Finanza Notizie Italia Eataly: Guerra dice addio. Per Farinetti il capitolo Ipo resta aperto (magari a Wall Street)

Eataly: Guerra dice addio. Per Farinetti il capitolo Ipo resta aperto (magari a Wall Street)

 

Andrea Guerra, l’attuale presidente esecutivo di Eataly, si prepara a voltare pagina. Dopo le indiscrezioni che si sono rincorse nelle ultime ore, arriva l’addio ufficiale: Guerra mantiene la carica di presidente del gruppo (che ha aperto il suo primo punto vendita nel 2007 a Torino) ma lascia quelle operative. Nicola Farinetti (figlio del fondatore Oscar) mantiene, invece, la carica di amministratore delegato del gruppo. “Eataly fa largo ai giovani”. In una intervista a “Il Corriere della Sera”, Oscar Farinetti motiva così l’addio dell’ex manager di Luxottica, che ha contribuito al successo degli ultimi anni di Luxottica.

Nel comunicato ufficiale diramato questa mattina da Eataly, il fondatore dichiara: “Ad Andrea Guerra vanno i ringraziamenti per l’enorme apporto manageriale e umano fornito in questi quasi cinque anni di intensa attività. Ha dato un contributo decisivo per accelerare l’evoluzione della struttura organizzativa. Grazie alla sua esperienza ha favorito lo sviluppo dell’azienda, l’attuale focalizzazione geografica e la grande crescita professionale delle nostre persone”. 

Dal canto suo Andrea Guerra, nominato presidente esecutivo di Eataly nell’ottobre del 2015, dopo avere trascorso dieci anni (dal 2004 al 2014) in Luxottica, afferma: “Lascio la presidenza operativa di Eataly, avendo la consapevolezza che si è compiuto il percorso disegnato con il supporto degli azionisti per rafforzare ulteriormente la società nel mondo”. E aggiunge: “Nicola, con il quale ho lavorato a strettissimo contatto in questi bellissimi cinque anni, è certamente la persona giusta per guidare la squadra che dovrà compiere l’ulteriore salto evolutivo che Eataly è pronta a fare”. 

Tra gli interrogativi che circolano c’è quello sul futuro di Andrea Guerra: dove andrà ora il top manager? Secondo quanto indicato dalla stampa nazionale, che cita fonti vicine alla questione, di recente Guerra avrebbe avuto contatti con un grande gruppo del lusso.

Cosa comporta il cambio di governance?

Cosa comportano le novità di governance sui progetti futuri, come quello della quotazione? A febbraio Eataly ha fatto sapere che illustrerà i risultati per l’anno 2019 che “può essere definito come un ulteriore anno di grande crescita globale della società” e si prepara alle nuove iniziative per il 2020, con ulteriori importanti aperture in America e a Londra.

Per quanto riguarda i conti dell’anno appena concluso, al quotidiano di via Solferino Farinetti anticipa che nel 2019 il gruppo un perimetro di ricavi totali (incluso franchising) per 620 milioni di euro, con un Ebitda margin del 5% e un utile di che si colloca tra 5 e 10 milioni. I ricavi sono stati in crescita del 10%, di cui 35% same-store sales. “Si tratta di un’indicazione di Ebitda intorno ai 30 milioni coerente con le stime che erano state riportate dalla stampa alcuni mesi fa”, indicano gli analisti di Equita.

Qanto alle prospettive, il fondatore non smentisce il progetto di quotazione (che potrebbe avvenire negli Stati Uniti): “Eataly non ha bisogno di rastrellare quattrini sul mercato, è in grado di finanziare la crescita tranquillamente con il suo cash flow. E comunque siamo pronti per la Borsa e quando un giorno decideremo magari ci quoteremo direttamente a New York”.

Sgombra il campo dalle ipotesi di cessione del gruppo o ricambi nell’azionariato (la famiglia Farinetti al 60%, circa il 20% per TIP di Giovanni Tamburi e una quota analoga è nelle mani di Miroglio). Secondo Equita, l’uscita di Guerra “rende meno probabile una quotazione del gruppo nel breve termine, come traspare anche dalle dichiarazioni di Farinetti”.