Decreto Bollette bis, rinviata l’approvazione: cosa cambia per il prezzo del gas
Il decreto bollette bis è stato rinviato il 5 novembre 2026. Scopri il tetto proposto di 58,9 euro al gas per centrali elettriche e l'impatto sulle bollette.
Il Consiglio dei ministri ha rinviato oggi, 5 novembre 2026, l’approvazione del decreto bollette bis, il provvedimento che avrebbe dovuto introdurre un tetto al prezzo del gas per le centrali elettriche e tradursi in un risparmio concreto sulle bollette di famiglie e imprese. Il rinvio congela, almeno per il momento, una misura attesa da settimane e lascia aperta la questione su quando il governo tornerà a calendarizzare il testo.
Che cos’è il decreto bollette bis e da dove viene
Per capire la portata del rinvio, è utile ricostruire il filo che collega questo provvedimento al suo predecessore. Il decreto-legge 21/2026, noto come decreto bollette, era stato emanato a febbraio 2026 e convertito in legge ad aprile 2026. Quel primo intervento aveva già affrontato il tema del caro energia, e il governo aveva raggiunto un accordo con la Commissione europea sulle misure contenute nel testo.
Il decreto bollette bis nasce come secondo capitolo di quella stessa strategia: un provvedimento complementare, pensato per estendere e rafforzare l’azione sul mercato energetico, con un focus specifico sul prezzo del gas destinato alla produzione di elettricità. Non si tratta di una misura isolata, ma del secondo tempo di un intervento strutturato che il governo ha costruito nel corso del 2026.
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Il tetto a 58,9 euro per MWh: come funzionerebbe
Il cuore del decreto è il tetto di 58,9 euro per MWh sul prezzo del gas naturale acquistato dalle centrali elettriche, con entrata in vigore prevista a partire dal 2027. La logica è diretta: se il gas costa meno alle centrali, il costo di produzione dell’elettricità scende, e quella riduzione si trasferisce — almeno in parte — sulle tariffe finali.
Il meccanismo si basa sul cosiddetto merit order, il sistema con cui i mercati elettrici europei determinano il prezzo dell’energia. In questo sistema, il gas gioca spesso il ruolo di fonte marginale: è la sua quotazione a fissare il prezzo dell’elettricità per tutti gli altri produttori. Applicare un tetto al gas per le centrali significa quindi intervenire direttamente sulla variabile che, più di altre, trascina verso l’alto le bollette nei periodi di picco della domanda.
Secondo le stime associate al provvedimento, l’impatto atteso sarebbe una riduzione delle bollette energetiche di circa il 10% per famiglie e imprese. Un punto percentuale in meno può sembrare poco, ma su base annua, per un’utenza domestica media o per una piccola impresa con consumi significativi, si traduce in centinaia di euro risparmiati.
Perché il rinvio conta e cosa rimane incerto
Un rinvio in Consiglio dei ministri non equivale a un affossamento del decreto, ma non è nemmeno un semplice slittamento tecnico. Significa che il testo non ha trovato il via libera definitivo nella seduta odierna, e che il provvedimento dovrà tornare all’ordine del giorno in una data ancora da stabilire.
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Quello che rimane incerto, al momento, è quando il Consiglio dei ministri riprenderà l’esame del decreto bollette bis. Non è disponibile una nuova data ufficiale, né sono stati resi noti i motivi specifici del rinvio. Per chi attendeva il provvedimento — in particolare le imprese energivore e le associazioni dei consumatori — si tratta di un segnale che richiede attenzione, anche se non cambia la direzione complessiva della politica energetica del governo.
L’impatto atteso su famiglie e imprese
Il 10% di riduzione stimata sulle bollette non è un dato da sottovalutare, soprattutto in un contesto in cui i costi energetici restano una voce rilevante sia per i bilanci domestici sia per la competitività delle aziende. Parliamo di una platea molto ampia: milioni di utenze residenziali e decine di migliaia di piccole e medie imprese che nei mesi scorsi hanno già visto le proprie spese energetiche salire.
Per le imprese industriali a forte consumo di energia — come quelle attive nella metallurgia, nella chimica, nella ceramica — una riduzione strutturale del costo dell’elettricità può fare la differenza tra margini accettabili e perdite operative. Per le famiglie, il risparmio si tradurrebbe in una voce in meno nella bolletta mensile, in un periodo in cui il potere d’acquisto resta sotto pressione.
Il tetto al gas per le centrali, se approvato, entrerebbe in vigore nel 2027: questo significa che anche in caso di approvazione rapida nelle prossime settimane, i benefici sulle tariffe si materializzeranno nel corso del prossimo anno. Chi conta su questo risparmio dovrà quindi attendere ancora qualche mese prima di vederlo comparire nella propria bolletta. Nel frattempo, vale la pena monitorare le prossime sedute del Consiglio dei ministri e gli aggiornamenti ufficiali disponibili sul sito del governo per seguire l’evoluzione del provvedimento.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.