Finanza Personale Irpef 2023: quali sono gli scaglioni di reddito

Irpef 2023: quali sono gli scaglioni di reddito

Quali sono le principali novità dell’Irpef 2023? Ma, soprattutto, cosa bisogna fare per non sbagliare nell’effettuare i calcoli?

La Legge di Bilancio dello scorso anno ha introdotto alcune novità sull’Irpef, che riguardano principalmente gli scaglioni.

Questi, adesso, sono stati ridotti a quattro, mentre i calcoli dell’imposta dovuta devono essere effettuati sempre nello stesso modo.

Con la nuova Irpef, in estrema sintesi, è stato ridisegnato tutto il sistema delle detrazioni.

Uno dei primi esempi rappresenta dal cosiddetto bonus Renzi, che non è completamente scomparso dalla busta paga dei dipendenti.

È stata abolita, invece, l’ulteriore detrazione per i redditi fino a 40.000 euro.

La riforma dell’Irpef, in un certo senso, ha portato alcuni benefici soprattutto a quanti hanno un reddito particolarmente alto, dai 40.000 euro in su: questo è il motivo per il quale è stato introdotto un particolare meccanismo di salvaguardia, il cui compito è quello di tutelare i redditi più bassi.

Irpef 2023, come funzionano le nuove aliquote

L’Irpef, fino ad almeno il 31 dicembre 2021, prevedeva cinque scaglioni di reddito. Ognuno di questi prevedeva l’applicazione di un’aliquota di tassazione diversa, che, ovviamente, aumentava di pari passo con la crescita del reddito.

Con la nuova Irpef sono previsti solo e soltanto quattro aliquote, che corrispondono a quattro scaglioni diversi, così suddivisi:

  • redditi fino a 15.000 euro: aliquota al 23%;
  • redditi da 15.000 a 38.000 euro: aliquota al 25%;
  • redditi da 28.000 a 50.000 euro: aliquota al 35%;
  • redditi oltre i 50.000 euro: aliquota al 43%.

È stata cancellata l’aliquota al 41% e il legislatore è intervenuto direttamente sulle due centrali, che sono state abbassate dal 27% al 25% e dal 38% al 35%.

Sicuramente la notizia più interessante è che tutti gli scaglioni di reddito possono usufruire di un risparmio, con le dovute modulazioni.

A rimane scontenti, però, sono quanti appartengono al secondo scaglione.

Ad aver subito i minori cambiamenti è stata la no tax area, che però non deve pagare l’Irpef grazie alle detrazioni che vengono applicate.

Le novità allo studio

Il Governo guidato da Giorgia Meloni sarebbe intenzionato ad effettuare un ulteriore taglio degli scaglioni Irpef, che potrebbero scendere a tre aliquote.

Questo ulteriore passo costituirebbe un ulteriore transizione verso una tassazione sempre più piatta, proprio come sta già accadendo con i titolari di partita Iva, che hanno optato per il regime forfettario.

Per il momento non ci sono ancora particolari su come potrebbero funzionare le nuove aliquote.

Alcune ipotesi, circolate nel corso di questi giorni, prevedono che potrebbero continuare a rimanere quella più bassa e quella più alta, mentre le due centrali (quella del 25% e quella del 35%) potrebbero essere accentrate.

Secondo un’indicazione fornita da Maurizio Leo, viceministro all’Economia con delega al fisco, questa nuova aliquota potrebbe essere al 27%.

Al momento, però, non sono state fornite indicazioni precise sulle fasce di reddito: diventa, quindi, complicato farsi un’idea su come cambierebbero le tasse da pagare.

Si ipotizza, comunque, che il primo scaglione possa essere esteso, in modo da rendere leggermente più equa l’imposizione fiscale.