Guerra alimenta rischio inflazione a due cifre entro l’estate, in Germania tocca massimi dal 1974

La guerra in Ucraina alimenta il rischio di inflazione a due cifre entro l'estate: in Germania i prezzi toccano i massimi dal 1974 al 7,3%. Analisi, previsioni e impatto sulla BCE.

Pubblicato 30 Marzo 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:56

La guerra in Ucraina alimenta il rischio di un’inflazione a due cifre entro l’estate, con la Germania che a marzo tocca i massimi dal 1974. L’inflazione tedesca ha raggiunto il 7,3% su base annua — il livello più alto in 48 anni — balzando dal 5,1% di febbraio e superando nettamente le attese ferme a +6,3%. Il conflitto, interrompendo le forniture di energia, materie prime e prodotti agricoli, sta imprimendo una spinta rialzista ai prezzi che si rivela più intensa e più rapida del previsto.

Sempre nello stesso giorno era arrivato il dato allarmante della Spagna, con inflazione a un soffio dalla doppia cifra (+9,8% a marzo) sempre sotto la spinta dell’aumento dei prezzi di elettricità, carburante, cibo e bevande analcoliche. Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha dichiarato al parlamento che il 73% degli aumenti dei prezzi sono dovuti alle interruzioni dei mercati dell’energia e dell’agricoltura causate dalla guerra in Ucraina.

Sul fronte italiano, l’Istat ha diffuso il dato preliminare di marzo sull’inflazione. Il consensus indicava un’ulteriore accelerazione a +7,2% a/a dal 6,2% del mese precedente, confermando la tendenza comune a tutta l’Eurozona.

Guerra e inflazione: perché i prezzi galoppano più del previsto

L’aumento delle pressioni rialziste sui prezzi non è una sorpresa. Quello che emerge dal dato tedesco è che l’inflazione corre più veloce del previsto e il picco non sembra essere stato ancora raggiunto. Il conflitto in Ucraina ha innescato una serie di effetti a catena difficili da contenere:

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  • Energia: gas e petrolio hanno subito impennate record, con ricadute su tutta la filiera produttiva.
  • Materie prime: Russia e Ucraina sono tra i principali esportatori mondiali di grano, mais, olio di girasole e fertilizzanti. Il blocco delle forniture ha fatto schizzare i prezzi agricoli.
  • Catene di approvvigionamento: le tensioni geopolitiche si sommano alle strozzature già presenti dopo la pandemia, amplificando i rincari.

“Il fatto che l’inflazione primaria tedesca stesse per aumentare ulteriormente era un dato di fatto. L’unica domanda era quanto in alto”, rimarca Carsten Brzeski, economista di ING. “Guardando al futuro, con la guerra in Ucraina e le continue tensioni e pressioni al rialzo sui prezzi di energia, materie prime e alimentari, l’inflazione complessiva in Germania accelererà ulteriormente nei prossimi mesi”, aggiunge Brzeski. “Il passaggio a tutti i tipi di settori è in pieno svolgimento ed è difficile vedere un calo significativo dell’inflazione in tempi brevi”.

Inflazione a due cifre entro l’estate: uno scenario sempre più concreto

ING prevede che l’inflazione tedesca superi in media l’8% nell’anno in corso, con la concreta possibilità che i tassi di inflazione mensili entrino in territorio a due cifre durante l’estate. Si tratterebbe di un livello senza precedenti per la Germania moderna, un Paese storicamente allergico all’inflazione elevata per ragioni storiche profonde.

Lo scenario a due cifre non riguarda solo Berlino: diversi economisti avvertono che anche altri Paesi dell’Eurozona — in particolare quelli più esposti alle importazioni energetiche — potrebbero avvicinarsi o superare la soglia del 10% nei mesi estivi, se la guerra dovesse prolungarsi senza una soluzione diplomatica.

Il dilemma della stagflazione per la BCE

L’escalation dei prezzi aumenta inevitabilmente le pressioni sulla BCE nel suo percorso di normalizzazione della politica monetaria. L’inflazione si preannuncia ‘molto più alta più a lungo’ e il rischio sempre più concreto è di uno scenario di stagflazione: prezzi in rialzo e crescita economica in frenata simultaneamente.

L’attenzione della BCE, così come quella della Fed oltreoceano, si sta spostando sempre più sull’inflazione che sulla crescita. “Tuttavia, così come la BCE non ha potuto fare nulla per portare i container asiatici in Europa in modo più rapido ed economico o per aumentare la produzione di microchip a Taiwan, c’è ben poco che la BCE possa fare per fermare la guerra o per abbassare i prezzi dell’energia“, spiega ING, che si aspetta la fine delle cosiddette misure non convenzionali nei prossimi 12 mesi: la fine degli acquisti netti di attività e la fine dei tassi sui depositi negativi.

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Il nodo centrale rimane politico prima che monetario: finché il conflitto in Ucraina non troverà una soluzione, le banche centrali si troveranno a combattere un’inflazione alimentata da fattori che gli strumenti di politica monetaria non possono direttamente controllare.

FAQ: Guerra, inflazione e impatto sui prezzi

Perché la guerra in Ucraina fa salire l’inflazione?

Il conflitto ha interrotto le forniture di energia (gas russo), materie prime agricole (grano, mais, olio di girasole) e fertilizzanti. La riduzione dell’offerta a fronte di una domanda invariata spinge i prezzi verso l’alto in tutta la filiera, dai carburanti ai generi alimentari.

Quando potrebbe raggiungere la doppia cifra l’inflazione in Germania?

Secondo le previsioni di ING, i tassi di inflazione mensili in Germania potrebbero entrare in territorio a due cifre durante l’estate, se le pressioni sui prezzi di energia e materie prime dovessero mantenersi agli attuali livelli o aumentare ulteriormente.

Cosa può fare la BCE per contrastare questa inflazione?

La BCE può agire sui tassi di interesse e ridurre gli acquisti di attività per raffreddare la domanda. Tuttavia, l’inflazione attuale è in larga parte guidata dall’offerta (guerra, sanzioni, blocchi delle forniture), non dalla domanda: gli strumenti monetari hanno quindi un’efficacia limitata nel breve periodo.

Quali Paesi dell’Eurozona sono più a rischio?

I Paesi più dipendenti dalle importazioni di gas russo e dai prodotti agricoli ucraini — come Germania, Italia e alcuni Paesi dell’Europa orientale — sono i più esposti. La Spagna ha già sfiorato il 10% a marzo, confermando la diffusione del fenomeno su scala continentale.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.