Voluntary disclosure 2026: regolarizzare criptovalute sarà più semplice
Voluntary disclosure 2026: come regolarizzare criptovalute, NFT e token DeFi con sanzioni ridotte al 15-20%. Guida completa a procedura, requisiti e convenienza fiscale.
Fonte immagine: Finanza.com
La voluntary disclosure 2026 si avvicina e con essa una nuova opportunità concreta per chi vuole regolarizzare le criptovalute e altri asset digitali non dichiarati. Rispetto alle edizioni precedenti, questa finestra promette procedure semplificate, sanzioni ridotte e un perimetro normativo finalmente aggiornato alle realtà del mercato cripto. Se hai detenuto Bitcoin, Ethereum, token DeFi o NFT senza dichiararli correttamente nel quadro RW, questo è il momento di capire come muoverti.
Grazie a una forte collaborazione con l’Agenzia delle Entrate e a sanzioni fiscali sensibilmente più basse rispetto a quelle ordinarie, il momento sembra propizio per chi vuole evitare rischi futuri e regolarizzare il proprio patrimonio — estero o digitale — prima che scattino i controlli.
Cos’è la voluntary disclosure 2026 e perché riguarda le criptovalute
La voluntary disclosure è uno strumento di collaborazione fiscale volontaria che consente ai contribuenti di sanare posizioni irregolari pagando le imposte dovute in cambio di sanzioni ridotte e, in molti casi, dell’esclusione della rilevanza penale. La versione attualmente allo studio per il 2026 nasce in risposta a un problema concreto: milioni di italiani detengono criptovalute e asset digitali senza averli mai dichiarati, spesso per mancanza di chiarezza normativa più che per evasione deliberata.
Il legislatore ha riconosciuto questa specificità e sta lavorando a un quadro che renda più semplice regolarizzare le criptovalute nel 2026, con procedure ad hoc per chi non ha compilato il quadro RW negli anni precedenti e per chi non ha versato l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze.
Come funziona: sanzioni ridotte e procedura semplificata
Il meccanismo previsto per la voluntary disclosure 2026 si articola su alcuni punti chiave:
- Sanzioni ridotte tra il 15% e il 20% dell’imposta evasa, contro il 240% applicabile in caso di accertamento ordinario.
- Esclusione penale per chi si mette spontaneamente in regola, a condizione che non siano già in corso procedure di verifica.
- Riduzione dei controlli fiscali successivi per i contribuenti che aderiscono con piena trasparenza.
- Procedure semplificate per la valorizzazione degli asset digitali, con criteri di calcolo del costo di acquisto più accessibili rispetto alle regole ordinarie.
Rimangono esclusi coloro che hanno già beneficiato di precedenti operazioni di regolarizzazione o che si trovano sotto verifica fiscale in corso: una scelta che premia chi decide di partecipare in modo genuino e tempestivo.
Chi può aderire alla voluntary disclosure sulle criptovalute
Possono accedere all’operazione di regolarizzazione:
👉 Leggi anche: Fisco, nuove verifiche con incrocio dati: come funziona il ravvedimento preventivo
- Persone fisiche residenti in Italia che detengono o hanno detenuto criptovalute su exchange esteri o wallet privati senza dichiarazione nel quadro RW.
- Enti non commerciali e associazioni che hanno investito in asset digitali senza adempiere agli obblighi di monitoraggio fiscale.
- Soggetti giuridici (società di persone e di capitali) con posizioni irregolari su mercati cripto.
La condizione fondamentale è che la posizione non sia già oggetto di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza.
Focus su criptovalute e strumenti emergenti: cosa si può regolarizzare
Un aspetto centrale della voluntary disclosure 2026 è l’estensione del perimetro agli strumenti digitali più innovativi, finora rimasti in una zona grigia normativa. Rientrano nell’operazione:
- Criptovalute classiche: Bitcoin (BTC), Ethereum (ETH) e le principali altcoin.
- Token DeFi: asset generati attraverso protocolli di finanza decentralizzata, inclusi i token di governance e i liquidity provider token.
- NFT (Non-Fungible Token): opere d’arte digitali, collectible e altri token non fungibili con valore economico.
- Asset legati al metaverso: terreni virtuali, oggetti digitali e valute interne a piattaforme come Decentraland o The Sandbox.
- Contratti intelligenti (smart contract) che hanno generato reddito o plusvalenze non dichiarate.
Questa attenzione nasce dall’esigenza di intercettare forme di investimento sempre più variegate, spesso non coperte da una normativa chiara. Il legislatore riconosce che l’evoluzione tecnologica ha portato a strumenti con cui non tutti i contribuenti hanno familiarità, e che l’irregolarità è spesso frutto di incertezza più che di malafede.
