Aspettando COP26: il digitale per gli italiani è energivoro, ma non immaginano quanto
Aspettando la COP26, il digitale per gli italiani è energivoro ma non immaginano quanto: solo il 22,8% stima correttamente l'impatto energetico reale. Tutti i dati della ricerca sulla sostenibilità digitale.
Il digitale per gli italiani è energivoro, ma non immaginano quanto. Questo è il dato più sorprendente che emerge dalla ricerca “Italiani e Sostenibilità Digitale: cosa ne sanno, cosa ne pensano”, realizzata dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale. Uno studio che arriva in un momento cruciale per il dibattito climatico globale: la COP26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, è l’appuntamento internazionale più atteso dell’anno sul fronte della sostenibilità ambientale. La ricerca analizza la percezione dell’impatto ambientale dei servizi digitali, confrontando il consumo effettivo di alcuni strumenti digitali con quello che gli utenti pensano che tali strumenti consumino. Il risultato è chiaro: la consapevolezza degli italiani sul tema è ancora molto bassa.
COP26 e sostenibilità digitale: perché il tema è urgente
La COP26 — la 26ª Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici — pone al centro dell’agenda globale la riduzione delle emissioni e la transizione verso modelli di sviluppo sostenibili. In questo contesto, il settore digitale è spesso percepito come «pulito» o neutro dal punto di vista ambientale. Ma i dati dicono tutt’altro: data center, streaming video, email, videoconferenze e navigazione web consumano enormi quantità di energia. Aspettando la COP26, il digitale per gli italiani è energivoro, ma non immaginano quanto — e questo gap di consapevolezza è uno dei principali ostacoli a un cambiamento reale dei comportamenti.
La sostenibilità ambientale e il digitale secondo gli italiani
In particolare, se per il 51% degli intervistati l’impatto in termini energetici del digitale è «abbastanza forte», sono solo il 22,8% di essi a stimare correttamente quanto forte sia effettivamente tale consumo. Il restante 77,2% ha la percezione di un impatto energetico del digitale più basso di quanto non sia in realtà. Scarsa consapevolezza, quindi, ma anche poca attenzione verso la sostenibilità ambientale in relazione alla digitalizzazione.
«Per migliorare questi dati non basta la sensibilità del singolo, ma serve una forte spinta da parte delle Istituzioni, con comunicazione al cittadino ed incentivi specifici, che siano però pensati per produrre un cambiamento consapevole delle abitudini», sostiene Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale.
👉 Leggi anche: Inflazione a +4,2% a settembre 2026: energia a +22,3%, alimentari in rialzo
Quanto consuma davvero il digitale? I numeri che sorprendono
Per capire perché il gap di percezione è così ampio, è utile mettere in fila alcuni dati concreti sul consumo energetico del digitale:
- Il settore ICT globale è responsabile di circa il 3-4% delle emissioni totali di CO₂, una quota paragonabile a quella dell’aviazione civile.
- Un’ora di videostreaming in HD consuma una quantità di energia equivalente a tenere accesa una lampadina LED per diverse ore.
- I data center mondiali consumano più elettricità di interi Paesi industrializzati.
- Ogni email con allegato ha un’impronta carbonica misurabile, moltiplicata per miliardi di messaggi al giorno.
Questi numeri rendono evidente perché, aspettando la COP26, il digitale per gli italiani risulti energivoro molto più di quanto immaginino.
La domotica guida il cambiamento: dalla riduzione dei consumi alla gestione dei rifiuti
Dalla riduzione dei consumi, alla gestione dei rifiuti fino agli sprechi alimentari, è la domotica a guidare il cambiamento. Dalla ricerca emerge che lampadine e prese smart (usate regolarmente dal 16,4% degli intervistati), elettrodomestici connessi in rete (13%) ed impianti di climatizzazione gestibili on-line (12,5%) guidano la Top Ten degli strumenti digitali che contribuiscono alla lotta all’inquinamento e al cambiamento climatico. A seguire applicazioni per la raccolta differenziata, stazioni meteo intelligenti, frigoriferi e dispense smart.
