IRAP imprese energetiche, aumenti di 5 punti dal 2027

Nel 2027 l'aliquota IRAP per le imprese energetiche aumenta di 5 punti percentuali, con ulteriori rialzi programmati per 2028 e 2029. Scopri l'impatto fiscale.

6 Novembre 2026 16:56

Le imprese del settore energetico italiano si preparano a un aumento significativo del carico fiscale: a partire dal 2027, l’aliquota IRAP applicata alle aziende che producono, distribuiscono e forniscono energia subirà un incremento di 5 punti percentuali, con ulteriori rialzi già programmati per il biennio successivo. La misura è parte integrante della manovra di bilancio 2027-2029 del governo e si inserisce in un percorso di inasprimento fiscale sul comparto che ha già avuto un primo capitolo nel febbraio 2026. Per le imprese energetiche, capire l’entità degli aumenti e le modalità con cui questi si rifletteranno sui propri obblighi tributari è diventata una priorità immediata.

Il punto di partenza: cosa è già cambiato nel 2026

Per inquadrare correttamente gli aumenti in arrivo, occorre ricordare cosa è già accaduto. Il Decreto-Legge n. 21/2026, noto come decreto bollette, è entrato in vigore il 21 febbraio 2026 e ha introdotto le prime modifiche all’aliquota IRAP per le imprese del comparto energetico. Con quel provvedimento, l’aliquota ordinaria è passata dal 3,9% al 5,9%, un aumento di due punti percentuali applicato già per il 2026 e confermato anche per il 2027.

Si trattava, a tutti gli effetti, di un segnale chiaro: il governo aveva identificato le utility energetiche come un settore su cui fare leva per reperire risorse. Quel decreto ha riguardato le aziende che producono, distribuiscono e forniscono energia, una platea ampia che include operatori di grandi dimensioni quotati in borsa e realtà più piccole distribuite sul territorio nazionale.

L’aumento IRAP per le imprese energetiche nel 2027: cinque punti in più

Ora la manovra 2027-2029 alza ulteriormente l’asticella. A partire dall’anno fiscale 2027, l’aliquota IRAP per le imprese energetiche aumenterà di altri 5 punti percentuali rispetto al livello già vigente. Sommando questo incremento a quello introdotto dal decreto bollette, il salto complessivo rispetto alla situazione pre-2026 risulta di notevole entità per le aziende del settore.

Non si tratta di un intervento isolato. La manovra prevede un percorso pluriennale:

→ Leggi anche: Scadenza fiscale 20 luglio 2026: saldo 2025 e primo acconto 2026 per imprese e professionisti

  • 2027: aumento di 5 punti percentuali dell’aliquota IRAP per le imprese energetiche.
  • 2028: ulteriore incremento di 3 punti percentuali.
  • 2029: un secondo aumento aggiuntivo di 3 punti percentuali.

Il disegno complessivo è quindi quello di un inasprimento progressivo, non di un colpo unico. Le aziende del settore si trovano di fronte a una curva fiscale ascendente che si estende per almeno tre anni, il che rende la pianificazione finanziaria di medio termine particolarmente complessa.

Chi è colpito dalla misura

La misura si applica alle imprese che operano nella produzione, distribuzione e fornitura di energia. Si tratta di una categoria vasta, che abbraccia operatori attivi nell’energia elettrica, nel gas naturale e nelle infrastrutture di rete. Non sono quindi coinvolte solo le grandi società quotate, ma potenzialmente anche realtà di medie dimensioni che svolgono attività di distribuzione locale o di fornitura al dettaglio.

Per queste imprese, l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive rappresenta già un onere rilevante, calcolato sul valore della produzione netta. Un aumento dell’aliquota di 5 punti nel 2027 — e di altri 3 punti ciascuno nel 2028 e nel 2029 — si traduce in un aggravio proporzionale al volume di attività svolta, indipendentemente dalla redditività effettiva dell’esercizio. Questo è un aspetto critico dell’IRAP: a differenza dell’IRES, non tiene conto del risultato netto, ma di una base imponibile più ampia.

Il tema degli acconti e la gestione della liquidità

Uno degli aspetti pratici più rilevanti per i responsabili amministrativi e finanziari delle imprese energetiche riguarda il calcolo degli acconti IRAP. Quando le aliquote cambiano in corso d’anno o tra un esercizio e l’altro, le modalità di determinazione degli acconti — che in Italia si versano tipicamente in due rate, a giugno e a novembre — diventano un nodo da sciogliere con attenzione.

Il sistema italiano prevede in linea generale due metodi per calcolare gli acconti: il metodo storico, basato sull’imposta dell’anno precedente, e il metodo previsionale, basato su una stima dell’imposta dell’anno in corso. Con un aumento di aliquota di 5 punti in vigore dal 2027, le imprese che si affidassero al metodo storico rischiano di sottostimare significativamente il dovuto, esponendosi a sanzioni. Il metodo previsionale, in questo contesto, diventa lo strumento più prudente, ma richiede stime accurate del valore della produzione netta atteso.

→ Leggi anche: Manovra 2027: le nuove tasse su banche e Borsa

È un aspetto che le direzioni finanziarie delle utility non possono permettersi di trascurare, anche perché i versamenti del 2027 riflettono già la nuova aliquota e non quella del periodo transitorio 2026.

Il contesto della manovra e le implicazioni per il settore

La scelta di concentrare parte del gettito aggiuntivo sulle imprese energetiche si inserisce in un dibattito più ampio sulla tassazione dei settori considerati ad alta redditività strutturale. Il governo ha già percorso questa strada con il decreto bollette del febbraio 2026, e la manovra 2027-2029 conferma e amplia quella direzione.

Per le aziende del comparto, il rischio concreto è che l’aumento dell’onere fiscale si ripercuota sulle decisioni di investimento, in un momento in cui la transizione energetica richiede capitali ingenti per rinnovare infrastrutture e sviluppare capacità rinnovabile. Un’aliquota IRAP crescente riduce le risorse interne disponibili per l’autofinanziamento e può rendere meno attraenti i piani di espansione agli occhi degli investitori istituzionali.

Per approfondire il quadro normativo di riferimento, è utile consultare la analisi tecnica sul decreto bollette e le disposizioni IRAP per il comparto energetico pubblicata dallo studio Advant NCTM, che ricostruisce il percorso normativo dal DL 21/2026 in avanti.

Le imprese energetiche hanno ancora qualche mese per adeguare i propri modelli di pianificazione fiscale al nuovo scenario. L’urgenza non è solo contabile: si tratta di ripensare la struttura dei flussi di cassa, i piani di investimento e la comunicazione agli azionisti in un contesto in cui il peso dell’IRAP sul conto economico è destinato a crescere in modo significativo per almeno tre anni consecutivi.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.