Lavoro Permessi retribuiti, arrivano 10 ore extra. Requisiti ed esclusi

Permessi retribuiti, arrivano 10 ore extra. Requisiti ed esclusi

7 Aprile 2026 19:00

C’è una novità che riguarda da vicino migliaia di lavoratori italiani e che interviene su uno degli strumenti più utilizzati nel sistema di tutela della disabilità: i permessi previsti dalla Legge 104.

Dal 2026, infatti, entra in vigore un’estensione mirata che introduce dieci ore di permesso retribuito aggiuntivo all’anno, ma con criteri precisi e una platea di beneficiari tutt’altro che ampia.

Il punto di partenza resta l’impianto tradizionale dell’articolo 33 della legge 104 del 1992, che consente fino a tre giorni mensili di assenza retribuita per i lavoratori con disabilità o per chi assiste familiari in condizioni gravi. Su questo schema si innesta ora una misura aggiuntiva che, però, non modifica l’equilibrio generale, bensì lo integra in modo selettivo.

A chi spettano davvero le ore in più

Le dieci ore aggiuntive retribuite sono destinate a categorie ben definite. Possono beneficiarne i lavoratori affetti da patologie oncologiche, sia in fase attiva sia nella fase immediatamente successiva alle cure, e coloro che presentano malattie croniche o invalidanti con un grado di invalidità riconosciuto pari o superiore al 74%.

Non si tratta di permessi generici: queste ore potranno essere utilizzate esclusivamente per esigenze sanitarie documentate, come visite specialistiche, esami clinici, analisi di laboratorio o trattamenti medici frequenti. È richiesto, infatti, il supporto di una prescrizione medica, elemento che conferma la natura strettamente sanitaria della misura.

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Cosa occorre sapere – finanza.com

La norma si estende anche ai genitori di figli minori che si trovano nelle stesse condizioni cliniche, ampliando così la tutela in ambito familiare quando si tratta di minori fragili.

Chi resta escluso: il nodo dei caregiver

Se da un lato la novità rappresenta un passo avanti, dall’altro evidenzia un limite evidente: l’esclusione di una larga parte dei caregiver. Non rientrano tra i beneficiari, ad esempio, i figli adulti che assistono genitori anziani con patologie gravi, né i coniugi che si prendono cura del partner malato.

Per queste figure resta valido esclusivamente il regime ordinario dei tre giorni mensili, senza alcuna estensione oraria. Una scelta che, di fatto, mantiene una distinzione netta tra tutela diretta della persona malata e sostegno a chi presta assistenza, lasciando irrisolto il tema del carico familiare.

Parallelamente, resta centrale il sistema di monitoraggio dei permessi. Entro il 31 marzo di ogni anno, le Pubbliche Amministrazioni sono tenute a trasmettere i dati relativi all’utilizzo dei permessi attraverso il portale PerlaPA. Non si tratta di una formalità: il Dipartimento della Funzione Pubblica utilizza queste informazioni per verificare il corretto uso delle agevolazioni e prevenire eventuali abusi.

Il monitoraggio riguarda sia i permessi fruiti sia quelli non utilizzati e coinvolge tutte le principali amministrazioni pubbliche, dai ministeri agli enti locali, fino alle strutture del Servizio sanitario nazionale.

Come funziona il pagamento

Il meccanismo economico resta invariato. Nel settore privato, l’indennità viene anticipata dal datore di lavoro e successivamente compensata con l’INPS. Nel pubblico impiego, invece, è l’amministrazione a erogare direttamente il trattamento.

Per chi rientra nei requisiti, queste dieci ore in più possono fare la differenza nella gestione delle cure, evitando di ricorrere a ferie o permessi non retribuiti. Tuttavia, la misura non rappresenta una riforma complessiva della Legge 104, ma piuttosto un intervento circoscritto.