Crypto-asset sempre più diffusi ma solo un italiano su tre li conosce bene
Crypto-asset sempre più diffusi in Italia, ma solo un italiano su tre li conosce bene: 3,6 milioni di possessori, rischi, usi leciti e illeciti. Tutti i dati del Politecnico di Milano.
I crypto-asset sono sempre più diffusi, ma solo un italiano su tre li conosce bene: un dato che evidenzia la chiara necessità di maggiore informazione in materia, per un uso davvero efficace e consapevole. Le criptovalute e gli asset digitali vengono oggi impiegati per scopi sempre più variegati — transazioni finanziarie, investimenti, pagamento di beni e servizi, tokenizzazione di asset reali, partecipazione a progetti DeFi — ma anche per attività illegali. È questo lo spaccato che emerge dal convegno “Utilizzo lecito e illecito dei crypto-asset”, organizzato dall’Osservatorio Blockchain and Web3 della School of Management del Politecnico di Milano.
Crypto-asset sempre più diffusi: cosa dicono i dati in Italia
Il fenomeno è in crescita costante, eppure la consapevolezza degli utenti resta limitata. Secondo i dati emersi dal convegno, in Italia 3,6 milioni di persone possiedono crypto-asset, ma solo una su tre dichiara di conoscerli davvero a fondo. Il divario tra diffusione e comprensione è uno dei nodi centrali del dibattito attuale: più gli asset digitali entrano nella vita quotidiana degli italiani, più diventa urgente colmare questo gap informativo.
La scarsa familiarità con strumenti così complessi espone gli utenti a rischi concreti: truffe, phishing, perdite evitabili. Per questo il tema della financial education sui crypto-asset è oggi considerato prioritario tanto dagli operatori di mercato quanto dalle autorità di vigilanza.
Il 41% degli italiani li usa come investimento
Tra chi possiede crypto-asset in Italia, le motivazioni d’uso sono variegate:
- 41% li utilizza come forma di investimento
- 18% per acquistare prodotti o servizi online
- 10% per interagire con altri asset o applicazioni digitali (DeFi, NFT, ecc.)
Se per alcuni si è trattato di un’esperienza positiva, per altri non sono mancati i problemi. Il 50% di chi ha detenuto crypto-asset in Italia registra esperienze negative: nella maggioranza dei casi si tratta di servizi non ottimali, ma in molti casi di vere e proprie truffe. Nel dettaglio:
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- il 20% ha avuto problemi nel pagamento con criptovalute
- il 18% durante la fase di acquisto
- il 13% mentre le deteneva, ad esempio a causa di attacchi di phishing
“L’adozione dei crypto-asset rappresenta un’opportunità significativa per la trasformazione del settore finanziario e la nascita di nuovi modelli economici – ha dichiarato Valeria Portale, direttore dell’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano –. Tuttavia, per garantire una crescita sostenibile, è essenziale che il loro utilizzo avvenga all’interno di un quadro normativo ben definito che promuova trasparenza e sicurezza e garantisca la legittimità dell’operato”.
“La blockchain è uno strumento potente anche per il monitoraggio delle attività illecite, grazie alla trasparenza e all’immutabilità dei dati che essa garantisce – ha affermato Francesco Bruschi, direttore dell’Osservatorio Blockchain & Web3 –. Il nostro obiettivo è rendere sempre più efficace la collaborazione tra attori del mercato e autorità di controllo per creare un ambiente sicuro e legale per lo sviluppo dei crypto-asset”.
Le criticità: usi illeciti e sfide investigative
Nonostante l’entusiasmo per l’innovazione, non mancano le criticità. Nel corso del convegno, esponenti delle forze dell’ordine e dell’autorità giudiziaria hanno affrontato il tema del contrasto al cybercrime legato ai crypto-asset. Tra i temi approfonditi:
- i metodi utilizzati dalle organizzazioni criminali per riciclare denaro tramite criptovalute e DeFi
- l’utilizzo illecito delle criptovalute nel dark web e nei social network
- le tecniche e gli strumenti impiegati per il sequestro e la confisca delle criptovalute
- le sfide investigative legate agli attacchi ransomware e al monitoraggio delle transazioni sospette
Il quadro normativo di riferimento — in particolare il regolamento europeo MiCA (Markets in Crypto-Assets), pienamente operativo — punta proprio a ridurre questi rischi, introducendo obblighi di trasparenza e requisiti stringenti per i fornitori di servizi su crypto-asset. Ma la norma da sola non basta: serve una cultura finanziaria diffusa, capace di mettere i cittadini nelle condizioni di distinguere opportunità reali da rischi nascosti.
Perché solo un italiano su tre conosce bene i crypto-asset
Il dato sulla scarsa conoscenza non sorprende se si considera che i crypto-asset sono strumenti relativamente nuovi, con meccanismi tecnici complessi e un ecosistema normativo in rapida evoluzione. Tra le cause principali del gap informativo:
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- Assenza di educazione finanziaria strutturata sui temi digitali nelle scuole e nei luoghi di lavoro
- Comunicazione spesso polarizzata: o eccessivamente entusiasta o allarmistica, raramente equilibrata
- Velocità dell’innovazione: nuovi strumenti (token, stablecoin, NFT, DeFi) si affacciano sul mercato più rapidamente di quanto la formazione riesca ad aggiornarsi
- Esperienze negative pregresse che scoraggiano l’approfondimento
Colmare questo divario è oggi una priorità non solo per gli investitori individuali, ma per l’intero sistema finanziario italiano, chiamato a competere in un contesto sempre più digitale.
FAQ sui crypto-asset in Italia
Quanti italiani possiedono crypto-asset?
Secondo i dati dell’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, in Italia circa 3,6 milioni di persone detengono crypto-asset. Tuttavia, solo una su tre dichiara di conoscerli in modo approfondito.
A cosa servono i crypto-asset?
Gli usi principali includono: investimento, acquisto di beni e servizi online, partecipazione a protocolli DeFi, tokenizzazione di asset reali e trasferimenti di valore. Esistono però anche usi illeciti, come il riciclaggio di denaro e le frodi online.
Quali sono i rischi principali per chi usa criptovalute in Italia?
I rischi più comuni segnalati dagli utenti italiani sono: truffe durante l’acquisto, attacchi di phishing, problemi nei pagamenti e servizi di custodia non affidabili. Il 50% di chi ha detenuto crypto-asset in Italia ha registrato almeno un’esperienza negativa.
Esiste una normativa italiana ed europea sui crypto-asset?
Sì. Il regolamento europeo MiCA è il principale quadro normativo di riferimento per i crypto-asset nell’Unione Europea. Stabilisce requisiti per gli emittenti e i fornitori di servizi, con l’obiettivo di tutelare gli investitori e garantire la stabilità del mercato.
Come migliorare la propria conoscenza dei crypto-asset?
È consigliabile seguire fonti istituzionali (Banca d’Italia, CONSOB, ESMA), consultare i report dell’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano e affidarsi a intermediari regolamentati prima di effettuare qualsiasi investimento.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.