ancora arrivato al Quirinale, allora basterà lo stralcio di quella parte e non sarà nemmeno necessario riunire il Cdm”.

Ma il danno è stato fatto: l’accusa genera uno screzio non da poco tra la Lega e il M5S, le cui differenze diventano sempre più lampanti e sempre più difficili da conciliare agli occhi degli elettori e della stessa opposizione.

Le battute sulla manina di Di Maio si sprecano: su Twitter #manina diventa uno degli hashtag più popolari, mentre dalle pagine di Repubblica, intervistato dal quotidiano, il vicepremier leghista assicura, così come aveva fatto alla vigilia la Lega stessa:

Nessun trucco. Legge di bilancio e decreto fiscale sono passati in Consiglio dei ministri all’unanimità. Nessuno ha votato contro. Anche perché quello che chiamate condono, un condono non è“.

Viene coinvolto anche il premier Giuseppe Conte, che si trova a Bruxelles per il Consiglio europeo e che, interpellato dai giornalisti nella serata di ieri, comunica:

Venerdì torno a Roma e si chiude – dice ai giornalisti, rientrando in albergo dopo una cena di lavoro con i capi di governo dell’Unione europea, indicando la decisione di bloccare il testo – Noi abbiamo approvato un testo in Consiglio dei ministri e il testo deve essere quello”.

Oltre a bloccare l’invio formale del decreto al Quirinale, Conte comunica anche l’intenzione di “rivedere personalmente il testo articolo per articolo“. Stamattina, poi, nel tentativo di calmare le acque, afferma che  non c’è “nessuna frattura” tra Lega e Movimento 5 stelle.

Di Maio sembra cadere davvero dal pero, nel momento in cui tuona contro quel decreto fiscale che lui non riconosce come suo:

“Tutto quello che metteremo in campo dopo la denuncia alla Procura delle Repubblica ci farà capire di chi sono le responsabilità. Abbiamo detto che aiutiamo la gente che è nelle grinfie del fisco o di Equitalia, ma mai si è parlato di una pacificazione tra fisco e cittadino che riguardasse capitali mafiosi o impunità per riciclaggio”.

Ancora:

“Questo testo contiene un condono, uno scudo fiscale alla Renzi, come quelli che faceva Renzi e quindi non lo voterò. Non ho ragione di dubitare della Lega perchè ci siamo stretti la mano”. Detto questo, le accuse più o meno velate sono più che evidenti:

“Questo è il governo con il più alto numero di nemici e non mi meraviglia.  Stanno avvenendo tante cose inedite, tra cui tanti giochini. Non ci siamo fatti molti amici in questi anni, quindi ci sta che qualcuno provi a metterci lo sgambetto”.

Alla domanda su eventuali responsabilità del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, Di Maio precisa: “Non mi permetterei mai. Anche se ci fossero responsabilità della parte tecnica non mi permetterei mai di indicare nessuno, fino a che non ci sarà la conclusione delle indagini. Abbiamo avvertito palazzo Chigi, che si premurerà di avvertire il Colle”.

Se la ride in tutto questo l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi:

“Di Maio è un uomo disperato. Vota a sua insaputa un condono, poi grida allo scandalo. Attacca me. Non capisce il senso dei testi che vota. Dopo questa giornata imbarazzante la domanda è semplice: ma Di Maio sa almeno leggere ciò che firma?”.

A far drizzare in capelli a Di Maio, tra le tante cose, incluse le accuse di essersi piegato alla Lega accettando una misura, quella relative alla pace fiscale, che per molti non è nient’altro che un condono, è stata la pubblicazione dell’ultima bozza del decreto, da cui è emerso che nella sanatoria rientrerà anche l’Iva, con l’integrazione degli imponibili nel limite di 100mila euro (e non oltre il 30% di quanto dichiarato) che si calcolerà per singola imposta.

Per quanto riguarda l’imposta sul valore aggiunto, la bozza prevede che non si applicherà l’imposta sostitutiva del 20% ma una aliquota media. Nei casi in cui non è possibile determinare l’aliquota media, si applica l’aliquota ordinaria del 22%. L’integrazione degli imponibili, invece, si calcolerà per singola imposta da regolarizzare e per singolo anno d’imposta dal 2013 al 2016.

CHI GUADAGNA DI PIU’ CON CONDONO-PACE FISCALE

Occhio inoltre anche a quanto è stato affermato nelle ultime ore, in merito alla pace fiscale contenuta nel decreto fiscale, dal Consiglio dei nazionale dei commercialisti.

Dalle dichiarazioni emerge chiaramente che il condono andrà a beneficio soprattutto di coloro che hanno redditi oltre i 75.000 euro: questi, potranno infatti beneficiare di uno sconto del 56% rispetto alla tassazione ordinaria.

Per i redditi più bassi, fa notare il Consiglio dei commercialisti, il vantaggio si riduce di molto.

Sotto i 22.000 euro di reddito di partenza lo sconto scende a meno del 25% e tende ad azzerarsi dai 12.000 euro in giù.

“Il condono mediante dichiarazione integrativa e flat tax del 20% sostitutiva della ordinaria tassazione IRPEF e relative addizionali regionali e comunali, con limite massimo di emersione pari a 1/3 dell’imponibile già dichiarato e tetto massimo a 100.000 euro – spiegano i commercialisti – consente il massimo vantaggio fiscale ai contribuenti che fanno emergere redditi non dichiarati che si aggiungono a redditi già dichiarati per almeno 75.000″.

Dai conti del Consiglio emerge che “chi ha dichiarato 50.000 euro e approfitta del condono per farne emergere ulteriori 15.000, ottiene uno sconto del 53% (pari a 3.300 euro) rispetto a chi ha dichiarato subito tutto il proprio reddito di 65.000.

Chi ha dichiarato 100.000 euro col condono può risparmiare 7.800 euro rispetto a chi ha dichiarato subito tutto il proprio reddito di 130.000. Risparmio che sale a 21.400 euro per chi ha dichiarato 300.000 euro e approfitta del condono rispetto a chi ha dichiarato subito tutto il proprio reddito di 390.000.

Sotto i 22.000 euro di reddito di partenza il meccanismo flat tax 20% vede più che dimezzato il vantaggio che passa da oltre il 50% a meno del 25%, per arrivare sostanzialmente ad azzerarsi dai 12.000 euro di reddito di partenza in giù.