Altro che inflazione, per gli investitori italiani la preoccupazione è un’altra
Altro che inflazione: per gli investitori italiani la vera preoccupazione sono i conflitti geopolitici. Ecco cosa rivela il sondaggio WisdomTree su rischi, portafogli ed ESG.
Altro che inflazione: per gli investitori italiani la preoccupazione principale è un’altra. Mentre i mercati continuano a interrogarsi sull’andamento dei prezzi, quasi due terzi (65%) degli investitori professionali in Italia indica i conflitti geopolitici come il rischio numero uno per i prossimi 12 mesi. È quanto emerge da un sondaggio commissionato da WisdomTree e condotto dall’agenzia di ricerca indipendente CoreData Research, che ha interpellato 600 investitori professionali in tutta Europa — dalle società di consulenza finanziaria wholesale ai gestori patrimoniali, fino ai family office — responsabili complessivamente di circa 710 miliardi di euro di asset in gestione.
I rischi maggiori secondo gli investitori italiani: geopolitica al primo posto
Il dato più significativo della ricerca è chiaro: la geopolitica batte l’inflazione come fonte di preoccupazione. Tra gli investitori professionali italiani, la classifica dei rischi principali si presenta così:
- 1° posto – Conflitti geopolitici: 65% degli intervistati
- 2° posto – Recessione globale: 61%
- 3° posto – Errori di politica monetaria: 52%
I tre rischi indicati suggeriscono che gli investitori si trovano a fronteggiare un delicato equilibrio per proteggere i propri portafogli nel contesto attuale, in cui le tensioni internazionali pesano quanto — se non più — delle variabili macroeconomiche tradizionali.
Inflazione: quando si prevede il picco?
Nonostante non sia la preoccupazione principale, l’inflazione resta un tema centrale nella pianificazione dei portafogli. L’indagine rivela che la maggior parte degli investitori professionali italiani (69%) prevede che l’inflazione raggiungerà il picco entro la fine dell’anno in corso. Del 29% che ritiene invece che il picco arriverà più avanti, il 23% stima che avverrà entro il primo trimestre. Il 79% pensa sia possibile che l’inflazione nell’Unione europea tocchi un picco compreso tra l’8 e il 9,9%.
👉 Leggi anche: 1.163 miliardi fermi sui conti correnti italiani: dove investirli nel 2026
In risposta, quasi un terzo degli investitori professionali italiani (31%) è convinto che i tassi d’interesse della Banca centrale europea si attesteranno al 2,5% o su una percentuale più alta nell’arco di un anno.
La propensione al rischio dei clienti italiani è cambiata
Il sondaggio rivela come, negli ultimi 12 mesi, oltre la metà (54%) dei clienti in Italia abbia ridotto la propria propensione al rischio. Tuttavia, oltre un terzo (38%) si sente ancora a proprio agio con lo stesso livello di rischio precedente. Un segnale che il mercato italiano non è in preda al panico, ma che la cautela è diventata la parola d’ordine.
Come cambia il portafoglio: le scelte degli investitori professionali
In risposta alla volatilità e all’inflazione, gli investitori professionali hanno rivisto le proprie allocazioni di portafoglio. Per prepararsi a un ulteriore aumento dell’inflazione, tre quarti (75%) degli investitori professionali italiani intende allocare o ha già allocato gli asset sul segmento azionario. Si tratta di una percentuale superiore rispetto a quella registrata dagli asset storicamente considerati i più adatti per una copertura contro l’inflazione:
- Oro: 23%
- Paniere di materie prime: 32%
- Obbligazioni indicizzate all’inflazione: 64%
Tra coloro che investono già in materie prime (65%), quasi 8 su 10 (78%) lo fanno a scopo di diversificazione e il 49% come copertura dall’inflazione. Un approccio pragmatico che privilegia la resilienza del portafoglio rispetto alle coperture tradizionali.
👉 Leggi anche: Investimenti alberghieri in Italia: 1,25 miliardi nel primo semestre 2026, le mete preferite dai grandi gruppi
ESG: gli investitori italiani non mollano (ma con una condizione)
Nonostante il difficile contesto economico, il 77% degli investitori professionali italiani prevede di rafforzare le allocazioni in strategie d’investimento focalizzate sui criteri ESG nei prossimi 12 mesi. Tuttavia, la sostenibilità non è incondizionata: se l’inflazione dovesse rimanere persistentemente elevata, il 77% del campione afferma che prenderebbe in considerazione di abbandonare le partecipazioni ESG a favore di strategie che storicamente abbiano costituito una copertura contro l’inflazione stessa. Un segnale che, per gli investitori italiani, la performance concreta resta il criterio dirimente.
FAQ: le domande più frequenti sulle preoccupazioni degli investitori italiani
Qual è la principale preoccupazione degli investitori italiani oggi?
Secondo la ricerca WisdomTree/CoreData Research, la preoccupazione principale non è l’inflazione bensì i conflitti geopolitici, indicati dal 65% degli investitori professionali italiani come il rischio maggiore per i prossimi 12 mesi.
L’inflazione è ancora un tema rilevante per i portafogli italiani?
Sì, ma occupa il terzo posto tra le preoccupazioni, dopo la geopolitica e il rischio di recessione globale. Gli investitori si stanno attrezzando con allocazioni azionarie e, in misura minore, con materie prime e obbligazioni indicizzate.
Come stanno reagendo gli investitori professionali italiani alla volatilità?
Il 75% sta puntando sull’azionario come strumento anti-inflazione, il 54% dei clienti ha ridotto la propensione al rischio e il 77% intende mantenere o aumentare l’esposizione ESG, pur con riserve in caso di inflazione persistente.
Cosa si intende per «errori di politica monetaria» nel sondaggio?
Si riferisce al rischio che le banche centrali — in particolare la BCE — alzino i tassi in modo eccessivo o insufficiente rispetto all’andamento reale dell’economia, generando instabilità sui mercati. Questo rischio è percepito dal 52% degli investitori italiani come uno dei tre principali pericoli.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.