Finanza Altro che carburanti, lo Stretto di Hormuz blocca anche l’elio: previsti rincari per 2 settori

Altro che carburanti, lo Stretto di Hormuz blocca anche l’elio: previsti rincari per 2 settori

21 Marzo 2026 14:30

Il blocco dello Stretto di Hormuz, innescato dall’escalation tra Iran e alleati occidentali, non sta mettendo sotto pressione soltanto il mercato energetico.

Nelle ultime settimane sta emergendo un effetto meno visibile ma potenzialmente ancora più insidioso: lo stop alle forniture globali di elio, una materia prima strategica per industrie chiave e per la sanità.

L’elio è spesso associato ai palloncini, ma il suo ruolo nell’economia moderna è ben più cruciale. Si tratta di un gas utilizzato soprattutto nei processi industriali ad alta tecnologia e in ambito medico, in particolare per raffreddare apparecchiature sensibili come quelle impiegate nella produzione di semiconduttori o nelle risonanze magnetiche.

Una caratteristica che lo rende indispensabile è la capacità di raggiungere temperature estremamente basse, fondamentali per il funzionamento di sistemi avanzati. Il problema è che la sua produzione è concentrata in pochi Paesi, tra cui Stati Uniti e Qatar, rendendo l’intero sistema vulnerabile a crisi geopolitiche.

Il nodo Hormuz e il blocco delle forniture

Il punto critico è proprio lo Stretto di Hormuz, passaggio obbligato per gran parte delle esportazioni del Golfo. Oltre un quarto dell’elio mondiale proviene dal Qatar e transita da qui, ma la crisi in corso ha di fatto interrotto questi flussi.

Secondo le stime più recenti, fino al 30% degli scambi globali di elio risulta compromesso, con conseguenze immediate sulla disponibilità del gas.

La situazione è aggravata dal fatto che già prima del conflitto esisteva una carenza strutturale, dovuta alla crescente domanda legata all’intelligenza artificiale e alla produzione di chip. Ora la combinazione tra domanda elevata e offerta ridotta rischia di creare un effetto domino su scala globale.

Effetti a catena su chip, tecnologia e prezzi

Il primo settore a risentirne è quello dei semiconduttori. L’elio viene utilizzato per raffreddare i macchinari che incidono i circuiti sui wafer di silicio, un passaggio essenziale nella produzione dei chip.

Se la carenza dovesse prolungarsi, le conseguenze potrebbero arrivare rapidamente sul mercato consumer: smartphone, computer e dispositivi elettronici potrebbero diventare più costosi già entro la fine dell’anno.

In un contesto in cui la domanda tecnologica è già altissima, anche una riduzione temporanea delle forniture rischia di rallentare intere filiere produttive, con effetti che si propagano dall’industria fino ai consumatori.

Non meno rilevante è l’impatto sul settore sanitario. L’elio è infatti indispensabile per il funzionamento delle macchine per la risonanza magnetica
Il rischio per la sanità (www.finanza.com)

Non meno rilevante è l’impatto sul settore sanitario. L’elio è infatti indispensabile per il funzionamento delle macchine per la risonanza magnetica, che richiedono temperature estremamente basse per operare correttamente.

Un aumento dei costi o una riduzione della disponibilità potrebbe tradursi in esami più cari o in tempi di attesa più lunghi. Alcune strutture stanno già cercando soluzioni alternative, come il riciclo del gas, ma nel breve periodo queste strategie potrebbero non essere sufficienti.

La crisi dello Stretto di Hormuz, iniziata a fine febbraio 2026 con il crollo del traffico marittimo e l’aumento delle tensioni militari, ha già avuto un impatto diretto sui prezzi di petrolio e gas, con ripercussioni globali.

Ma il caso dell’elio mostra chiaramente come le conseguenze vadano ben oltre il settore energetico. La chiusura di un passaggio strategico può colpire catene di approvvigionamento meno visibili ma altrettanto cruciali, mettendo in difficoltà settori che vanno dall’elettronica alla medicina.

Il vero nodo, ora, è capire quanto durerà questa interruzione. Perché se il blocco dovesse prolungarsi, l’impatto non si limiterà a qualche rincaro temporaneo, ma rischierà di ridefinire gli equilibri di intere industrie globali.