Criptovalute: Bce prepara regole per le banche contro il “Far West normativo”

La BCE prepara regole comuni per le banche che vogliono operare con le criptovalute, mettendo fine al 'Far West normativo'. Ecco cosa prevede il nuovo quadro normativo europeo tra MiCA e vigilanza BCE.

Pubblicato 18 Agosto 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:33

Le criptovalute continuano a trasformare il panorama finanziario globale e le banche europee si trovano di fronte a una domanda sempre più urgente: come entrare in questo mercato in modo sicuro e regolamentato? La risposta arriva dalla Banca Centrale Europea (BCE), che si dice pronta ad armonizzare le regole con cui gli istituti di credito dell’Eurozona possono offrire servizi legati alle criptovalute. L’obiettivo è chiaro: mettere fine al cosiddetto “Far West normativo” che ha caratterizzato finora il settore degli asset digitali, garantendo che le banche abbiano le competenze e i capitali necessari per operare in questo ambito in modo solido e trasparente.

L’istituto di Francoforte, guidato da Christine Lagarde, ha comunicato ufficialmente la propria posizione dopo che numerosi legislatori europei hanno più volte denunciato l’assenza di regole chiare nel settore dei cripto-asset, invocando un intervento normativo tempestivo. La BCE, in quanto autorità responsabile delle autorizzazioni bancarie nell’ambito della vigilanza bancaria europea, intende ora svolgere un ruolo centrale in questo processo.

Il problema: nessuna regola comune per le criptovalute nell’UE

Attualmente non esiste un quadro normativo armonizzato che disciplini le attività e i servizi di criptovaluta nell’Unione Europea. Questa frammentazione crea rischi significativi: ogni Paese membro può applicare regole diverse, generando disparità competitive tra le banche e potenziali vulnerabilità per l’intero sistema finanziario.

La situazione è destinata a cambiare grazie a diverse iniziative normative in corso, sia a livello europeo che internazionale:

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  • MiCA (Markets in Crypto-Assets): la presidenza del Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sulla proposta relativa ai mercati dei cripto-asset, che farà rientrare i cripto-asset in un quadro normativo europeo organico e vincolante.
  • Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria: a livello internazionale, il Comitato sta monitorando le esposizioni delle banche ai cripto-asset e pubblicherà a tempo debito norme dettagliate sul trattamento prudenziale di tali esposizioni.

La situazione attuale: regole nazionali frammentate

Nel frattempo, i quadri normativi nazionali che regolano i cripto-asset divergono notevolmente tra i Paesi dell’Eurozona. Un esempio significativo è la Germania, dove alcune attività di criptovaluta sono già soggette all’obbligo di licenza bancaria: ad oggi, diverse banche tedesche hanno richiesto l’autorizzazione a svolgere tali attività.

Come per qualsiasi altra procedura di autorizzazione, la BCE e le autorità nazionali competenti applicano i criteri della Direttiva sui requisiti patrimoniali (CRD) quando valutano le richieste per attività e servizi relativi ai cripto-asset. Questo approccio garantisce una base comune, ma non elimina le differenze tra i singoli ordinamenti nazionali — da qui la necessità di un’armonizzazione più profonda.

Cosa valuta la BCE nelle richieste di autorizzazione

Nella sua nota ufficiale, la BCE ha specificato i criteri a cui presta particolare attenzione quando esamina le richieste delle banche che vogliono operare nel settore delle criptovalute. Si tratta di tre aree fondamentali:

  • Modelli di business: la BCE analizza in che modo l’attività proposta si integra con l’attività complessiva e il profilo di rischio dell’istituto. Un modello di business che espone la banca a rischi sproporzionati rispetto alla sua solidità patrimoniale non verrà approvato.
  • Governance interna: la BCE verifica se le politiche e le procedure dell’istituto sono adeguate per identificare e valutare i rischi unici dei cripto-asset. Non basta avere le risorse finanziarie: occorre anche un sistema di controllo interno all’altezza delle specificità di questo mercato.
  • Valutazioni di idoneità e correttezza: si applicano gli stessi criteri generali di qualsiasi procedura di autorizzazione, con un’attenzione specifica alla competenza informatica. Più complessa o rilevante è l’attività crittografica, più alto deve essere il livello di conoscenza ed esperienza richiesto. Manager senior, membri del consiglio di amministrazione con competenze tecnologiche rilevanti e chief risk officer con solida esperienza nel settore sono considerati garanzie essenziali.

Perché la BCE vuole porre fine al “Far West normativo” delle criptovalute

L’espressione “Far West normativo” usata da molti legislatori europei non è casuale: descrive un contesto in cui le regole sono assenti, contraddittorie o facilmente aggirabili. Per il sistema bancario, operare in un simile contesto significa esporsi a rischi legali, reputazionali e finanziari difficilmente quantificabili.

La BCE intende quindi svolgere un ruolo proattivo: non limitarsi ad attendere che il quadro normativo europeo si consolidi, ma fornire già oggi indicazioni chiare alle banche che intendono avvicinarsi al mercato dei cripto-asset. L’obiettivo finale è un mercato delle criptovalute in cui le banche possano operare con regole certe, a tutela dei risparmiatori e della stabilità finanziaria dell’intera Eurozona.

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FAQ: BCE e criptovalute, le domande più frequenti

Cosa sono i cripto-asset secondo la BCE?

I cripto-asset sono rappresentazioni digitali di valore o diritti che possono essere trasferiti e conservati elettronicamente tramite tecnologia a registro distribuito (DLT) o tecnologia analoga. Includono criptovalute come Bitcoin ed Ethereum, ma anche token di vario tipo.

Le banche italiane possono già offrire servizi in criptovalute?

Sì, ma devono rispettare le normative nazionali vigenti e, nel caso richiedano un’autorizzazione specifica, sottoporsi alla valutazione della BCE e dell’autorità nazionale competente (in Italia, Banca d’Italia). Con l’entrata in vigore del regolamento MiCA, le regole diventeranno uniformi in tutta l’UE.

Cos’è il regolamento MiCA?

MiCA (Markets in Crypto-Assets) è il regolamento europeo che disciplina i mercati dei cripto-asset nell’Unione Europea. Introduce obblighi di trasparenza, requisiti patrimoniali e regole di condotta per gli emittenti di cripto-asset e i prestatori di servizi correlati, con l’obiettivo di creare un mercato sicuro e uniforme in tutta l’UE.

Perché la BCE parla di “Far West normativo”?

L’espressione riflette la frammentazione normativa attuale: ogni Paese UE ha regole diverse per le criptovalute, creando arbitraggi regolatori, rischi per i consumatori e instabilità per il sistema finanziario. La BCE e i legislatori europei vogliono porre fine a questa situazione con regole comuni e vincolanti.

Quali rischi comportano le criptovalute per le banche?

I principali rischi includono: volatilità estrema dei prezzi, rischi operativi legati alla tecnologia blockchain, rischi legali derivanti dall’incertezza normativa, rischi reputazionali e rischi di liquidità. Per questo la BCE richiede che le banche dimostrino competenze specifiche prima di essere autorizzate a operare in questo settore.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.