Quanto si paga: il confronto tra regolarizzazione e accertamento
La convenienza economica della voluntary disclosure 2026 è evidente se si confrontano i due scenari:
| Scenario | Sanzione applicabile | Rischio penale |
|---|---|---|
| Voluntary disclosure 2026 | 15%–20% dell’imposta dovuta | Escluso (se si aderisce correttamente) |
| Accertamento ordinario | Fino al 240% dell’imposta evasa | Possibile per importi rilevanti |
| Asset in Paesi black list | Sanzioni raddoppiate (fino al 30%) | Elevato |
Chi sceglie di aderire dovrà corrispondere integralmente le imposte dovute sulle plusvalenze e sul monitoraggio fiscale, ma beneficerà di un risparmio netto considerevole rispetto alle sanzioni ordinarie.
Come regolarizzare le criptovalute con la voluntary disclosure: i passi da seguire
Il percorso di regolarizzazione si articola in fasi precise:
- Raccolta della documentazione: storico delle transazioni su tutti gli exchange utilizzati, movimenti dei wallet privati, prove del costo di acquisto degli asset.
- Calcolo delle imposte dovute: determinazione delle plusvalenze realizzate anno per anno, applicazione dell’aliquota del 26% (o dell’imposta sostitutiva prevista per le cripto) e calcolo degli interessi.
- Presentazione dell’istanza all’Agenzia delle Entrate nei termini e con le modalità che saranno definite dal provvedimento attuativo.
- Pagamento delle somme dovute: imposte, interessi e sanzioni ridotte, in un’unica soluzione o a rate secondo quanto previsto dalla normativa.
- Compilazione retroattiva del quadro RW per gli anni oggetto di regolarizzazione.
È fortemente consigliato affidarsi a un commercialista o a un consulente fiscale specializzato in asset digitali per evitare errori nella valorizzazione delle posizioni e nella compilazione dei modelli.
👉 Leggi anche: Cedolare secca 2026: le nuove aliquote e chi conviene davvero
La rotta verso la stabilità economica e fiscale
La scelta di promuovere una finestra di collaborazione fiscale estesa alle più recenti forme di investimento punta a incentivare la transizione digitale e a costruire un clima di fiducia tra contribuenti e autorità fiscali. Rivelare i propri capitali e i propri investimenti, con la piena corresponsione di tasse e costi ridotti, permette di voltare pagina e garantire un percorso di stabilità economica duratura.
Per chi rimane fuori dall’operazione di regolarizzazione, invece, il rischio di sanzioni future più elevate e di controlli mirati si fa sempre più reale: l’Agenzia delle Entrate ha già avviato campagne di incrocio dati con gli exchange che operano in Italia, e il recepimento della direttiva DAC8 a livello europeo renderà lo scambio automatico di informazioni sulle criptovalute una realtà concreta nel breve periodo.
FAQ sulla voluntary disclosure 2026 e le criptovalute
Quando aprirà la voluntary disclosure 2026?
I dettagli operativi — incluse le date di apertura e chiusura della finestra — saranno definiti da un apposito provvedimento normativo. Seguire gli aggiornamenti dell’Agenzia delle Entrate e della Gazzetta Ufficiale è fondamentale per non perdere le scadenze.
Devo dichiarare anche le criptovalute che non ho mai venduto?
Sì. Anche il semplice possesso di criptovalute sopra determinate soglie comporta obblighi di monitoraggio fiscale nel quadro RW, indipendentemente dalla realizzazione di plusvalenze. La voluntary disclosure 2026 consente di regolarizzare anche queste posizioni.
Cosa succede se non aderisco e vengo scoperto?
In caso di accertamento, le sanzioni possono arrivare fino al 240% dell’imposta evasa, con possibile rilevanza penale per importi significativi. Inoltre, per asset detenuti in Paesi in black list, le sanzioni sono raddoppiate.
Gli NFT e i token DeFi rientrano nella voluntary disclosure?
Sì, secondo le indicazioni in corso di definizione, la voluntary disclosure 2026 includerà NFT, token DeFi e altri asset digitali innovativi, riconoscendo la complessità di questi strumenti e la frequente incertezza normativa che li ha caratterizzati.
Posso aderire se sono già stato contattato dall’Agenzia delle Entrate?
No. Chi è già oggetto di un accertamento o di una verifica fiscale in corso non può accedere alla voluntary disclosure. È quindi essenziale agire prima che l’Amministrazione finanziaria avvii eventuali controlli.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.