Quasi un italiano su tre fa uso regolare di:
👉 Leggi anche: Bolletta luce +37,3% dal 1° ottobre 2026: cosa pagheranno i clienti vulnerabili e quali offerte convengono
- Elettrodomestici intelligenti: 19,6%
- Lampadine controllabili tramite assistenti vocali: 16,4%
- Termostati intelligenti: 15,5%
- Impianti di riscaldamento e climatizzazione gestibili da remoto: 12%
Il 4,9% degli utenti utilizza applicazioni per il monitoraggio della qualità dell’acqua, anche se tale dato risente del fatto che queste applicazioni non sono disponibili su tutto il territorio nazionale.
App per la gestione dei rifiuti: un italiano su cinque le usa
Seguono le applicazioni per la gestione dei rifiuti, usate regolarmente da un italiano su cinque. A guidare la classifica in questo caso sono:
- Applicazioni che forniscono indicazioni e assistenza per la raccolta differenziata: 10,9%
- App implementate dai Comuni per la prenotazione del ritiro dei rifiuti ingombranti: 10,4%
- Sistemi per la prenotazione dell’accesso alle isole ecologiche: 6,6%
Sprechi alimentari: le app che fanno la differenza
Infine, anche grazie ad alcune app di grande successo, stanno prendendo piede sistemi per abbattere gli sprechi alimentari, utilizzati regolarmente da un italiano su dieci. Si va dalle app che monitorano la scadenza dei prodotti a quelle dedicate allo scambio o alla vendita di prodotti prossimi alla scadenza (in entrambi i casi utilizzate dal 5,3% degli intervistati), passando per frigoriferi e dispense smart (5,1%).
Cosa fare: dalla consapevolezza all’azione
Il quadro che emerge dalla ricerca suggerisce che la strada verso una vera sostenibilità digitale passa da tre livelli di intervento:
- Educazione e informazione: gli italiani devono poter conoscere l’impatto reale dei propri comportamenti digitali quotidiani.
- Incentivi istituzionali: politiche pubbliche mirate possono accelerare l’adozione di tecnologie a basso impatto energetico.
- Responsabilità delle aziende tech: i grandi operatori digitali devono rendere trasparenti i propri consumi e investire in energie rinnovabili per alimentare i data center.
In vista della COP26 e degli impegni climatici globali, colmare il gap tra percezione e realtà sul consumo energetico del digitale non è solo una questione culturale: è una priorità strategica.
FAQ: digitale, energia e sostenibilità
- Il digitale inquina davvero quanto i trasporti?
- Il settore ICT è responsabile di una quota di emissioni globali di CO₂ paragonabile a quella dell’aviazione civile. Non quanto l’intero settore dei trasporti, ma la crescita dei consumi digitali rende il confronto sempre più rilevante.
- Cosa posso fare concretamente per ridurre il mio impatto digitale?
- Alcune azioni semplici: ridurre la qualità dello streaming quando non necessaria, cancellare email e file inutilizzati, spegnere i dispositivi invece di lasciarli in standby, preferire connessioni Wi-Fi al 4G/5G quando possibile.
- La domotica aiuta davvero a risparmiare energia?
- Sì, se usata correttamente. Termostati intelligenti, lampadine smart e sistemi di gestione remota degli impianti possono ridurre significativamente i consumi domestici, a patto che l’energia utilizzata per alimentarli provenga da fonti rinnovabili.
- Cos’è la COP26 e cosa c’entra con il digitale?
- La COP26 è la conferenza ONU sul clima che riunisce i governi mondiali per definire impegni concreti sulla riduzione delle emissioni. Il settore digitale è sempre più al centro del dibattito perché il suo consumo energetico cresce rapidamente e deve essere incluso nelle strategie di decarbonizzazione.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.