Spettro stagflazione per l’Europa, altra giornata di forti vendite su Piazza Affari

Spettro stagflazione per l'Europa: un'altra giornata di forti vendite colpisce Piazza Affari. FTSE MIB a -6%, Unicredit -13,8%, TIM ai minimi storici. Analisi, titoli e strategie degli esperti.

Pubblicato 7 Marzo 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 13:00

Lo spettro della stagflazione si allunga sull’Europa e i mercati reagiscono con un’altra giornata di forti vendite. Piazza Affari torna sotto pressione, confermando la debolezza strutturale delle Borse europee rispetto agli altri indici mondiali: un quadro che preoccupa analisti e investitori e che rischia di protrarsi finché il contesto geopolitico e inflazionistico non troverà una via d’uscita.

Stagflazione in Europa: cos’è e perché spaventa i mercati

La stagflazione è la combinazione più temuta dagli economisti: bassa crescita (o recessione) accompagnata da alta inflazione. In questo scenario le banche centrali si trovano in una trappola: alzare i tassi per frenare l’inflazione rischia di soffocare ulteriormente l’economia, mentre mantenerli bassi alimenta la spirale dei prezzi.

Sempre più esperti pronosticano per l’Europa una probabile stagflazione, alimentata dall’impatto della guerra in Ucraina sui prezzi dell’energia, delle materie prime e delle filiere produttive. Dall’inizio del conflitto, il 24 febbraio, le Borse europee sono arrivate a cedere oltre il 15%, con FTSE MIB e DAX arrivati a segnare ribassi superiori al 20% da inizio anno, sottoperformando nettamente rispetto agli indici extraeuropei.

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Petrolio alle stelle: il Brent tocca 138 dollari

Tra le commodity continua la corsa a perdifiato del petrolio. Il Brent è schizzato fino a 138 dollari al barile — per poi assestarsi intorno a 127 dollari — sulla prospettiva di un embargo sul petrolio e sul gas russo da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati. Antony Blinken, segretario di Stato americano, ha confermato in un’intervista alla CNN che Washington e i partner stanno valutando concretamente questa eventualità.

Un embargo energetico sulla Russia avrebbe conseguenze dirette sull’Europa, che dipende in misura significativa dalle forniture di gas e petrolio russo: un ulteriore fattore che alimenta lo scenario stagflazionistico per il Vecchio Continente.

Piazza Affari: altra giornata di forti vendite sul FTSE MIB

Volgendo lo sguardo a Piazza Affari, il FTSE MIB — reduce da un crollo superiore al 6% nella seduta precedente — è arrivato a cedere nella prima mezz’ora di contrattazioni un altro 6%, toccando un minimo a 21.060 punti, sui livelli più bassi da novembre 2020. Le vendite sono state generalizzate e indiscriminate, colpendo in particolare banche e titoli ad alta esposizione verso la Russia o verso le materie prime.

Banche e TIM: i crolli più pesanti

Tra i singoli titoli di Piazza Affari si segnalano perdite pesantissime:

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  • TIM: -10% a 0,223 euro, aggiornando i minimi storici del titolo.
  • Unicredit: oltre -13,8% a 7,75 euro, tra le più penalizzate per l’esposizione al mercato russo.
  • Intesa Sanpaolo: -10%, con sospensione iniziale per eccesso di ribasso.
  • Banco BPM: -12%, stesso meccanismo di sospensione.
  • Stellantis: oltre -8% in area 12,7 euro. Equita SIM ha tagliato il target price del 9% a 20 euro (rating buy confermato), rivedendo le stime in Europa (vendite 2026 stimate -7% e EBIT adjusted -40% anno su anno) nell’ipotesi che il contesto geopolitico non peggiori ulteriormente.

I titoli che resistono alle vendite

In un mare di rosso, soltanto due titoli riescono a schivare le vendite e a chiudere in territorio positivo:

  • Tenaris: +8,7%, beneficiando dell’impennata del prezzo del petrolio.
  • Leonardo: +2,4%, sostenuto dall’aumento delle aspettative di spesa per la difesa in tutta Europa.

Le strategie degli esperti in un mercato imprevedibile

La paura dominante sui mercati e l’incertezza sugli sviluppi della crisi ucraina rendono difficile impostare strategie di medio termine. Pietro Di Lorenzo, trader e fondatore di SOSTrader, spiega la situazione con chiarezza:

«Il futuro dei mercati è imprevedibile come l’evoluzione del conflitto in Ucraina. In queste condizioni la strategia migliore è il brevissimo termine, cavalcando le esplosioni della volatilità nell’intraday; oppure un approccio di lungo termine, ovvero iniziare a pianificare degli ingressi scalettati su titoli dai fondamentali solidi, non impattati da un eventuale default della Russia, che — una volta passata la tempesta sui mercati — potrebbero essere riscoperti dagli investitori.»

In sintesi: o si opera con orizzonti brevissimi sfruttando la volatilità, oppure si costruisce gradualmente una posizione su titoli difensivi e di qualità, pronti a beneficiare della ripresa quando lo scenario si stabilizzerà.

FAQ: stagflazione e mercati europei

Che cos’è la stagflazione?
È una condizione economica caratterizzata dalla coesistenza di bassa crescita (o recessione) e alta inflazione. È particolarmente difficile da gestire per le banche centrali perché le misure per combattere l’inflazione tendono ad aggravare la recessione, e viceversa.
Perché l’Europa è più esposta alla stagflazione rispetto agli USA?
L’Europa dipende in misura molto maggiore dalle importazioni di energia dalla Russia. L’impennata dei prezzi di gas e petrolio colpisce direttamente i costi di produzione e il potere d’acquisto delle famiglie europee, frenando la crescita e alimentando l’inflazione contemporaneamente.
Perché Piazza Affari scende più di altri mercati?
Il FTSE MIB ha un’elevata componente bancaria e industriale, settori particolarmente sensibili all’aumento dei costi energetici, al rischio di credito verso la Russia e all’incertezza geopolitica. Questo rende l’indice milanese più vulnerabile nelle fasi di crisi rispetto ad altri mercati con composizioni settoriali diverse.
Cosa conviene fare in un mercato così volatile?
Gli esperti suggeriscono due approcci: operatività intraday per chi ha esperienza nella gestione della volatilità, oppure ingressi graduali e scalettati su titoli con fondamentali solidi per chi ha un orizzonte di lungo periodo. In entrambi i casi è fondamentale gestire il rischio con stop loss e non sovraesporsi.
Tenaris e Leonardo perché salgono mentre tutto scende?
Tenaris beneficia direttamente dell’aumento del prezzo del petrolio, che rende più redditizi i progetti di estrazione e aumenta la domanda di tubi e componenti per il settore oil & gas. Leonardo, invece, è sostenuta dall’aumento delle aspettative di spesa militare in Europa, con molti Paesi che stanno rivedendo al rialzo i propri budget per la difesa.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.