Mense scolastiche, i costi aumentano e al Sud va sempre peggio
Mense scolastiche, i costi aumentano e al Sud va sempre peggio: il divario tra Nord e Sud nei numeri, i fondi Pnrr, la povertà alimentare e le proposte per ridurre le disuguaglianze.
Le mense scolastiche in Italia costano sempre di più e il servizio resta profondamente diseguale: al Sud la situazione peggiora anno dopo anno, mentre i costi aumentano per le famiglie di tutta la penisola. Ogni giorno circa due milioni di studenti usufruiscono del servizio di refezione scolastica, ma la distribuzione è tutt’altro che uniforme — e il divario tra Nord e Sud continua ad allargarsi.
Mense scolastiche: i costi aumentano in tutta Italia
Il costo del pasto scolastico è cresciuto in modo significativo negli ultimi anni, spinto dall’inflazione alimentare, dall’aumento delle materie prime e dai rinnovi contrattuali del personale. In molti Comuni del Centro-Nord il costo mensile a carico delle famiglie (al netto delle agevolazioni ISEE) supera ormai i 100 euro, con punte che in alcune città arrivano a 150 euro al mese per un singolo alunno.
Questo aumento dei costi colpisce in modo sproporzionato i nuclei familiari più fragili: il 23% delle famiglie italiane è a rischio povertà, una percentuale che sale al 42% nei nuclei con tre o più figli. Per queste famiglie, la mensa scolastica non è un optional ma un presidio di sicurezza alimentare. Quando i costi salgono e i sussidi non tengono il passo, sono proprio i bambini più vulnerabili a pagarne le conseguenze.
- Aumento medio del costo del pasto: stimato tra il 10% e il 18% rispetto a due anni fa
- Famiglie a rischio povertà: 23% del totale nazionale
- Famiglie numerose (3+ figli) a rischio povertà: 42%
- Studenti che usufruiscono del servizio mensa ogni giorno: circa 2 milioni
Al Sud va sempre peggio: il divario nei numeri
Se i costi aumentano ovunque, al Sud il problema è doppio: le mense scolastiche semplicemente non ci sono, o funzionano in modo precario. Mentre al Nord oltre il 40% degli istituti dispone di mense operative, al Sud la percentuale crolla a circa il 21%, con situazioni critiche in regioni come la Campania (15,6%) e la Sicilia (13,7%).
Questo non è solo un problema logistico: è una questione di equità sociale e diritto allo studio. La mancanza di mense funzionanti riduce la possibilità di offrire il tempo pieno, penalizza le famiglie che lavorano, e priva i bambini di un pasto caldo garantito. Il risultato è che l’abbandono scolastico — già più alto nelle regioni meridionali — trova terreno fertile proprio nell’assenza di servizi di base come la refezione.
Il confronto regionale: dove mancano le mense
Il quadro regionale evidenzia un’Italia a due velocità:
👉 Leggi anche: Rapporto Invalsi 2026: matematica e italiano in difficoltà, 4 bambini su 10 sotto il livello base
- Nord: oltre il 40% degli istituti con mensa operativa
- Centro: percentuali intermedie, con forti differenze tra aree urbane e rurali
- Sud: media del 21%, con punte negative in Campania (15,6%) e Sicilia (13,7%)
In molte scuole meridionali, in assenza della mensa, gli studenti tornano a casa a pranzo — con tutto ciò che questo comporta in termini di organizzazione familiare e riduzione del tempo scolastico effettivo.
Pnrr e mense scolastiche: fondi insufficienti al Sud
Un’opportunità per affrontare questa disparità è rappresentata dal Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che ha finanziato 961 interventi per migliorare la rete delle mense scolastiche. Di questi, oltre la metà sono destinati alla costruzione di nuove strutture, un passo significativo per colmare il divario infrastrutturale.
Tuttavia, la distribuzione delle risorse economiche non rispecchia l’effettiva necessità territoriale: sebbene il Sud ospiti il 50,88% dei progetti, riceve solo il 37% dei fondi complessivi, mentre il Nord ne assorbe il 48%. Questo squilibrio solleva interrogativi seri sulla capacità del Pnrr di rispondere in modo equo alle esigenze delle diverse aree del Paese.
In altre parole: più progetti al Sud, ma meno soldi per realizzarli. Un paradosso che rischia di tradursi in cantieri incompiuti o strutture sottodimensionate rispetto alle reali necessità.
