Finanza Notizie Italia 9 milioni di italiani preoccupati di dover usare risparmi per affrontare difficoltà nei prossimi mesi

9 milioni di italiani preoccupati di dover usare risparmi per affrontare difficoltà nei prossimi mesi

9 milioni di italiani sono preoccupati di dover dar fondo ai propri risparmi per fronteggiare il contraccolpo del lockdown e della prolungata chiusura forzata delle attività. In attesa della cosiddetta Fase 2 dell’emergenza, e dunque della riapertura, cresce la preoccupazione degli italiani per una condizione economica che via via diventa più fragile. La situazione economica della famiglia è peggiorata per un nucleo su due (46%), il 13% è in pensiero per la possibile perdita del posto di lavoro e il 12% teme addirittura la chiusura della propria attività lavorativa. E’ la fotografia scattata dall’osservatorio “Lockdown. Come e perché sta cambiano le nostre vite” realizzato da Nomisma in collaborazione con CRIF su un campione di 1.000 italiani tra i 18 e i 65 anni.

I timori per la propria fragilità finanziaria si riflettono anche nei mesi futuri. Il 32% degli italiani teme che nei prossimi 6 mesi non riuscirà a far fronte alle spese legate alle utenze, il 31% a quelle destinate ai servizi come assicurazioni e spese mediche e il 29% alle spese alimentari. 1 italiano su 4 teme, inoltre, che nei prossimi mesi avrà difficoltà a pagare l’affitto o le rate del mutuo. A vedere nero per la gestione finanziaria familiare dei prossimi 6 mesi sono 12,7 milioni di italiani, preoccupati di non riuscire ad affrontare almeno 3 voci di spesa tra utenze, acquisti alimentari, per la casa o per l’auto, visite mediche o per servizi assicurativi.

Meno acquisti soprattutto per vestiti e scarpe. Più pagamenti digitali
Le preoccupazioni per il budget familiare unite alla chiusura dei negozi fisici ha messo in moto un sistema di rinunce o di rinvio di alcuni capitoli di spesa, che si riverberano anche sul canale online. A soffrire di più sono abbigliamento e calzature penalizzati, oltre che dalle motivazioni economiche, dal disincentivo collegato alla prevalente vita casalinga. A crescere timidamente è stato invece l’acquisto dei libri: il saldo tra chi afferma di averne acquistati più di prima e di chi durante il lockdown ne ha invece ridimensionato l’acquisto è positivo e pari al 4% degli italiani.

Oltre al carrello della spesa la quarantena ha modificato anche le abitudini di pagamento delle famiglie italiane. Durante il lockdown, complice la spinta degli acquisti online, si assiste a un utilizzo meno intenso dell’uso dei contanti, a favore di metodi di pagamento alternativi, come carte di credito o di debito e pagamenti digitali. Pur rimanendo pressoché stabile la quota di user dei diversi strumenti di pagamento, a variare è l’intensità con cui se ne fa ricorso. Se, infatti, si registra un utilizzo più blando dei contanti per gli acquisti, divengono più frequenti i pagamenti con carta (carte prepagate e carte di credito e di debito sono utilizzate “più di prima” rispettivamente dal 32%, 26% e 24%) e i new digital payments (utilizzati con maggior frequenza dal 28% degli user).

Il lockdown inizia a pesare anche su corpo e mente
Se qualche settimana fa lo stare a casa rappresentava per gli italiani una sfida a riscoprire se stessi e a dedicarsi a passioni accantonate da tempo, ora qualcosa è cambiato. Consapevoli dell’importanza del #iorestoacasa per la tutela della collettività, gli italiani cercano di resistere alla quarantena seppure con umore altalenante. Peggiorano forma fisica (lo dichiara il 52% degli italiani) e benessere mentale (58%, solo due settimane fa era il 48% ad aver registrato un peggioramento in tal senso). Tra le cose che pesano di più alle famiglie italiane vi sono: non vedere amici e parenti (32%), l’impossibilità di muoversi liberamente (25%), avere relazioni sociali solo a distanza (20%).

Italiani promuovono la Cina per la gestione dell’emergenza
Considerando infine le diverse modalità con cui i governi mondiali stanno gestendo l’emergenza, dalle azioni e misure sanitarie a quelle economiche, per gli italiani è la Cina il paese che ha saputo affrontare meglio la situazione (raccogliendo il 65% delle indicazioni degli italiani), seguito da Germania (41%), Italia (32%) e Corea del Sud (12%). Al contrario Regno Unito e Stati Uniti sono quelli che hanno gestito peggio la crisi (36% e 24% rispettivamente).