Climate change: il fondatore di Patagonia cede la sua creatura, ma lo fa a modo suo
Yvon Chouinard, fondatore di Patagonia, ha ceduto la sua azienda da 3 miliardi di dollari alla Terra: ecco come funziona il trasferimento al Patagonia Purpose Trust e all'Holdfast Collective per combattere il climate change.
Yvon Chouinard, fondatore di Patagonia e leggenda dell’alpinismo americano, ha compiuto una delle mosse più sorprendenti nella storia del capitalismo moderno: invece di vendere o quotare in borsa la sua azienda di abbigliamento outdoor — valutata circa 3 miliardi di dollari secondo il New York Times — ha scelto di cederla alla Terra stessa. Lui, sua moglie e i loro due figli hanno trasferito la proprietà del marchio a un fondo fiduciario e a un’organizzazione no-profit interamente dedicati alla lotta contro la crisi climatica. Una decisione che ha fatto il giro del mondo e che ridefinisce il concetto stesso di impresa responsabile.
“La Terra è ora il nostro unico azionista”
Con queste parole, pubblicate in una lettera aperta sul sito ufficiale di Patagonia, Chouinard ha spiegato la filosofia alla base di una scelta radicale. Dopo quasi cinquant’anni alla guida di un’azienda nata dalla sua passione per l’arrampicata, l’imprenditore ha deciso che nessuna delle opzioni tradizionali era all’altezza dei valori costruiti nel tempo.
“Un’opzione era vendere la Patagonia e donare tutti i soldi. Ma non potevamo essere sicuri che un nuovo proprietario avrebbe mantenuto i nostri valori o avrebbe mantenuto occupato il nostro team di persone in tutto il mondo.” La quotazione in borsa, l’altra strada percorribile, viene liquidata con altrettanta chiarezza: “Che disastro sarebbe stato. Anche le società pubbliche con buone intenzioni sono sottoposte a troppa pressione per creare guadagni a breve termine a scapito della vitalità e della responsabilità a lungo termine.”
La conclusione è netta: “Non c’erano buone opzioni disponibili. Quindi, abbiamo creato il nostro.”
Climate change: perché Chouinard ha ceduto Patagonia in modo così insolito
La decisione non è arrivata dall’oggi al domani. Chouinard racconta come la presa di coscienza sull’entità del riscaldamento globale e della distruzione ecologica — e sul contributo che anche un’azienda come Patagonia vi apporta — abbia cambiato radicalmente la visione imprenditoriale del marchio. “Patagonia si è impegnata a utilizzare l’azienda per cambiare il modo di fare business”, scrive il fondatore.
Il ragionamento è semplice quanto rivoluzionario: invece di estrarre valore dalla natura per trasformarlo in ricchezza per gli investitori, usare quella ricchezza per proteggere la fonte stessa da cui proviene. “Se abbiamo una speranza di avere un pianeta prospero, e ancor meno un’azienda, è necessario che tutti noi facciamo ciò che possiamo con le risorse che abbiamo.”
Una dichiarazione che suona come un manifesto per un nuovo modello di capitalismo — quello che mette la sostenibilità ambientale al centro, non in coda agli obiettivi di profitto.
Come funziona il passaggio di consegne: la struttura del trasferimento
La cessione di Patagonia si articola su due livelli distinti ma complementari:
- 100% delle azioni con diritto di voto trasferito al Patagonia Purpose Trust, un fondo fiduciario creato appositamente per proteggere i valori fondanti dell’azienda e garantirne la continuità culturale e strategica.
- 100% delle azioni senza diritto di voto donato all’Holdfast Collective, un’organizzazione no-profit interamente dedicata alla lotta contro la crisi ambientale e alla difesa degli ecosistemi naturali.
Il meccanismo di finanziamento è altrettanto chiaro: ogni anno, i profitti generati da Patagonia — al netto degli investimenti necessari per far crescere l’azienda — verranno distribuiti come dividendo all’Holdfast Collective, che li indirizzerà verso progetti e campagne per la tutela del pianeta.
Un imprenditore controvoglia che ha cambiato le regole del gioco
Chouinard non ha mai nascosto di sentirsi più artigiano che businessman. “Ho iniziato come artigiano, producendo attrezzatura per l’arrampicata per i miei amici e per me stesso, poi sono passato all’abbigliamento”, scrive nell’83° anno della sua vita. Eppure, proprio questa distanza dal mondo della finanza tradizionale sembra avergli permesso di immaginare una soluzione che i manager di professione difficilmente avrebbero considerato.
La storia di Patagonia e del suo fondatore dimostra che esiste un’alternativa concreta alla logica del profitto a breve termine: un modello in cui l’azienda è uno strumento al servizio di un obiettivo più grande, e in cui la lotta al climate change non è un’operazione di marketing, ma la ragione stessa dell’esistenza dell’impresa.
FAQ: le domande più frequenti sulla cessione di Patagonia
Quanto vale Patagonia?
Secondo le stime del New York Times, Patagonia è valutata circa 3 miliardi di dollari al momento del trasferimento della proprietà.
Chi controlla ora Patagonia?
Le decisioni strategiche e i valori aziendali sono tutelati dal Patagonia Purpose Trust, che detiene il 100% delle azioni con diritto di voto. I profitti, invece, vanno all’Holdfast Collective per finanziare iniziative ambientali.
Chouinard ha guadagnato qualcosa dalla cessione?
No. La famiglia Chouinard ha rinunciato al valore economico dell’azienda, scegliendo di destinare interamente i proventi futuri alla lotta contro la crisi climatica.
Perché non ha venduto o quotato Patagonia in borsa?
Chouinard temeva che una vendita o una quotazione avrebbero compromesso i valori dell’azienda, sottoponendola alle pressioni tipiche dei mercati finanziari orientate al profitto di breve periodo.
Cosa fa l’Holdfast Collective con i profitti di Patagonia?
L’Holdfast Collective è un’organizzazione no-profit che utilizza i fondi ricevuti per finanziare progetti di difesa della natura, campagne contro il cambiamento climatico e iniziative a favore della transizione ecologica.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.