Cosa chiedono le famiglie e le associazioni
Di fronte a costi crescenti e servizi insufficienti, le associazioni di tutela dei consumatori e dei diritti scolastici chiedono interventi strutturali urgenti. Cittadinanzattiva ha sollecitato in particolare:
- L’emanazione del decreto attuativo per il Fondo contro la povertà alimentare a scuola, che garantirebbe l’accesso gratuito alla mensa agli studenti in difficoltà economica
- Un riequilibrio nella distribuzione dei fondi Pnrr, con priorità effettiva alle regioni con maggiore carenza infrastrutturale
- Un piano pluriennale per l’estensione del tempo pieno, che presuppone la disponibilità di mense funzionanti
- Aggiornamento automatico delle soglie ISEE per le agevolazioni sulla retta mensa, per tenere il passo con l’inflazione
Povertà alimentare e scuola: un legame sempre più stretto
La povertà alimentare minorile è un fenomeno in crescita che si intreccia direttamente con l’accesso ai servizi scolastici. Per molti bambini, il pasto in mensa rappresenta il pasto più completo e nutriente della giornata. Quando questo servizio manca — o quando i costi aumentano al punto da renderlo inaccessibile — le conseguenze si misurano in termini di salute, concentrazione e rendimento scolastico.
👉 Leggi anche: Disoccupazione al 6,2% ad agosto 2026, giovani ancora in difficoltà: i dati Istat
Il nesso tra mensa scolastica e contrasto alla povertà educativa è ormai riconosciuto anche a livello europeo: investire nella refezione scolastica significa investire nel capitale umano del Paese. Eppure, in Italia, questo investimento resta disomogeneo, con il Sud che continua a scontare un ritardo strutturale difficile da colmare senza interventi mirati e risorse adeguate.
Cosa si può fare: le proposte sul tavolo
Per ridurre le disuguaglianze territoriali sulle mense scolastiche e frenare l’aumento dei costi, gli esperti e le associazioni indicano alcune direzioni prioritarie:
- Riequilibrare i fondi Pnrr in favore delle regioni con maggiore deficit infrastrutturale
- Attivare il Fondo contro la povertà alimentare a scuola con il relativo decreto attuativo
- Estendere il tempo pieno nelle scuole del Sud, condizione necessaria per rendere la mensa strutturale e non episodica
- Aggiornare le agevolazioni tariffarie in base all’inflazione reale, non solo all’ISEE
- Monitorare l’avanzamento dei cantieri Pnrr con trasparenza, per evitare che i fondi non si traducano in strutture effettivamente operative
Il Pnrr rappresenta una chance unica per ridisegnare il futuro del sistema scolastico italiano. Ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di affrontare le sfide con una visione strategica e inclusiva — e dalla volontà politica di non lasciare indietro, ancora una volta, il Mezzogiorno.
FAQ — Mense scolastiche: le domande più frequenti
Quanto costa la mensa scolastica in Italia?
Il costo varia molto in base al Comune e al reddito familiare (calcolato tramite ISEE). In media, le famiglie senza agevolazioni pagano tra 4 e 6 euro a pasto. Su base mensile, con circa 20 giorni di scuola, si arriva facilmente a 80-120 euro. Negli ultimi anni i costi sono aumentati del 10-18% in molte città.
Perché al Sud ci sono meno mense scolastiche?
Il deficit è principalmente infrastrutturale: molte scuole meridionali non dispongono di locali adeguati per la cucina e la refezione. A questo si aggiunge una minore disponibilità di risorse comunali per gestire il servizio. Il risultato è che solo il 21% degli istituti al Sud ha una mensa operativa, contro oltre il 40% al Nord.
Cosa prevede il Fondo contro la povertà alimentare a scuola?
Si tratta di una misura che prevede l’accesso gratuito alla mensa scolastica per gli studenti provenienti da famiglie in difficoltà economica. Il Fondo è stato istituito per legge, ma il decreto attuativo che ne definisce le modalità operative non è ancora stato emanato. Cittadinanzattiva e altre associazioni ne chiedono l’adozione urgente.
Il Pnrr risolverà il problema delle mense al Sud?
Il Pnrr ha finanziato 961 interventi sulle mense scolastiche, con oltre la metà dei progetti concentrati al Sud. Tuttavia, il Sud riceve solo il 37% dei fondi totali, contro il 48% del Nord. Senza un riequilibrio delle risorse, il rischio è che i cantieri restino incompleti o che le nuove strutture siano sottodimensionate rispetto alle reali esigenze.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.