Bonus giovani 2026 ridotto ma prorogato: quanto vale davvero lo sgravio per le nuove assunzioni
I bonus per favorire le assunzioni nel 2026 cambiano forma. Alcuni incentivi vengono ridotti rispetto alla versione iniziale prevista dal Dl Coesione, altri invece vengono prorogati e continuano a rappresentare uno degli strumenti principali della politica del lavoro italiana. Il risultato è un sistema di agevolazioni più limitato ma comunque centrale per sostenere l’occupazione giovanile e quella nelle aree economicamente più fragili.
Le novità sono arrivate con la conversione in legge del decreto Milleproroghe (Dl 200/2025), che ha ridisegnato parte degli incentivi contributivi per le imprese. Le modifiche riguardano soprattutto il bonus giovani e le agevolazioni per il Mezzogiorno, mentre resta pienamente operativo il bonus per l’assunzione di donne svantaggiate.
Dietro queste scelte c’è una questione di risorse. Gli incentivi vengono finanziati utilizzando fondi europei e stanziamenti nazionali destinati alle politiche attive del lavoro, con un equilibrio non sempre semplice tra sostegno all’occupazione e vincoli di bilancio.
Da dove arrivano le risorse per gli incentivi
Il finanziamento delle agevolazioni passa in parte dal Programma nazionale Giovani, donne e lavoro 2021-2027, uno dei programmi sostenuti dai fondi europei destinati alle politiche occupazionali. A questi si aggiungono le risorse previste dalla legge di Bilancio 2026, utilizzate per sostenere gli sgravi contributivi alle imprese.
Secondo quanto riportato da fonti governative e dal Ministero del Lavoro, una parte significativa dei fondi disponibili sarà destinata agli esoneri contributivi per le nuove assunzioni. In particolare, circa 417 milioni di euro</strong verranno utilizzati per sostenere le riduzioni dei contributi previdenziali a carico delle aziende.
L’ammontare complessivo degli incentivi dipenderà anche dal numero effettivo di contratti attivati. Il governo ha infatti lasciato aperta la possibilità di ulteriori rifinanziamenti nel corso dell’anno qualora la domanda da parte delle imprese risultasse superiore alle previsioni iniziali.
Bonus giovani under 35 ridotto ma prorogato
Il principale cambiamento riguarda il bonus destinato all’assunzione di giovani che non abbiano mai avuto un contratto a tempo indeterminato. L’incentivo, introdotto con il Dl 60/2024, resterà disponibile fino al 30 aprile 2026</strong.
Rispetto alla versione precedente però l’agevolazione viene ridimensionata. Per le assunzioni effettuate tra gennaio e aprile 2026, lo sgravio contributivo scende al 70% dei contributi previdenziali</strong a carico del datore di lavoro per un periodo massimo di due anni.
L’incentivo può comunque tornare al 100% dei contributi in un caso preciso: quando l’assunzione produce un incremento occupazionale netto nell’azienda, cioè quando il numero complessivo dei dipendenti aumenta rispetto alla media dei dodici mesi precedenti.
Il beneficio economico ha anche un tetto massimo. L’esonero può arrivare fino a 500 euro al mese</strong per ogni lavoratore assunto.
I dati più recenti del Ministero del Lavoro mostrano che nei primi nove mesi del 2025 il bonus è stato utilizzato per oltre 105 mila rapporti di lavoro</strong, confermando il ruolo centrale degli incentivi contributivi nelle politiche occupazionali italiane.
Il rafforzamento dell’incentivo nel Mezzogiorno
Nelle regioni comprese nella Zes unica del Mezzogiorno il beneficio economico risulta più alto. In queste aree l’incentivo può raggiungere 650 euro mensili</strong per ogni lavoratore assunto.
La misura riguarda un ampio perimetro territoriale che include Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna ma anche Marche e Umbria, coinvolte nella nuova configurazione della zona economica speciale. La Zes unica rappresenta uno dei pilastri della strategia governativa per attrarre investimenti nel Sud e ridurre il divario occupazionale tra le diverse aree del Paese.
Gli incentivi per gli over 35 disoccupati
Un’altra misura riguarda le aziende con meno di dieci dipendenti che assumono lavoratori con più di 35 anni disoccupati da almeno due anni nelle regioni della Zes.
Anche in questo caso lo sgravio contributivo sarà pari al 70% dei contributi</strong fino alla primavera del 2026. Se però l’assunzione produce un aumento effettivo dell’occupazione aziendale, l’esonero può salire nuovamente al 100%.
Questo meccanismo mira a premiare le imprese che generano nuova occupazione reale piuttosto che sostituire lavoratori già presenti.
Cosa succede se il bonus non verrà prorogato
Se dopo aprile non arriveranno ulteriori proroghe, il sistema tornerà allo sgravio contributivo strutturale previsto per le assunzioni stabili di giovani under 30; n questo caso l’agevolazione prevede una riduzione del 50% dei contributi</strong con un limite massimo di 3.000 euro annui</strong, pari a circa 250 euro al mese.
Resta comunque disponibile anche lo strumento dell’apprendistato, che continua a offrire condizioni contributive agevolate per l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.
La decontribuzione Sud continuerà negli anni
Per le imprese del Mezzogiorno resta inoltre attiva la cosiddetta decontribuzione Sud, misura confermata dal Ministero del Lavoro che riduce i contributi previdenziali a carico delle aziende.
Il meccanismo prevede una riduzione progressiva nel tempo: 30% fino alla fine del 2025, 20% tra il 2026 e il 2027 e 10% negli anni 2028 e 2029.
Secondo il governo l’obiettivo è accompagnare gradualmente le imprese verso un sistema di incentivi più stabile senza creare shock improvvisi sul costo del lavoro.
Il bonus donne resta al 100%
Un capitolo diverso riguarda l’occupazione femminile. Il bonus per l’assunzione di donne considerate svantaggiate non subisce riduzioni e viene prorogato per tutto il 2026.
L’incentivo prevede uno sgravio contributivo totale per un massimo di 24 mesi</strong quando un’azienda assume a tempo indeterminato una donna senza lavoro da almeno due anni oppure residente nelle aree della Zes senza occupazione da almeno sei mesi.
Nei primi nove mesi del 2025 questa misura ha sostenuto oltre 68 mila rapporti di lavoro</strong secondo i dati ufficiali diffusi dal Ministero del Lavoro.